Intervista a Vincenzo Pugliese, Head of Global Macro di Arca Fondi SGR

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?
In occasione della riunione di fine gennaio, la FED ha chiaramente lasciato intendere che a partire da marzo avrà inizio la fase di normalizzazione della politica monetaria. Il mercato al momento si è posizionato per circa cinque rialzi durante il corso di questo anno. E non da ultimo si attende una riduzione dello stock di debito americano detenuto in bilancio.

A differenza dei cicli passati, questa volta il passaggio da Quantitative Easing al Quantitative Tightening sarà molto più veloce e sostenuto perché il contesto macroeconomico di fondo è sostanzialmente diverso.
Il mercato obbligazionario governativo statunitense ha già visto un inizio di anno non semplice, con il rendimento del Treasury decennale che si è portato intorno all’1.80%.
È lecito attendersi che il rialzo dei tassi di interesse possa proseguire durante il corso del 2022. E che il decennale americano possa superare il 2%. Del resto il contesto macroeconomico è caratterizzato da una crescita sostenuta sopra il potenziale di lungo periodo e da una inflazione elevata con rischi visti a rialzo.
Nel tratto di curva a breve e medio termine, il mercato ha già scontato molto e velocemente la fase di normalizzazione all’orizzonte: abbiamo assistito ad un generale appiattimento della pendenza della curva dei rendimenti.
Questo movimento può ancora perdurare ma nel tratto a breve la maggior parte delle aspettative sembrano ormai ben prezzate.
I rischi risiedono nelle scadenze più a medio lungo termine dove c’è ancora spazio per fattorizzare un Quantitative Tightening che può procedere a un ritmo più sostenuto. E, soprattutto, c’è spazio per prezzare delle revisioni a rialzo del terminal rate da parte dei membri del FOMC.
In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?
Dato lo scenario delineato preferiremmo quindi esporci alla parte più a breve della curva che ha una minore sensibilità al rialzo generalizzato dei tassi di interesse e che ha già prezzato una buona percentuale del processo di normalizzazione che abbiamo davanti. Nei nostri portafogli multiasset la componente obbligazionaria governativa americana, così come anche quella europea, è minoritaria.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

