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UBS AM: “Siamo posizionati per aumento futuro inflazione”

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UBS AM: “Siamo posizionati per aumento futuro inflazione”

Intervista a Teresa Gioffreda, Client Relationship Manager di UBS AM

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Teresa Gioffreda

È vero, l’accelerazione dei prezzi negli Stati Uniti è arrivata. Ma a nostro avviso, è poco probabile che si inneschi una spirale di inflazione sostenuta e in aumento.

Innanzi tutto, nel 2020, l’indice dell’inflazione core era sceso da febbraio a maggio. E questo effetto base sta generando un forte rialzo dei dati di variazione annuale.

Per gli intervalli più corti, notiamo invece che gran parte della pressione a breve termine è legata a settori dell’economia che sono caratterizzati sia da vincoli sul lato dell’offerta sia da una elevata domanda – come le auto usate – o a segmenti legati alla riapertura delle economie – come il settore alberghiero, il settore aereo e i biglietti per eventi sportivi.

Un dato mensile né dimostra né smentisce la tesi della FED secondo cui le pressioni inflazionistiche saranno transitorie e questa è anche la nostra opinione in base ai dati attuali.
In questo contesto, riteniamo che i Treasury decennali possano continuare a muoversi in un intervallo di 1.40% – 1.80% nei prossimi mesi. Inoltre, riteniamo che in futuro la salita dei rendimenti dei Treasury possa essere graduale. E che il movimento al rialzo possa essere limitato da trend strutturali, quali l’invecchiamento della popolazione, che portano a una costante domanda di duration da parte di assicurazioni e previdenza.

In futuro, ci concentreremo sulle componenti del paniere dell’inflazione più cicliche e legate alla ripresa del mercato del lavoro per valutare quanto sarà duraturo questo livello relativamente elevato di inflazione ed eventualmente rivedere il nostro obiettivo sui rendimenti.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Anche se riteniamo che l’accelerazione dei prezzi sia transitoria, dobbiamo considerare che per la prima volta nell’ultimo decennio, i rischi di pressioni sui prezzi nel medio termine siano più spostati al rialzo che al ribasso. Pertanto il nostro posizionamento tiene conto di un aumento futuro dell’inflazione.

Ci aspettiamo che le modifiche nel posizionamento degli investitori, per tener conto di questa percezione mutevole sul rischio di inflazione, possano supportare flussi in uscita da attività che beneficiano della disinflazione – azioni growth, obbligazioni sovrane e il dollaro USA – verso attività che beneficiano di una ripresa delle pressioni sui prezzi: titoli ciclici e value e valute dei mercati emergenti.

Riteniamo che nel breve termine i titoli statunitensi legati all’inflazione incamerino già gran parte delle aspettative al rialzo sui prezzi. E ci aspettiamo che le curve dei titoli di Stato a tasso fisso divengano più ripide, con l’aumento dei rendimenti a lungo termine.

Infine, la FED ha più volte ribadito che l’entità delle pressioni sui prezzi a breve termine è meno importante della loro durata. Questa dinamica dovrebbe continuare a mantenere contenuti i rendimenti reali e contribuire alla debolezza del dollaro.

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