Nella prima metà dell’anno, nonostante l’avvicendarsi di una serie di eventi non certo favorevoli, i mercati finanziari hanno raggiunto in molti casi i massimi.

Il vero punto di domanda è che cosa accadrà nei prossimi mesi, visto che lo scenario generale rimane instabile. Ed è proprio nei contesti come quello attuale che bisogna porsi la domanda di come ridurre i rischi assunti nei portafogli e come diversificare, in un momento storico in cui sono presenti tutti i fattori di caos possibili e immaginabili, con un notevole grado di intensità.

Oggi le regole di allocazione di portafoglio, stock picking e risk management vanno completamente riviste, per cogliere le occasioni che l’attuale disordine globale sta generando

La prima metà dell’anno si è conclusa tutto sommato in una maniera quasi miracolosa per i mercati, in molti casi vicini ai massimi. Se pensiamo a ciò che è successo negli ultimi mesi fra guerre, caos fiscale negli Usa, politica dei dazi di Trump e altri avvenimenti, vi è da tirare un sospiro di sollievo per il fatto che il mondo non è sprofondato nella recessione e in un conclamato e brutale bear market per tutti gli asset rischiosi.

Il quadro che si presenta non è però dei più rassicuranti e la velocità del deterioramento complessivo a partire da marzo non induce certo a dormire sonni tranquilli. In pratica, gli avvenimenti di questo semestre potrebbero essere stati solo un assaggio dell’instabilità prossima ventura. Senza contare che il conflitto con l’Iran, per ora apparentemente congelato, apre un capitolo potenzialmente sconosciuto.

E, quando lo scenario scricchiola, al centro dell’attenzione salgono i temi della diversificazione e della riduzione del rischio. È, in realtà, un fatto acclarato da decenni che, per ottenere buoni rendimenti sul lungo periodo, è fondamentale riuscire a navigare le fasi più turbolente con un ammontare limitato di danni.  Alla base del fenomeno c’è innanzitutto una semplice realtà matematica: l’incremento percentuale necessario per tornare al punto di partenza è sempre maggiore del calo registrato.

Detto ciò, diversificare è un problema che spesso si è dimostrato elusivo nel corso dei decenni per le caratteristiche probabilmente intrinseche dei mercati. Per capire di che cosa si parla, conviene partire dal concetto di correlazione stesso.

Nell’accezione più comune, questa parola indica essenzialmente in quale misura due fenomeni accadono insieme e in quale direzione l’uno va rispetto all’altro. Al tempo stesso, però, questo indicatore non fornisce un dato essenziale: l’intensità dei movimenti. Immaginiamo, infatti, due azioni che, per assurdo, vanno sempre su con lo stesso rendimento giornaliero, l’una dell’1% e l’altra dello 0,3%. Esse mostrerebbero una correlazione perfettamente positiva, pari, per come è costruito l’indicatore, a 1.

Lo stesso, però, avverrebbe nel caso di un’altra coppia di titoli che salgano costantemente entrambi dello 0,5%. Per misurare l’ampiezza dei movimenti relativi ricorriamo a un’ulteriore misura, il cosiddetto beta, un vocabolo che entra spesso nel gergo dei mercati finanziari. Spesso, infatti, sentiamo parlare di investimenti ad alto beta: con ciò si intende asset che tendono ad amplificare i movimenti generali, in ciascuna direzione, di un indice di riferimento.

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.