Considerato il contesto di mercato, preferiamo scommettere sull’appiattimento della curva perché gli operatori potrebbero continuare a nutrire scetticismo sulla portata dei rialzi della Fed nel breve termine. A cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management

 

Affrontare l’inflazione a spese della crescita

L’inflazione galoppante sta costringendo le Banche Centrali a innalzare i tassi d’interesse più rapidamente e in misura più consistente rispetto alle previsioni iniziali. Tuttavia, alcuni segnali indicano che queste forti strette monetarie stanno penalizzando la crescita.

Fondamentali

La lotta all’inflazione non è finita e le Banche Centrali dovranno fare di più per vincere la sfida. Il 13 luglio, la Banca del Canada è stata la prima Banca Centrale del G7 ad annunciare un rialzo inatteso di 100 punti base (pb) per contrastare l’inflazione. Si tratta del maggior incremento dei tassi degli ultimi 24 anni.

La Federal Reserve (Fed) ha già innalzato i tassi di 75 pb e dovrebbe continuare a farlo nella riunione del 27 luglio per tenere a freno il carovita. Secondo gli ultimi dati dell’Indice dei prezzi al consumo (IPC) negli Stati Uniti, a giugno l’inflazione totale ha raggiunto il 9,1% segnando, così, il maggior incremento dal 1981 a oggi. Al 5,9%, anche l’IPC core – che esclude i settori volatili dell’energia e dei prodotti alimentari – ha superato le aspettative di mercato (5,7%).

Non vi è dubbio che l’inflazione sia tutt’altro che un fenomeno transitorio e che per tenerlo a bada le Banche Centrali saranno costrette a innalzare il costo del denaro ben oltre le aspettative dei mercati.

Tuttavia, questa strategia comporta alcuni rischi visto che la crescita inizia a rallentare. Secondo il Goldman Sachs Financial Conditions Index (FCI), che utilizza i mercati finanziari per stimare la disponibilità di finanziamenti all’interno di un’economia, sulla crescita soffiano venti contrari.

Da inizio anno, le condizioni finanziarie si sono sensibilmente inasprite e tutte le componenti dell’indice – i tassi monetari, il tasso risk free, gli spread creditizi, i mercati azionari e il dollaro statunitense – si stanno muovendo al rialzo.

Il deterioramento del contesto di crescita è stato ulteriormente evidenziato dal Fondo Monetario Internazionale che ha rivisto al ribasso le proiezioni di aumento del PIL in termini reali degli Stati Uniti per il 2022 e il 2023 portandole rispettivamente al 2,3% e al 2,9% (al 12 luglio 2022).

Valutazioni quantitative

Alla luce del previsto rallentamento della crescita, le aspettative del mercato verso le politiche della Fed si sono notevolmente modificate. Il tasso terminale, ossia quello su cui la Fed finirà per attestarsi, è sceso di 70 pb, al 3%, dopo aver toccato un massimo il 14 giugno 2022.

Ciò dimostra che il mercato nutre timori crescenti riguardo alla crescita e non sa con certezza quanti rialzi la Fed dovrà attuare per realizzare il suo obiettivo. Le aspettative del mercato a breve termine sono state volatili, prefigurando per il 27 luglio 2022 un rialzo tra 75-100 pb. Le previsioni a più lungo termine per il 2023, invece, si sono notevolmente ridimensionate sulla scia della revisione al ribasso delle stime di crescita.

Al momento, gli operatori scontano complessivamente tagli di 22 pb nel 2023 a partire dal mese di marzo, un’inversione di rotta rispetto alla fine dello scorso giugno quando prevedevano ancora un rialzo di 10 pb. Poiché l’inflazione resta elevata, a breve termine il mercato potrebbe aspettarsi ulteriori incrementi dei tassi da parte della Fed. Tuttavia, i timori per la crescita potrebbero limitare la durata del ciclo di inasprimento. (Dati al 20 luglio 2022.)

Fattori tecnici

Sebbene la domanda di reddito fisso continui a essere modesta, recenti indagini di mercato indicano che gli investitori continueranno a spostarsi verso una duration neutra. Ciò trova riscontro nei flussi finanziari: a luglio i fondi obbligazionari di titoli di Stato statunitensi hanno registrato sottoscrizioni per USD 11,2 miliardi (dati al 19 luglio 2022) a fronte dei USD 5,9 miliardi di giugno. Secondo le nostre previsioni, con il progressivo inasprirsi delle condizioni finanziarie e il graduale accentuarsi dei timori per la crescita, potremmo assistere a un incremento degli afflussi di capitale verso i titoli di Stato, a testimonianza che gli investitori stanno allungando la duration.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Nel breve termine, gli investitori devono aspettarsi una prosecuzione della contrapposizione tra inflazione e crescita. Le Banche Centrali hanno chiarito di essere disposte a innalzare i tassi per combattere l’inflazione a spese della crescita. Ciò ha modificato le aspettative dei mercati poiché i timori per l’andamento congiunturale ridimensionano le previsioni di futuri rialzi dei tassi.

Considerato il contesto di mercato, preferiamo scommettere sull’appiattimento della curva in quanto gli operatori potrebbero continuare a nutrire scetticismo sulla portata dei rialzi della Fed nel breve termine. Mentre le obbligazioni a più lunga scadenza offrono copertura contro il rallentamento della crescita.


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Redazione

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