Sono passati quasi due anni da quando Matteo Benetti è diventato direttore generale di Banca Euromobiliare, dopo avere lavorato per oltre vent’anni all’interno del gruppo Credem, una carriera che lo ha visto ricoprire ruoli di sempre maggiore responsabilità, sia nelle reti commerciali, sia nella direzione generale. Banca Euromobiliare vanta una lunga storia nel campo del private banking a partire dal 1973 e oggi sta vivendo un momento particolarmente rilevante nelle strategie di crescita del gruppo Credem.
Il 9 ottobre è stata una giornata importante per le strategie del gruppo Credem. Che cosa è emerso dalla convention che ha visto riunite tutte le anime private del gruppo?
«Lo scorso 9 ottobre è nato il polo del private banking di gruppo, un passo molto importante per quanto riguarda la nostra organizzazione, che non andrà a incidere sulle legal entity, ma avrà impatti notevoli sull’attività quotidiana. Abbiamo annunciato la nascita di un “Polo private di gruppo”, che unisce una nuova business unit, dove confluirà il private banking di Credem e di Banca Euromobiliare: si tratta di un nuovo polo sinergico con un modello specializzato e integrato, dove i marchi delle due aziende continueranno a convivere, ciascuna apportando le competenze e la focalizzazione necessarie per rafforzare e sviluppare questo ramo di attività. Un’unione tra una struttura nata specializzata e l’altra cresciuta nel cuore della banca commerciale che, crediamo, rafforzerà ulteriormente il brand, sia di Credem, sia di Banca Euromobiliare. Una nuova unità con più di 1.000 persone al suo interno tra private banker, consulenti finanziari e dipendenti di sede e che attualmente ha masse in gestione pari a 32 miliardi di euro che fanno di noi il quinto attore a livello nazionale».
Qual è la ratio dietro a questa decisione?
«Per Credem il private banking è una voce importante della marginalità: le attività su questo segmento rappresentano già il 50% dei ricavi del gruppo. La decisione di unire le forze della neo-costituita Business unit private in Credem e di Banca Euromobiliare nasce dall’esigenza di fare leva su tutte le risorse che il gruppo mette a disposizione, unendo le singole competenze e delineando un modello in cui si rafforza il servizio offerto alla clientela a 360 gradi: dall’attività tipica della banca commerciale, sviluppata in sinergia con la Business unit retail, corporate e small business a quella della consulenza e gestione patrimoniale, con tutti i servizi connessi».
Una decisione non solo di carattere organizzativo, ma anche e soprattutto strategico.
«Direi di sì, soprattutto perché la riorganizzazione non è solo ridistribuzione dei ruoli, bensì un passo importante nel delineare la strategia futura. Credem è una banca con un attivo tra i più solidi in Europa, alti coefficienti patrimoniali e una reputazione di grande qualità, valori che fanno parte del nostro Dna. La prudenza e la gestione oculata del rischio nella gestione del credito ci hanno storicamente premiati. Banca Euromobiliare, invece, nasce come la boutique finanziaria del gruppo, con un’importante storia alle spalle che vogliamo ulteriormente rafforzare, sia con la clientela privata, sia con quella imprenditoriale. La nascita del nuovo polo private ci dà la possibilità di fare leva su entrambe le strutture per rispondere a una domanda di mercato che, riteniamo, presterà sempre più attenzione alla capacità di trovare soluzioni olistiche adeguate alle esigenze dei detentori di grandi patrimoni. Proprio per questi motivi, la creazione del Polo private farà da acceleratore al nostro processo di cambiamento verso una consulenza sempre più patrimoniale».
Può fare alcuni esempi di quali servizi potete offrire alla vostra clientela propedeutici a radicare la vostra presenza sul mercato?
«Potrei citare, ad esempio, Euromobiliare Advisory Sim, che svolge un ruolo importante all’interno della Banca, perché le competenze in tema di consulenza patrimoniale sono diventate imprescindibili nel campo del private banking. È una società di intermediazione mobiliare che, con professionalità e competenza, supporta la nostra clientela, istituzionale e privata, attraverso servizi di wealth management realizzati su misura: gestioni patrimoniali, assistenza patrimoniale e consulenza indipendente. Euromobiliare Advisory Sim è nata sei anni fa e ha gradualmente acquisito conoscenze che vengono messe a disposizione dei private banker e dei consulenti finanziari per offrire il migliore sostegno possibile nella gestione dei rapporti con la clientela su temi che richiedono un intervento specialistico ad hoc. Il suo ruolo è molto importante ed è rivolto non solo a Banca Euromobiliare, ma anche alle strutture di private banking all’interno del Credem».
Qualsiasi progetto di sviluppo non può prescindere da un investimento tecnologico. Che cosa ha fatto Banca Euromobiliare in questo campo?
«Gli investimenti che abbiamo realizzato sono stati importanti e, sicuramente, la pandemia ha prodotto un’accelerazione nell’adozione delle piattaforme digitali, in primis sulle reti, e, conseguentemente, sulla clientela. Faccio solo un esempio: prima della diffusione del virus, solo il 20% delle firme di accettazione dei contratti avveniva in digitale, oggi siamo al 50%. Secondo i nostri piani, entro il 2021 tutti i processi di investimento potranno avvenire in modalità digitale. Pensiamo che la clientela sia pronta a questo cambiamento e, osservando le reazioni di questi ultimi mesi, è anche ben predisposta a farlo. Inoltre abbiamo in cantiere anche la realizzazione di una nuova piattaforma di consulenza, unica nel suo genere, che aiuti, sia il cliente, sia il private banker a uscire dalla logica della ricerca del rendimento di breve periodo, per abbracciare un’ottica di più lungo termine che permetta anche l’identificazione di diverse opportunità di investimento che la temporalità potrebbe escludere. Ma non solo. La nostra piattaforma svolgerà anche una funzione di Client relationship management, un vero e proprio strumento che aiuterà il consulente a cogliere il potenziale e le esigenze della propria clientela».
La vostra storia e i risultati ottenuti sono forieri di un futuro di crescita ulteriore, dove i cambiamenti devono diventare un patrimonio condiviso all’interno dell’azienda e, soprattutto, ne devono permeare la cultura. Qual è, in questo contesto, il ruolo del private banker?
«Io vedo un futuro dove il private banker diventerà sempre più un “manager della relazione” con il cliente, il suo interlocutore e, in quanto tale, lo snodo fondamentale capace di fornire i servizi richiesti, coinvolgendo, dove ci sia la necessità, diverse figure specialistiche. Tutto ciò non significa ridimensionarne il profilo professionale, che ritengo invece ne esca rafforzato. Credo infatti che sarà dirimente, nelle relazioni con la clientela, dimostrare di saperne cogliere le necessità e dare risposte qualificate: solo così si può creare un rapporto fiduciario che si consolida nel tempo. Si tratta di irrobustire ciò che abbiamo già fatto negli anni, ad esempio quando abbiamo investito nel multibrand, con l’obiettivo di fornire all’investitore la migliore offerta che ci possa essere sul mercato».
Quindi il vostro brand, la cultura d’azienda e la specializzazione come ingredienti per attirare nuovi clienti e, perché no, anche nuovi private banker?
«Sì, penso che più che mai la solidità sia diventata una condizione imprescindibile per potere crescere e, soprattutto, anche se la parola oggi forse è abusata, la resilienza che ci connota ci ha permesso, come gruppo, di superare i momenti difficili che sino a oggi abbiamo conosciuto. Chi viene da noi sa di trovarsi di fronte un’azienda che, negli anni, ha dimostrato la sua capacità di cercare valore nel tempo attraverso la qualità del suo operato e che investe nel capitale umano. Non va infatti dimenticata l’attenzione che noi prestiamo alla formazione dei nostri private banker, che è fatta di conoscenza tecnica e di capacità relazionale, con una forte componente comportamentale: perché oggi a fare la differenza non sono tanto gli skill di mercato, ma soprattutto la capacità di gestire l’emotività del cliente».
Voi affermate di essere orgogliosi di essere italiani. Questa visione è abbastanza inusuale in un mondo, come quello della finanza, che è sempre più internazionale. Che cosa vuole dire in concreto questa affermazione per il cliente?
«Banca Euromobiliare fa parte di un gruppo con una storia importante alle spalle, molto ben caratterizzato e radicato sul territorio. Per noi questo è un patrimonio su cui fare leva per offrire ai nostri clienti il migliore servizio possibile. La nascita del Polo private va in questa direzione ed è una scelta strategica che riteniamo possa rafforzare il nostro legame con la clientela esistente e futura. Le innovazioni tecnologiche apportate ci permetteranno di selezionare sempre meglio, all’interno di una vastissima gamma di soluzioni di investimento di casa e di terzi, il mix più adatto a soddisfare le diverse esigenze finanziarie della clientela. Ma non ci fermiamo alla consulenza finanziaria: il nostro è un servizio integrato che va dal passaggio generazionale ai servizi fiduciari e alla gestione di patrimoni immobiliari e artistici. Nel campo della corporate finance lavoriamo per gruppi italiani e internazionali: family business e investitori nelle attività di fusione e acquisizione, aumenti di capitale, riorganizzazioni societarie e pre-Ipo advisory sono il nostro terreno. Possiamo offrire un ampio portafoglio di soluzioni anche per le esigenze più sofisticate. Per Banca Euromobiliare e Credem reputazione e solidità patrimoniale sono i principi guida, tratti distintivi in cui è riflesso il nostro orgoglio di essere italiani e che sono una garanzia per i nostri clienti. Ci piace definirci quindi una “boutique del private banking, 100% italiana”».
Cosa la rende particolarmente orgoglioso della sua esperienza in Banca Euromobiliare?
«Devo dire che sono stato piacevolmente sorpreso dai cambiamenti avvenuti negli ultimi due anni: ho trovato donne e uomini impegnati alacremente. Se guardo ai risultati, posso sentirmi orgoglioso per avere creato intorno a me una vera e propria squadra di persone che ha saputo innovarsi e innovare la banca nel suo insieme con grande spirito di coesione, cooperazione e imprenditorialità».
Adesso dovrà affrontare una nuova sfida. Come la vive?
«Le sfide nella vita sono continue e, in quella professionale, occorrono competenza e professionalità per poterle affrontare ma, se non sono permeate dall’entusiasmo che permette di guardare al futuro in modo costruttivo, da sole non bastano. Il mondo del private banking può diventare vittima della routine quotidiana e ciò non può essere foriero di successo nel pieno senso del termine. L’entusiasmo è quella componente in più che permette a ciascuno di affrontare il proprio impegno professionale con la consapevolezza che, così facendo, si genera del valore per sé stessi e per la realtà in cui si lavora. Le parole d’ordine dovranno essere consulenza patrimoniale, anche digitale, e qualità dell’operato quotidiano. E, per realizzare tutto ciò, il ruolo fondamentale sarà quello delle persone: senza di loro, queste parole sono soltanto slogan, con loro diventano comportamenti».
Giuseppe Riccardi
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