L’era della tokenizzazione di fondi e investimenti

Il mondo della finanza tradizionale si potrebbe presto scontrare con un cambio di paradigma storico. Dalle opere d’arte alle case, dalle azioni alle obbligazioni, il modo in cui investiamo in attività reali o virtuali potrebbe cambiare per sempre. Creando un mercato da 24 mila miliardi di dollari nel giro di sette anni.

La tokenizzazione degli asset è destinata a stravolgere diverse aree. La nuova tecnologia dietro alle criptovalute, la blockchain, potrebbe rivoluzionare in particolare il settore finanziario e alcuni dei suoi elementi come l’emissione di titoli, il processo di liquidazione e il trasferimento di garanzie come il collaterale. Secondo Deloitte i mercati finanziari diventerebbero “meno cari, più accessibili e più efficienti, sbloccando migliaia di miliardi di euro di attività illiquide, aumentando di netto il volume degli scambi”.

Gli attori principali della finanza lo hanno capito, se è vero che gli asset digitali e il mondo crypto hanno già attirato l’interesse di grandi investitori come George Soros e la famiglia Rockfeller. Il fondo Soros Fund Management del finanziere – che a gennaio 2019 aveva definito “una bolla” le criptovalute – e quello Venture Capital dei Rockfeller hanno iniziato a prendere posizioni in questa nuova classe di asset.

Nel frattempo, la società americana di gestione di fondi Arca ha fatto domanda per poter ufficialmente tokenizzare i Treasuries Usa. Insomma, il cambiamento è già in atto.

Tokenizzazione di asset e fondi: come funziona

La decentralizzazione è una delle caratteristiche più importanti della blockchain. Operando con token registrati sul libro mastro immutabile e trasparente, è possibile saltare il passaggio degli intermediari, ottenendo transazioni più rapide e meno costose. In un’analisi pubblicata di recente BNY Mellon si immagina un ecosistema integrato nei mercati finanziari, in cui tutti gli asset del mondo “reale” sono rappresentati anche da un’unità digitale, il token.

Oltre a un’accelerazione dei tempi e a una riduzione dei costi, una tokenizzazione delle attività finanziarie avrebbe anche un altro risultato. Gli emittenti di prodotti finanziari avrebbero accesso a un gruppo di potenziali acquirenti e venditori più ampio e diversificato. La possibilità di scambiare frazioni di asset renderebbe infatti questi ultimi più attraenti – e dunque maggiormente alla portata – per alcuni.

Stando alle stime di World Economic Forum, Deloitte e McKinsey, fino al 10% del Pil mondiale viaggerà o sarà archiviato nei blocchi di dati di una blockchain entro il triennio 2025-2027. Rielaborando tutti i dati raccolti, il gruppo di digital asset banking Finoa stima che entro il 2027 il mercato degli asset tokenizzati toccherà 24 mila miliardi di dollari (vedi tabella).

Maggior impatto a breve sulle azioni

In un primo momento, la tokenizzazione interesserà in particolare i prodotti finanziari standard, come le azioni e le obbligazioni. Anche le operazioni di sbarco sui mercati potrebbero cambiare. Con emissioni di security token (STO) al posto delle più tradizionali IPO, ci potrebbero essere benefici in termini di costi di emissione e di transazione.

Un security token, a differenza di un asset tokenizzato, è un prodotto finanziario di nuova emissione. Se si prende un’attività esistente e la si “digitalizza” in un token, si ottiene invece un titolo tokenizzato.

Successivamente, gli analisti scommettono in una accelerazione della tokenizzazione di attività più piccole e più illiquide e non fungibili, come ad esempio i titoli delle PMI, small-cap e immobili. Un altro dei vantaggi principali che offre la blockchain, un sistema decentralizzato, è quello di garantire un trasferimento fluido e semplice della proprietà.

Domanda da fondi di investimento in crescita

A medio-lungo termine, sostiene sempre Finoa, “la tokenizzazione della finanza dovrebbe andare a beneficio soprattutto delle azioni, dei fondi di investimento tokenizzati e di una quota molto significativa di altre attività finanziarie, compresi tutti i tipi di attività finanziarie alternative, con private equity, hedge fund e venture capital in testa”.

Luc Falempin, amministratore delegato di Tokeny, segnala un aumento della domanda da parte dei player della finanza tradizionale. “Un numero crescente di fondi di investimento e società finanziarie storiche sta tokenizzando le proprie azioni, incrementando la liquidità degli azionisti”.

Non si tratta soltanto di attività puramente finanziarie, tuttavia. La tokenizzazione in atto interessa l’economia reale e non solo quella virtuale. Si spazia da piani infrastrutturali a finanziamenti di progetti, da documenti legali a brevetti.

Tokenizzazione piace a un numero crescente di fondi di investimento e società finanziarie tradizionali
Un numero crescente di fondi di investimento e grandi attori della finanza stanno tokenizzando le loro azioni, incrementando la liquidità degli azionisti

Transazione di token con smart contract

Quello del trasferimento dei diritti d’autore, in particolare, è un elemento legale di difficile soluzione. È difficile tokenizzare un asset se non può essere suddiviso come invece avviene per un token o una criptovaluta come il Bitcoin o Ethereum. Come si possono allora separare in tante parti il copyright di un’opera d’arte o una licenza di un software?

È qui che entrano in gioco gli smart contract. In una blockchain, con l’utilizzo di un contratto di questo tipo i diritti d’autore possono essere suddivisi tra diversi proprietari. In questo modo a ogni utilizzo della voce protetta da copyright avviene un trasferimento automatico di denaro dall’utente ai proprietari di copyright. Ovviamente il tutto in proporzione alla loro quota di proprietà.

Gli smart contract sono algoritmi programmati integrati in una blockchain, le cui azioni scattano in base a parametri predefiniti. L’automatizzazione di alcune parti dei processi di scambio consente una riduzione dei tempi, oltre che maggiori efficienza e trasparenza. Senza il bisogno di intermediari, poi, vengono eliminate anche le commissioni.

In breve, la tokenizzazione sta per creare un nuovo sistema finanziario più democratico, più grande e – sulla carta – più efficiente. Se la tecnologia supererà l’ostacolo rappresentato dalle norme di regolamentazione, nel giro di qualche anno si arriverà a un’adozione di massa. Soltanto gli istituti che sapranno adeguarsi, abbracciando una tale innovazione pianificando per tempo, prospereranno.

Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.
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