In questa fase potremmo assistere ad un ritorno alla decorrelazione tra azioni e bond. A colloquio con Mohammed Kazmi, portfolio manager & macro strategist di UBP

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?
Negli ultimi due anni, a preoccupare principalmente il mercato è stata l’inflazione, il che ha spinto le banche centrali a inasprire le proprie politiche nel tentativo di contenere le pressioni inflazionistiche. Non solo queste hanno rialzato notevolmente i tassi, ma hanno approfittato della forte crescita per ridurre ulteriormente la liquidità attraverso l’inasprimento quantitativo.
Questa riduzione della liquidità e l’inasprimento delle condizioni finanziarie hanno pesato sui mercati del rischio e, soprattutto, hanno fatto sì che la correlazione tradizionalmente negativa tra azioni e titoli di Stato non reggesse. Storicamente, i titoli di Stato fornivano protezione ai portafogli in periodi di stress, in quanto gli investitori si spostavano verso questi beni rifugio in caso di aumento dell’incertezza e della volatilità. Tuttavia, nel periodo post-pandemia i mercati non erano preoccupati da una crescita debole, ma dall’inasprimento delle politiche monetarie e dall’aumento dell’inflazione, per cui la detenzione di titoli di Stato non ha protetto i portafogli.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?
Riteniamo che ci troviamo ora in una fase di ritorno delle correlazioni tradizionali, in cui la detenzione di titoli di Stato dovrebbe ricominciare a fornire protezione ai portafogli. Pertanto, è opportuno aumentare i livelli di duration dei tassi d’interesse in portafoglio, tenendo sia i tassi che il rischio di credito. Il motivo principale di questo cambiamento è che con il passare del tempo le banche centrali hanno fatto avvicinare l’inflazione all’obiettivo.
Pertanto, con l’affievolirsi dei timori sull’inflazione, il mercato concentrerà la propria attenzione sui rischi per la crescita, in quanto il precedente inasprimento delle politiche sta iniziando a ripercuotersi sull’economia reale. A ciò si accompagna anche un chiaro cambiamento nella comunicazione delle banche centrali, che suggerisce che abbiamo ormai superato il picco, in quanto la discussione si sposta dal numero di rialzi dei tassi necessari alla durata della politica restrittiva.
Riteniamo che le valutazioni dei mercati dei titoli di Stato siano interessanti, il che supporta il nostro orientamento positivo verso la duration dei tassi d’interesse, dato che ci aspettiamo che il rallentamento ordinato della crescita e dell’inflazione continui. La nostra preferenza va in particolare alla parte anteriore della curva dei tassi, poiché vediamo spazio per un irripidimento, tipico della fine dei cicli di rialzo.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

