Continuiamo a sovrappesare le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti. Sul fronte valute, siamo convinti che il dollaro abbia raggiunto il picco. Strategy Unit di Pictet Am
Reddito fisso e valute: salvati dalla strategia Barbell
Tutte le strade del mercato del reddito fisso conducono alla strategia Barbell. Le economie avanzate rallentano rispetto alle controparti dei mercati emergenti (ME); questo è un ottimo motivo per abbinare il sovrappeso nei titoli di Stato tradizionali con il debito sovrano dei mercati emergenti in valuta locale e più rischioso.
Tra tutti i mercati sviluppati, gli Stati Uniti sono probabilmente il Paese in cui ci sentiamo più a nostro agio in termini di dinamiche inflazionistiche. Qui, una politica monetaria più rigida è riuscita a ridurre le pressioni sui prezzi e potrebbe ancora avere effetti sulla crescita economica. Di conseguenza, prevediamo che la Fed terminerà presto la sua campagna di stretta monetaria (si veda la Fig. 1). Riteniamo infatti che, entro la fine dell’anno, i rendimenti dei Treasury a 10 anni possano scendere al 3,5%, se non addirittura al di sotto. Ciò rende gli attuali rendimenti (3,8% circa) particolarmente interessanti per un investimento difensivo tradizionale.
All’altra estremità dello spettro, continuiamo a sovrappesare le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti. L’inflazione va rallentando come da previsioni e gli investitori stanno per beneficiare del fatto che le banche centrali emergenti hanno anticipato le fasi del ciclo: è quindi probabile che i tagli dei tassi di interesse arrivino prima nei Paesi emergenti che non in quelli sviluppati. Dato il probabile apprezzamento delle valute dei mercati emergenti nei confronti del dollaro, prevediamo che, nei prossimi mesi, il debito in valuta locale dei mercati emergenti possa fare meglio rispetto alla maggior parte degli altri mercati rischiosi del reddito fisso.
Per il resto, sottopesiamo i titoli di Stato giapponesi, anche perché riteniamo improbabile che la politica monetaria ultra-accomodante del Paese possa essere mantenuta ancora per molto. A nostro avviso, la Bank of Japan sarà presto costretta ad abbandonare il suo noto regime di controllo della curva dei rendimenti a fronte di una crescita interna sana e di tassi di inflazione che hanno raggiunto i massimi degli ultimi 40 anni (il Giappone è l’unica economia del G-10 dove la media di produzione manifatturiera e di nuovi ordini è in espansione).
Per quanto riguarda i mercati del credito, la nostra preferenza va alle obbligazioni statunitensi investment grade. Attualmente, questi strumenti garantiscono agli investitori un rendimento superiore al 5%: un’occasione allettante vista la solidità dei bilanci degli emittenti societari di alta qualità e l’improbabilità di un aumento consistente dei tassi di interesse statunitensi.
I rendimenti investment grade appaiono interessanti anche se paragonati all’8,5% offerto dal segmento high yield. Riteniamo, infatti, che lo spread offerto dalle obbligazioni non investment grade sia complessivamente sbilanciato se si considera il potenziale rischio di insolvenza tra gli emittenti di livello speculativo.
Per quanto riguarda le valute, continuiamo a essere convinti che il dollaro abbia raggiunto il picco sia a livello di ciclo, che secolare. L’entità di questa sopravvalutazione è ragguardevole (i nostri modelli mostrano che il dollaro è superiore del 20% al suo fair value rispetto al paniere delle principali valute), la crescita della produttività statunitense è debole, la politica fiscale è troppo allentata e i differenziali dei tassi di interesse non sostengono più la valuta statunitense.
Quando i tassi USA avranno raggiunto il picco, è probabile che il deprezzamento del dollaro sarà particolarmente pronunciato rispetto a valute a basso rendimento, come il franco svizzero. L’oro dovrebbe essere un altro dei beneficiari nel medio termine, nonostante le valutazioni già tirate.
Redazione
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