I commenti a cura di Allianz GI, Generali Investments, abrdn, Mfs, Carmignac, Franklin Templeton e La Francaise in vista della riunione della BCE

Allianz Global Investors sulla prossima riunione della BCE:

L’invasione delle forze armate russe in Ucraina ha dato una scossa alla Banca Centrale Europea, il cui atteggiamento falco ci aveva sorpreso nell’ultima riunione

Alla luce dei rischi di inflazione e di crescita, riteniamo che la BCE debba annunciare che, pur mantenendo la normalizzazione della sua politica monetaria, la rinvierà e modificherà il piano precedentemente annunciato di attendere la fine degli acquisti di asset prima di effettuare un primo aumento dei tassi

L’annuncio del proseguimento degli acquisti di asset e di un primo rialzo dei tassi a fine anno dovrebbe essere ben accolto dai mercati.

Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments

La guerra russa contro l’Ucraina pone la BCE in una posizione complessa. Da un lato, i prezzi alle stelle dell’energia e delle materie prime all’indomani dell’invasione russa si sommano ad una pressione inflazionistica già elevata che persisterà. D’altra parte, la spirale di sanzioni e ritorsioni si sta muovendo rapidamente e potrebbe non essere ancora giunta al termine. Un taglio completo dell’economia russa dal commercio globale, includendo deliberatamente petrolio e gas, rimane una chiara possibilità. L’attività dell’area dell’euro potrebbe subire un duro colpo all’inasprirsi dei timori per la recessione.

Alla riunione di giovedì, le proiezioni macroeconomiche aggiornate mostreranno un forte spostamento dell’inflazione attesa per il 2022 (dal 3,2% al range 5,5% – 6% a nostro avviso), mentre le corrispondenti aspettative di crescita dovranno essere riviste (dal 4,2% ad almeno circa il 3% a nostro avviso). Allo stesso tempo, le aspettative d’inflazione market-based sia a medio che a lungo termine si sono distaccate dalla soglia del 2%. Il Consiglio Direttivo si muove quindi sempre più verso una situazione che Panetta ha definito “brutta inflazione”, ovvero un disancoraggio delle aspettative di inflazione.

In una situazione del genere il rischio di errori politici è elevato, poiché l’incertezza è eccezionalmente marcata. Di conseguenza, gli ultimi commenti dei membri del Consiglio Direttivo sottolineano l’opzionalità come ingrediente chiave di un’appropriata posizione politica, il denominatore comune tra colombe e falchi. La Presidente Lagarde probabilmente sottolineerà molto questo aspetto durante la conferenza stampa. Pur ponendo fine al programma PEPP come previsto, l’aumento degli acquisti di APP per compensare in parte i mancati acquisti nell’ambito del PEPP potrebbe essere superiore a quanto si pensasse (nel range mensile di 40 – 50 miliardi di euro) e il Consiglio Direttivo potrebbe lasciare piuttosto vaga l’indicazione circa la fine degli acquisti APP.

Allo stesso tempo, a nostro avviso, la BCE segnalerà che, nonostante l’invasione russa, la normalizzazione della politica è in corso mentre i suoi tempi dipendono fortemente dall’evoluzione della guerra e dalle ricadute sull’attività. In ogni caso, sarà una linea sottile tra contribuire a ridurre nuovamente le aspettative di inflazione a lungo termine, mentre si cerca di attutire le ricadute della guerra sulle attività. La Presidente Lagarde sceglierà le sue parole con molta attenzione e forse la BCE potrebbe proporre anche nuovi strumenti per far fronte a questa situazione eccezionale. Al momento, riteniamo molto probabile che la BCE rinvii il suo primo rialzo dei tassi a dicembre.

Pietro Baffico, european economist di abrdn

«Nel momento in cui la Banca Centrale Europea si stava orientando verso una normalizzazione delle proprie politiche, la crisi ucraina in corso e le sanzioni alla Russia potrebbero invece contribuire a rafforzare un approccio più cauto della Bce. Il Consiglio direttivo dovrà valutare il trade-off tra un’inflazione alta e crescente e le implicazioni economiche negative del conflitto.

La riunione di marzo è importante per i mercati anche in vista delle previsioni macroeconomiche trimestrali, che rivelano le prospettive di inflazione a medio termine della Bce. Data l’elevata incertezza, gli investitori possono quindi aspettarsi che la Bce eviti di impegnarsi in anticipo sui futuri aumenti dei tassi al fine mantenere una certa flessibilità.

Sarà altrettanto importante vedere se il Consiglio direttivo prenderà in considerazione eventuali cambiamenti nella pianificazione delle sue politiche, o qualsiasi impegno per assicurare la trasmissione regolare della politica monetaria, per salvaguardare i premi per il rischio di credito nella zona euro dai rischi di frammentazione».

Peter Goves, fixed-income research analyst, MFS Investment Management

Questa è senza dubbio una delle riunioni della BCE più complesse da diverso tempo a questa parte.

La moltitudine di fattori macroeconomici renderà le decisioni molto difficili. Anche se ci aspettiamo che la BCE esprima cautela e sottolinei le incertezze relative agli elevati rischi geopolitici, questo sarà comunque bilanciato dalle crescenti rilevazioni sull’inflazione e dalle proiezioni di inflazione a breve termine riviste al rialzo. Ci aspettiamo che il Consiglio Generale affermi la fine del PEPP a marzo, ma oltre a questo, crediamo che la BCE vorrà aspettare e vedere come evolveranno gli eventi, e non ultimo come l’inflazione spinta dai rincari dei costi influenzerà in modo più ampio le prospettive di crescita.

Pensiamo quindi che sia improbabile che la BCE si impegni a eliminare gradualmente il programma APP prima del previsto. Tra i vari portavoce della BCE di recente, Rehn ha sostenuto (1 marzo) che “alla luce della nuova situazione, dobbiamo prenderci un momento di riflessione per quanto riguarda la graduale normalizzazione della politica monetaria”.

Gergely Majoros, membro del Comitato Investimenti di Carmignac

L’attuale contesto economico fa sì che la Banca Centrale Europea (BCE) si trovi in una posizione piuttosto delicata nella definizione di una giusta politica monetaria. È molto difficile prevedere se la BCE avrà margine per decidere di non contrastare la dinamica inflazionistica prevista.

Da un punto di vista puramente economico, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rappresenta uno shock “stagflazionistico” per l’economia europea. Se l’attuale crisi dovesse durare a lungo o aggravarsi ulteriormente, assisteremmo a un ulteriore incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime alimentari, il che aumenterebbe significativamente la possibilità che l’Europa entri in una fase di recessione.

Sulla base di questo scenario, è improbabile che nel prossimo meeting la BCE confermi la sua recente svolta ‘hawkish’, così come pare alquanto difficile che la BCE acceleri il proprio tapering e definisca un percorso di rialzo dei tassi d’interesse per il futuro. È possibile, invece, che la BCE decida di sostenere ulteriormente le politiche fiscali in Europa, mantenendo la massima opzionalità per i prossimi mesi, pur senza rinunciare del tutto alla svolta verso una politica monetaria più aggressiva annunciata a gennaio.

A questo proposito, è possibile che la BCE sacrifichi le misure previste di normalizzazione graduale, che stimavano la fine del quantitative easing (QE) prima dell’aumento dei tassi, anche se questo non ci sembra uno scenario molto probabile. A nostro avviso, le opzioni più probabili per sostenere i mercati periferici sono due: la BCE potrebbe chiarire la propria posizione sui reinvestimenti del suo programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), e, se ciò dovesse rivelarsi insufficiente, potrebbe successivamente creare un nuovo strumento per controllare gli spread, anche se quest’ultimo tema rimane oggetto di controversie all’interno del Consiglio direttivo.

In questo contesto, manteniamo un atteggiamento molto prudente sui mercati dei titoli sovrani europei. A nostro avviso, i titoli di stato dei paesi periferici dell’eurozona restano vulnerabili, a meno che la BCE non cambi completamente idea di fronte all’invasione russa. In ogni caso, consigliamo agli investitori di prepararsi a un approccio più “simmetrico” per quanto riguarda le decisioni di politica monetaria.

Sulla base dei dati economici, gli investitori dovrebbero essere preparati a considerare le decisioni delle banche centrali in un senso o nell’altro, sebbene le modifiche apportate negli ultimi anni abbiano sempre assunto una direzione più accomodante. Questo scenario dovrebbe favorire l’emergere di nuove opportunità di investimento per gestori flessibili e attivi.

Andreas Billmeier, european economist di Western Asset (part of Franklin Templeton) commenta in vista della riunione della BCE

“Prevediamo che, nel corso della riunione della BCE di giovedì, il mercato sarà sorpreso dal mood aggressivo e che gli spread periferici registreranno un allargamento a meno che l’Asset Purchase Program (APP) non resti aperto e non venga discussa esplicitamente un’ulteriore struttura di backstop.

Con l’inflazione complessiva media che quest’anno dovrebbe essere superiore al 5% ed un picco previsto vicino al 7%, prevediamo che la BCE sarà attivamente impegnata a distogliere l’attenzione dalle ultime proiezioni macroeconomiche di base considerati i dati di input obsoleti, il crescente livello di incertezza, e preoccupazioni sull’accuratezza tra i membri del Consiglio direttivo. Ciò potrebbe essere fatto fornendo e potenzialmente discutendo uno scenario alternativo che includa un ulteriore shock per i prezzi dell’energia o addirittura uno shock per l’approvvigionamento energetico.

Ci aspettiamo che la BCE confermi la fine del PEPP per la fine del mese, quando l’emergenza pandemica sarà passata.

Riteniamo inoltre che la BCE quest’anno dovrebbe segnalare la fine dell’APP senza una timeline eccessivamente esplicita, inviando così un messaggio aggressivo in merito alla normalizzazione della politica mantenendosi tuttavia meno circonstanziata rispetto a dicembre.

Pensiamo che in risposta alla situazione Russia-Ucraina, la BCE in prima battuta passerà il testimone ai responsabili delle politiche fiscali, il che potrebbe avvenire nel corso del vertice dei leader previsto per la fine di questa settimana a Versailles, dopo la riunione della BCE. Da un punto di vista monetario, la BCE potrebbe preparare il mercato ad una nuova struttura che limiti le implicazioni sulla stabilità finanziaria causate da uno shock energetico duraturo. In alternativa, potrebbe aggiungere flessibilità al processo di reinvestimento degli asset. Entrambe le strategie dovrebbero tenere conto, tuttavia, delle decisioni fiscali prese nei giorni successivi alla riunione della Bce”.

François Rimeu, senior strategist, La Française AM

La Banca Centrale Europea (BCE) terrà la sua conferenza stampa trimestrale il 10 marzo. Il Consiglio direttivo aggiornerà le sue proiezioni macroeconomiche con una maggiore pressione dell’inflazione e rischi al ribasso per la crescita. La BCE potrebbe perseguire la graduale normalizzazione della sua politica monetaria nonostante le incertezze derivanti dall’invasione della Russia in Ucraina.

  • Ci aspettiamo che la BCE mantenga il più possibile l’opzionalità (Philip Lane: “La BCE non avrà una risposta definitiva sull’impatto della guerra questa settimana”) e che ritardi il momento in cui fornirà al mercato un’indicazione più concreta sul futuro del programma di acquisto di asset (APP – asset purchase programme), ma vediamo che la banca centrale continua a parlare delle sue intenzioni di ridurre gradualmente la politica accomodante.
  • La BCE dovrebbe sottolineare che gli acquisti potrebbero essere intensificati di nuovo o ripresi se necessario (cioè, in caso di nuova frammentazione del mercato).
  • Sul fronte economico, ci aspettiamo che le proiezioni della BCE sull’inflazione siano riviste significativamente al rialzo nel 2022 (dal 3,2% al 5,7%), mostrando un’inflazione superiore al 2% nel 2023 (dall’1,8% al 2,1%) e al 2% alla fine dell’orizzonte di previsione. A proposito della crescita, le proiezioni indicheranno una crescita inferiore nel 2022 (dal 4,2% al 3,8%) e nel 2023 (dal 2,9% al 2,5%), mentre resterà invariata nel 2024 (1,6%).
  • Non ci aspettiamo alcun annuncio sulla nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO) o modifiche al two-tier system per la remunerazione della liquidità in eccesso.

Tutto sommato, ci aspettiamo molto poco dalla BCE questa settimana. La situazione è troppo incerta e in questo momento valutare l’impatto negativo sulla crescita economica è impossibile. Lo stesso vale per le aspettative di inflazione a medio termine. Non si tratta di una riunione dovish, perché ci aspettiamo che la presidente Lagarde ribadisca la volontà della BCE di ridurre la sua posizione accomodante nel corso del 2022.


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Redazione

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