Di Pinuccia Parini
Fondi&Sicav ha chiesto a Terry Ewing, head of equities di Mediolanum International Funds, una lettura dell’attuale contesto di mercato, con un focus sull’Europa.
Come descriverebbe il cambio di paradigma in corso?
«I mercati finanziari stanno vivendo un momento unico nella storia. Inoltre, la risposta alla pandemia dovuta al virus Covid-19 da parte, sia dei governi, sia delle banche centrali, è stata senza precedenti, nel tentativo di attenuare lo shock subito dall’economia globale. Al contrario, la risposta sanitaria a livello mondiale è stata carente in termini di coordinamento e per questo motivo, fintanto che perdurerà il rischio pandemia, rimarrà una criticità per la crescita economica futura. La quarantena forzata nella maggior parte dei paesi ha anche cambiato o influenzato negativamente molte industrie. Il settore dei servizi è stato il più colpito e l’impatto più profondo è stato avvertito nel turismo, nei servizi legati al tempo libero e all’intrattenimento. L’economia digitale ha invece beneficiato di un’accelerazione della crescita legata a un maggiore numero di attività commerciali e sociali condotte online. Il remote working, o lavoro da casa, non è più un esperimento per la maggior parte delle aziende. È altamente probabile che una delle eredità della pandemia destinate a rimanere nel lungo termine sarà proprio il cambiamento nel modo in cui viviamo e lavoriamo! Ciò avrà effetti a catena sugli spazi degli uffici, compresa la necessità di vivere vicino al posto di lavoro, con conseguente riduzione del pendolarismo e, tra non molto tempo, permetterà anche di evitare l’utilizzo del trasporto pubblico da parte di molti. Le città, per questo fatto, si stanno riorganizzando aumentando nuove infrastrutture, come, per esempio, le piste ciclabili».
Ritiene che l’Europa rischi di essere più colpita di altre economie avanzate dall’attuale crisi?
«Dopo un inizio piuttosto lento, lo sforzo dell’Europa continentale per controllare la pandemia è stato molto efficace. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la fine della prima fase del virus in Europa, a differenza degli Stati Uniti, dove l’approccio non è stato altrettanto coordinato. Indipendentemente dal fatto che vengano imposti o meno nuovi lockdown, è evidente che il comportamento del consumatore e, quindi, l’attività economica sono influenzati dalle preoccupazioni per il virus. A questo proposito, una migliore risposta sanitaria da parte dell’Europa sembra posizionarla verso un percorso di recupero più efficace rispetto agli Stati Uniti. In ultima analisi questa crisi è iniziata come un’emergenza globale per la salute pubblica e pertanto richiede una soluzione di tipo sanitario».
Ritiene che la presidenza di turno dell’Unione europea della Germania faciliti la ripresa dell’Europa?
«Benché sia una pura coincidenza che ci troviamo nel semestre di presidenza della Germania, è tuttavia un fatto positivo, poiché sotto la guida tedesca ci sono maggiori possibilità che l’Unione europea si riunisca in uno sforzo coordinato. Tra i membri del nord dell’Ue e quelli del sud c’è una tensione che si basa sulle differenze strutturali della bilancia commerciale e della dimensione del debito pubblico. È improbabile che questo dissidio scompaia nel medio termine. Cinque paesi, vale a dire Austria, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, hanno spinto per un piano di sostegno alla spesa inferiore. Secondo il ministro delle finanze olandese, questo aiuto dovrebbe anche essere condizionato a riforme strutturali allo scopo di “fare diventare le economie maggiormente competitive, rendendo sostenibili le finanze pubbliche”, mentre Germania e Francia concordano sulla necessità dare supporti fino a 500 miliardi di euro dei 750 miliardi del piano di sostegno. L’Ue ha di fatto ora approvato un Recovery fund di 750 miliardi. Una delle preoccupazioni in Ue sul Recovery fund è rappresentata dai tempi necessari per la raccolta di fondi e da quelli per l’impiego: molti stati membri, infatti, sono in ansia perché, nel migliore degli scenari, i due anni proposti per l’uso delle sovvenzioni, non saranno sufficienti per consentire l’utilizzo di tutti i capitali. Questa preoccupazione è sicuramente un punto di attenzione, poiché i mercati finanziari stanno già scontando i benefici di un’erogazione completa di un Recovery fund sostanzioso da parte dell’Unione Europea».
Il Green deal europeo è diventato un grande stimolo per l’economia del continente. Quale tipo di impatto ritiene che possa avere sulle aziende?
«Il piano della Commissione europea per la ripresa ha stanziato 1,8 trilioni di euro tra il 2020 e il 2027, con almeno il 25% destinato alla “green recovery”, con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni in Ue entro il 2050. Si tratta di un target ambizioso che a oggi non ha ancora lo stanziamento dei fondi di finanziamento necessari. La Commissione ha tra i suoi obiettivi anche un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, il che comporta un sostanziale programma di riconversione infrastrutturale, insieme a progetti per le energie rinnovabili legate all’idrogeno e per le sovvenzioni a supporto di un’asta di 15 giga watt. Lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici in misura sempre maggiore, a discapito dei tradizionali motori diesel, avrà un profondo impatto sulle case automobilistiche. Riscuoterà maggiore successo chi riuscirà ad avere la migliore tecnologia per lo sviluppo di batterie sempre più efficienti, il che richiede budget enormi in ricerca e sviluppo: per questo motivo, alcune aziende non riusciranno a sopravvivere. Man mano che l’utilizzo dell’idrogeno prenderà piede, anche i costi diminuiranno a tal punto da essere competitivi con quelli del gas naturale entro la fine di questo decennio. Molti produttori di energia elettrica rinnovabile ne trarranno beneficio insieme alle società di gas che saranno in grado di anticipare gli investimenti».
Pensa che il mercato europeo rischi di essere penalizzato dall’elevato peso dei settori ciclici e, soprattutto, del settore finanziario?
«L’attuale prospettiva di avere una forte ripresa presenta ancora alcune incertezze, ma, quando queste svaniranno, grazie all’elevata esposizione del listino europeo a società legate ai settori ciclici, l’azionario continentale sarà avvantaggiato in termini di risultati rispetto all’equity globale. Questo periodo di recupero potrebbe perdurare per alcuni anni, tuttavia riteniamo che sia prematuro presumere che inizi entro il prossimo trimestre. C’è un certo numero di eventi secondari causati dalla crisi, che sono ancora da smaltire e che potrebbero persistere per gran parte del 2020. Una volta che l’economia europea si sarà normalizzata, ci aspettiamo che il listino continentale possa fare meno bene del mercato globale a causa dell’elevata esposizione a titoli industriali, finanziari e imprese di servizi pubblici. Il settore dei servizi pubblici è fortemente regolamentato e ciò condizionerà i profitti futuri e la possibilità di incrementare il cash flow».
Nell’attuale contesto vede opportunità nell’universo delle piccole e medie capitalizzazioni?
«La significativa debolezza del mercato verificatasi all’inizio dell’anno con conseguente aumento delle vendite ha esercitato una pressione al ribasso sui listini di tutto il mondo. Le azioni di piccola e media capitalizzazione sono state particolarmente colpite, perché tendono a soffrire maggiormente con queste condizioni di mercato. Tuttavia, la debolezza del prezzo delle azioni offre opportunità di acquisto di cui potere approfittare: si può puntare su società che hanno modelli di business solidi, vantaggi competitivi e limitata ciclicità economica. Due di queste società sono Dcc e Bunzl: entrambe forniscono servizi business-to-business e hanno creato storicamente importanti ritorni per gli azionisti. Mentre la valorizzazione di queste imprese ha sofferto a marzo in concomitanza con la caduta dei mercati azionari globali, gli investitori più informati si sono resi conto che il core business di queste società era robusto e avrebbe continuato ad andare bene anche durante una pandemia globale. Di conseguenza, le quotazioni di Dcc e Bunzl non solo hanno registrato un forte recuperato, ma oggi sono scambiate a livelli superiori rispetto a quelli di prima della pandemia di Covid-19».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

