Dopo il calo dei prezzi di gennaio, pensiamo che le azioni globali possano arrivare a guadagnare fino a circa il 15% entro la fine dell’anno. Pictet Am
La spinta per le azioni deriverà in gran parte dall’aumento del 13% degli utili societari e dal flusso continuo di dividendi. Le obbligazioni globali, invece, sembrano destinate a produrre perdite di capitale.
Approfittando delle valutazioni attuali, abbiamo scelto di sovrappesare le azioni
Si tratta di una mossa tattica, condizionata dalla velocità della stretta monetaria statunitense e dalla risoluzione positiva della crisi in Ucraina. Quel che rassicura è che il nostro indicatore della propensione al rischio multi-asset (che misura quanto il mercato ha premiato o penalizzato la volatilità storica) rimane in territorio positivo, a differenza di quanto successo durante precedenti correzioni del mercato.
Anche se di recente i dati economici sono stati quantomeno altalenanti, i nostri indicatori del ciclo economico suggeriscono che la ripresa rimane intatta. Pur avendo abbassato dal 4,8% al 4,4% le nostre previsioni di crescita globale per il 2022, queste restano ancora superiori alle stime degli analisti (4,2%).
L’impatto negativo della variante Omicron del COVID dovrebbe essere limitato per lo più al primo trimestre di quest’anno e restiamo del parere che il tema principale del 2022 sarà il ritorno a condizioni economiche più normali: riapertura e ripresa nei settori legati ai servizi fino ai livelli di attività pre-pandemici, allentamento delle difficoltà delle filiere e, soprattutto, picco delle pressioni sui prezzi all’inizio dell’anno.
Negli Stati Uniti prevediamo che l’inflazione raggiunga l’apice a marzo, il che dovrebbe dare un certo sollievo alle attività finanziarie in quanto ridurrebbe il rischio di una stretta eccessiva da parte della Federal Reserve. I tempi di consegna delle merci si stanno accorciando e i sondaggi tra i direttori degli acquisti puntano nella direzione della disinflazione.
Per il resto, vediamo aumentare i motivi di ottimismo in Cina, dove è ora evidente una ripresa su larga scala in tutti i settori. Il nostro indicatore anticipatore si trova ancora in territorio negativo, ma la dinamica è migliorata. Gli investimenti nelle immobilizzazioni stanno riaccelerando in modo particolarmente sostenuto, soprattutto nel settore manifatturiero, e anche la spesa per le infrastrutture sta aumentando. Sono in miglioramento anche le condizioni del credito e i policy-maker rimangono ben disposti a fornire risposte alle preoccupazioni sulla crescita.
Nonostante i mercati stiano scontando la prospettiva di una forte stretta della politica monetaria a livello mondiale, i nostri indicatori della liquidità delineano un quadro più equilibrato.
Chiaramente, le nostre previsioni risentono dell’impatto della Fed, diventata sempre più aggressiva: un membro del FOMC ha suggerito che la banca centrale potrebbe alzare i tassi di 50 punti base a marzo. Il mercato ha già scontato più di quattro rialzi dei tassi per l’anno in corso. Tuttavia, per quanto riguarda la stretta monetaria, rimangono incertezze su tempistica, ritmo e dipendenza dai dati, nonché sull’impatto che avrà sulle attività.
Stiamo assistendo a un potenziale “quadruplo inasprimento” negli Stati Uniti, vale a dire: abbandono del quantitative easing (QE), rialzi dei tassi, inizio del quantitative tightening (QT) e stretta reale con l’inflazione in calo. I nostri modelli sulla liquidità suggeriscono che l’effetto cumulativo di queste mosse può portare, già solo per quest’anno, a un aumento di 4,5-5 punti percentuali del cosiddetto tasso reale “ombra” (rettificato per le manovre di QE e QT) statunitense. Per contestualizzare il tutto, la stretta nel 2014-19 è stata di 6 punti percentuali.
Tale stretta è tuttavia compensata da condizioni più accomodanti altrove.
I nostri indicatori per le valutazioni mostrano che le azioni nel complesso paiono interessanti in termini relativi ed esibiscono il miglior punteggio da marzo, oltre a negoziare nei pressi del fair value. Considerato il calo del 20% circa del rapporto prezzo/utili dell’MSCI ACWI da settembre 2020 (da 20,7 a 16,7, il livello pre-pandemico), i nostri modelli ora suggeriscono che non vi sarà un’ulteriore contrazione dei multipli degli utili fino alla fine dell’anno.
A livello settoriale, i titoli legati alle materie prime e alla sanità paiono valutati in modo particolarmente interessante e persino i tecnologici non sono più eccessivamente costosi. Le azioni cinesi sono ben posizionate per recuperare parte della forte sottoperformance registrata nel 2021. Secondo i nostri modelli, la Cina è attualmente una delle regioni azionarie più economiche.
Redazione
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