Le spinte rialziste sui tassi relative alla dinamica crescita/inflazione appaiono in via di esaurimento. A colloquio con Maurizio Sansone, Responsabile fondi in titoli di BCC Risparmio&Previdenza

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?
Il forte rialzo dei rendimenti appare legato sia ad attese di tassi di politica monetaria più elevati che a un aumento del term premium, inteso come componente del rendimento che non è direttamente legata alle attese sui tassi ufficiali.
Riguardo a questi ultimi, un contesto di crescita economica USA, ancora robusta e di inflazione ancora a livelli distanti dal target della Fed, ha portato gli investitori a testare un sentiero di tassi più elevato rispetto a quanto prima prezzato. Il recente aumento dell’instabilità geopolitica non sta producendo effetti rilevanti a livello macroeconomico. I prezzi del petrolio e delle materie prime sono rimasti relativamente stabili. E l’economia beneficia ancora, sebbene in misura inferiore, degli stimoli fiscali post-pandemia.
Probabilmente, è la stessa componente fiscale, nel suo impatto sulla dinamica del debito, responsabile dell’aumento del term premium: il mercato deve assorbire un ammontare netto di emissioni in forte aumento rispetto al passato, considerati anche i minori acquisti della Fed.

Ritiene che questo sia un buon punto di ingresso per coloro che vogliono aumentare la quota del loro portafoglio allocata ai Treasury decennali, o è meglio concentrarsi sui titoli di Stato americani a più breve scadenza?
L’ eccesso di risparmio alimentato da stimoli fiscali senza precedenti appare in buona parte assorbito, il mercato del lavoro è ancora forte ma nuovi occupati e aumenti salariali sono in decelerazione.
Il mercato prezza un tasso di equilibrio di lungo termine di quasi due punti percentuali più alto di quello ancora stimato dalla Fed, il 2,5%. Un’ipotesi ragionevole è che il tasso di equilibrio possa essere quello intorno al quale il mercato ha gravitato nella prima parte dell’anno, ovvero circa il 3,5%.
Il differenziale tra il livello attuale dei Fed Funds, 5,5%, rispetto a questo livello è storicamente elevato e dovrebbe produrre un contesto disinflattivo che consentirebbe alla Fed di ridurre i tassi oltre quanto attualmente prezzato.
Pressioni sul term premium potrebbero perdurare, soprattutto se il governo USA non fosse in grado di stabilizzare il deficit. Tuttavia, con un settore privato che dovrebbe tornare ad aumentare il tasso di risparmio e una bilancia commerciale che mostra una tendenza di miglioramento, le preoccupazioni degli investitori su questo fronte appaiono destinate a rientrare. In questo scenario, le scadenze più promettenti appaiono essere quelle a dieci anni.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

