Il comparto dei titoli a bassa capitalizzazione sarà pilotato da fattori diversi rispetto a quelli visti nell’ultimo decennio.  Intervista a Rory Stokes, portfolio manager, Janus Henderson

Come si sono comportate le small cap europee in questa difficile fase di mercato e quali scelte di portafoglio (per paesi, settori etc) avete messo in atto per fa fronte alla situazione?

Le aziende europee di minori dimensioni hanno sofferto, insieme alla maggior parte delle altre asset class, a causa della persistente inflazione che ha costretto le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse. A ciò si è aggiunta la guerra in Ucraina, che ha fatto salire i prezzi dell’energia. Il nostro stile equilibrato e la nostra disciplina di valutazione ci hanno portato a investire in una serie di titoli finanziari e legati all’energia, che hanno beneficiato di questo contesto.

Al contrario, ci siamo trovati sovraesposti al settore dei beni di consumo discrezionali, poiché non avevamo previsto l’entità dello shock dei prezzi dell’energia, che ha aggravato il contesto già inflazionistico. La nostra particolare attenzione alle valutazioni ci ha permesso di non risentire del ribasso dei titoli growth, alcuni dei quali avevano raggiunto multipli molto elevati alla fine del 2021.

 

A vostro avviso, quali condizioni dovrebbero materializzarsi per consentire alle quotazioni delle small cap del Vecchio Continente di risalire la china nel corso dei prossimi anni?

Le società europee di minori dimensioni sono ora un ambito di investimento molto conveniente, sebbene vi sia ancora un’ampia dispersione tra i nomi più economici e quelli più costosi. A nostro avviso, l’inflazione dovrà toccare un picco per consentire di valutare più facilmente il futuro dei tassi d’interesse prima che i mercati riprendano la loro traiettoria rialzista. Una risoluzione del conflitto in Ucraina contribuirebbe inoltre a normalizzare i mercati dell’energia e a stimolare la spesa dei consumatori, anche se riteniamo che la semplice “digestione” dello shock energetico potrebbe essere sufficiente per far sì che i mercati ricomincino a crescere.

In linea di massima, i fattori trainanti del mercato saranno diversi da quelli che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. I tassi d’interesse saranno probabilmente più elevati rispetto al periodo successivo alla crisi finanziaria, il che significa che il flusso di cassa sarà importante e che la crescita sarà più scontata di quanto non lo sia stata in tempi recenti. La necessità di investimenti nelle infrastrutture di generazione e distribuzione dell’energia e il bisogno di catene di approvvigionamento globali resilienti, che sono state messe a dura prova negli ultimi tempi, rendono molto probabile che si verifichi un ciclo di spese in conto capitale. Questa è in genere una situazione favorevole per le piccole imprese europee.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.