Il passaggio da uno scenario soft landing a uno no landing ci fa preferire le scadenze brevi ad elevata remunerazione alla duration. Philippe Gräub, head of global & absolute return fixed income di Ubp

«Qualche mese fa il nostro scenario centrale prevedeva per l’economia americana e quella globale un’evoluzione verso il soft landing nel 2024. Con questo termine intendiamo una decelerazione economica, che magari potrebbe evolversi in una leggera recessione, accompagnata da una sostanziale riduzione dell’inflazione.

Oggi invece riteniamo più probabile quest’anno il no landing:  la crescita, sia del Pil, sia dei prezzi, rimarrà più sostenuta rispetto a quanto si pensava a inizio anno». Con queste parole si è espresso in un incontro a Milano Philippe Gräub, head of global & absolute return fixed income di Ubp. Il gestore della casa svizzera ha rimarcato che è la politica monetaria, decisamente generosa un po’ dappertutto e particolarmente negli Stati Uniti, a fornire un supporto formidabile all’economia. Nelle ultime settimane, infatti, anche il settore manifatturiero e il capex a esso associato hanno ripreso a mostrare buoni incrementi, segno di una ripresa più organica e non solo affidata ai consumatori.

Non sorprendentemente, in precedenza Gräub puntava con una certa decisione sulle emissioni a maggiore duration, un approccio che non ha molto senso nel caso in cui si condivida lo scenario del no landing: «Innanzitutto riteniamo che le banche centrali resteranno decisamente caute nella politica dei tassi. Stimiamo, ad esempio, che la Bce, dopo il taglio ormai dato per certo a giugno, attuerà solo un altro ribasso nel 2024. La Federal Reserve al massimo diminuirà i Fed Funds di 25 punti base a dicembre, per poi proseguire con molta prudenza nel 2025. Date le prospettive di un costo del denaro higher for longer, un’inflazione (soprattutto nei servizi) più persistente di ciò che si pensava nel recente passato e la forma delle curve dei rendimenti dei governativi, pensiamo che non vi sia grande valore nella duration. Preferiamo infatti la liquidità che paga rendimenti decisamente interessanti».

L’approccio illustrato dal money manager per la propria strategia obbligazionaria globale è incentrato su una struttura barbell, in cui a un 50% in cash viene accompagnata un’altra metà del portafoglio investita in high yield, che presentano diversi emittenti e tipologie di emissioni (ad esempio i subordinati bancari europei) dal rendimento interessante. Il buon andamento del Pil dovrebbe infatti mantenere decisamente contenuto il tasso di default a fronte di spread ancora di buon livello. In questa maniera Gräub mira costruire un portafoglio con un obiettivo di rendimento annuo del 7%, in linea con quanto fornito storicamente dall’azionario. Il tutto mantenendo un elevato carry, che in tempi incerti come questi rappresenta un fattore importante per attutire i rischi.

 

 


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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.