La Fed ha firmato il primo rialzo dei tassi di 25 punti base dal 2018 assumendo un’impostazione hawkish. I commenti di Moneyfarm, Federated Hermes, Vontobel e Fidelity
Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm ha commentato:
“Sta finalmente accadendo. Dopo oltre 3 anni dall’ultimo rialzo dei tassi, la Fed ha deciso di alzare i tassi di interesse di 25 bps, dando il via a un nuovo ciclo di politica monetaria.

Il “rullo di tamburi” era diventato più forte già da alcuni mesi, con la stretta monetaria quindi largamente prevista. Il contesto inflazionistico non era più compatibile con una politica a tasso zero già da diversi mesi e, anzi, prima dell’esplosione delle tensioni in Ucraina, era sul tavolo degli investitori anche una possibile mossa di 50 punti base. Il tasso di inflazione, confermato la scorsa settimana al 7,9%, il più alto dal 1982, era semplicemente troppo alto e occorreva un’azione urgente.
Ovviamente, con tutta l’incertezza derivante dall’Ucraina, i policy makers hanno optato per un approccio più graduale, in linea con le aspettative di mercato e con quanto affermato dal presidente della Fed Powell nei suoi ultimi interventi pubblici. Interessante notare come un governatore della Fed abbia dissentito dalla decisione finale, rimanendo a favore di un aumento di 50 punti base.
È anche interessante esaminare l’aggiornamento delle proiezioni economiche. Come osservato per la Banca Centrale Europea, le proiezioni della Fed sono cambiate rispetto a dicembre, alla luce di un’inflazione che si sta dimostrando più ostinata del previsto. La Fed ora prevede che il tasso mediano dei Fed Funds per il 2023 sia del 2,8%, rispetto all’1,6% delle previsioni di dicembre. La Fed ha anche commentato che l’impatto della crisi in Ucraina è stato probabilmente quello di esercitare pressioni al rialzo sui prezzi e potenzialmente di frenare l’attività economica.
I mercati erano, e continuano a essere, posizionati per molti altri rialzi quest’anno e nel 2023. Attualmente ne sono previsti almeno altri 6 e la decisione può arrivare a ogni meeting. Altri rialzi da 50 bps non sono da escludersi, ha confermato il governatore Powell nella conferenza stampa.
Infine, anche la parola “recessione” ha iniziato ad apparire nelle domande rivolte al governatore. L’appiattimento della curva dei tassi d’interesse governativi è tipicamente un cattivo segnale, ma per ora il governatore ha escluso che le mosse della FED possano indurre un eccessivo rallentamento dell’economia.
Nonostante la mossa fosse già in qualche modo attesa, abbiamo assistito a una certa volatilità subito dopo l’annuncio: il dollaro si è rafforzato, i tassi d’interesse sono saliti e l’azionario è leggermente sceso. D’altronde si tratta pur sempre di un nuovo ciclo di rialzi per la politica monetaria, il primo dal lontano dicembre 2015, e dalle parole del governatore sembra che l’intenzione sia quella di combattere l’inflazione ad ogni costo.”
Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes, ha aggiunto:
“La Fed ha firmato il primo rialzo dei tassi di 25 punti base dal 2018 assumendo un’impostazione nel complesso hawkish. Il conflitto in Ucraina ha complicato il già difficile trade-off che c’è tra crescita e inflazione e che le Banche centrali stavano fronteggiando. Ma per la Fed al primo posto sono rimaste le preoccupazioni inflazionistiche.
Mentre l’incertezza legata alla guerra porterà una dose di cautela in futuro, le dinamiche inflazionistiche interne – sempre più pervasive nel contesto di un mercato del lavoro teso – aprono le porte a una stretta più marcata.
La Fed si aspetta al momento altri sei rialzi dei tassi nel corso dell’anno, cioè un rialzo di 25 punti base a ogni riunione per tutto il 2022. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti al FOMC ritiene appropriata una svolta monetaria restrittiva entro la fine del 2023. Le aspettative hawkish sui tassi sono giustificate dalle proiezioni aggiornate di crescita ed inflazione che mostrano un pronunciato peggioramento del quadro inflazionistico rispetto a quanto rilevato a dicembre scorso.
Le previsioni di crescita sono state ritoccate solo moderatamente al ribasso nel brevissimo termine, dato che l’attività economica degli Stati Uniti è abbastanza isolata dalle conseguenze della guerra in Ucraina – in particolare, gli Stati Uniti sono indipendenti sul fronte energetico, il che significa che la loro economia è poco sensibile ai cambiamenti dei prezzi dell’energia. Al contrario, ci si aspetta l’inflazione rimanga elevata per tutto l’anno, con la recente impennata dei prezzi dell’energia che spinge più avanti il tanto atteso inflection point al ribasso.
La Fed è ben consapevole del rischio di una spirale prezzi-salari: più a lungo l’inflazione rimane elevata, più alto è il rischio che diventi perdurante attraverso le aspettative e le dinamiche di formazione dei salari. Ed i recenti sviluppi degli indicatori d’inflazione e del mercato del lavoro indicano già alcuni effetti secondari.
Ciononostante, mentre l’intonazione della Fed è hawkish, non è scontato che i fatti seguiranno a breve. Dato che l’incertezza geopolitica c’è, la Fed continuerà probabilmente ad essere in qualche modo reattiva piuttosto che proattiva rispetto agli sviluppi sul fronte dell’inflazione. La Fed non può controllare le pressioni dei prezzi che derivano dall’ultimo shock esogeno, quindi ha poco controllo sui fattori che hanno portato all’ultima impennata d’inflazione.
Tuttavia, continuerà ad essere attenta alle indicazioni in base a cui le dinamiche inflazionistiche si stanno radicando attraverso le aspettative e/o il mercato del lavoro. La guerra in Ucraina, l’evoluzione del trade-off crescita-inflazione e le indicazioni riguardanti sugli effetti secondari dell’inflazione, detteranno il ritmo della stretta in futuro.”
Sandrine Perret, Senior Economist di Vontobel, ha detto:
“Il lift off è finalmente arrivato negli Stati Uniti, con un aumento dei tassi dello 0,25% da parte della Fed durante la riunione di marzo, il primo aumento negli Stati Uniti dal 2018. Il membro votante Bullard ha dissentito, volendo un rialzo più ampio di 50pb in questa riunione.

Il dot plot della Fed è stato molto più “falco” rispetto a dicembre, segnalando rialzi dei tassi in ciascuna delle sei rimanenti riunioni della Fed di quest’anno e 3 ulteriori rialzi nel 2023.
È importante notare che la dispersione dei punti è ampia e sette membri della Fed si aspettano un ritmo di rialzo più veloce del punto mediano. Crediamo che questo ritmo aggressivo di rialzi rifletta una Fed interamente concentrata a portare l’inflazione verso il suo obiettivo del 2%, abbassando la domanda e quindi accettando (e anticipando) che il costo sarà una minore crescita quest’anno.
I mercati hanno digerito abbastanza bene la decisione della Fed ieri, ma raggiungere un “atterraggio morbido” della domanda è molto difficile, a nostro avviso. Il rischio che la Fed stringa troppo rimane non trascurabile quest’anno, anche se i dubbi potrebbero iniziare ad apparire nella seconda parte dell’anno, a meno che non ci siano sviluppi peggiori in Ucraina o immediati prezzi delle materie prime più elevati per un periodo di tempo più lungo.
Riassumendo, condividiamo la visione di Powell di un basso rischio di recessione quest’anno negli Stati Uniti. Ma i rischi di una recessione statunitense nel 2023 aumenteranno con tanto inasprimento previsto.
Le implicazioni dell’invasione russa dell’Ucraina per l’economia statunitense sono “altamente incerte”. Powell ha suggerito che le ricadute della guerra sull’economia statunitense potrebbero venire dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, dal rallentamento della crescita all’estero e da ulteriori interruzioni della catena di approvvigionamento. La volatilità dei mercati finanziari potrebbe anche stringere le condizioni finanziarie e rallentare la crescita. Ma a questo punto, Powell ha solo detto che la Fed eviterà di aggiungere incertezza in cima alle attuali incertezze economiche.”
Salman Ahmed, global head of macro and strategic asset allocation Fidelity International, conclude:

“Come previsto, nella riunione di ieri, la Fed ha aumentato i tassi di 25 punti base. Tuttavia, il reale cambiamento si è visto nel dot plot che segnala ora 7 rialzi dei tassi nel 2022. La Commissione, come emerso nella dichiarazione del Presidente Powell, è d’accordo nel riportare la stabilità dei prezzi nell’economia e lavorare per l’avvio del Quantitative Tapering. Crediamo che la FED nel 2022 realizzerà 3 o 4 rialzi dei tassi, ma le conseguenti condizioni restrittive di un approccio molto “falco” danneggeranno la crescita.
Nel complesso, considerata la nostra prospettiva di stagflazione, inasprita dalla guerra Russia/Ucraina, sembra che l’attenzione della FED si concentrerà di più sulla lotta all’inflazione, nonostante l’incertezza creata dalla guerra.”
Redazione
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