In alcuni paesi emergenti la lotta all’inflazione sta dando risultati e i tassi sono prossimi all’inversione di tendenza. Nicolas Forest, Cio di Candriam
Ultimamente c’è molta attenzione verso le banche centrali dei mercati emergenti che a differenza delle loro omologhe nei mercati sviluppati stanno riuscendo a contenere l’inflazione, con quella core che continua a scendere, anche se a un ritmo più lento rispetto agli ultimi 6 mesi.
Gli investitori guardano con attenzione all’America Latina per i suoi tassi di interesse reali positivi. Il Paese ha compiuto progressi sostanziali nel controllo dell’inflazione ed è in prima fila nella fase di transizione verso un allentamento della politica monetarie, in anticipo rispetto ai mercati sviluppati.
Come previsto, la settimana scorsa la banca centrale del Brasile ha tagliato i tassi d’interesse di 50 punti base, portandoli al 12,75%, con la Colombia e il Messico dovrebbero seguirla nei prossimi mesi. Tuttavia, l’aumento dei prezzi del petrolio e la ripresa delle economie continuano a esercitare pressioni al rialzo sull’inflazione, suggerendo che le banche centrali potrebbero adottare un ritmo più lento nell’allentamento delle politiche monetarie.
Le politiche monetarie dei Paesi sviluppati si stanno avvicinando al loro picco, aprendo la strada a un contesto favorevole ai carry trade e al debito emergente, in particolare agli esportatori di petrolio. Pertanto, guardiamo con interesse al debito emergente in valuta locale e siamo sovrappesati sul debito sovrano di Brasile, Messico, Colombia e Indonesia. Per quanto riguarda l’azionario, il Brasile e altre aree dell’America Latina sono interessanti anche per le loro valutazioni con i consumi pronti a trarre grandi benefici dalla riduzione dei tassi d’interesse.
Redazione
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