La view di investimento a cura di Eurizon 

Sviluppi positivi per lo scenario macro nell’ultimo mese

Linflazione USA è risultata inferiore alle attese, interrompendo la risalita mostrata nei primi mesi dell’anno. I dati macro americani hanno continuato a mostrare una economia in crescita stabile, ma non più in accelerazione, e anche questo ha raffreddato i timori di surriscaldamento inflazionistico.

In Eurozona, con una inflazione ormai stabilizzata vicino all’obiettivo del 2%, si sono avute conferme del graduale miglioramento dell’attività economica che si sta allontanando dallo stato di stagnazione con cui aveva terminato il 2023.

In tale contesto, la BCE ha abbassato i tassi di interesse. Le attese di consenso prezzano un nuovo taglio dei tassi in autunno e la prosecuzione dell’allentamento nel 2025 fino a portare i tassi in zona 2,5%.

Per la Fed i future sui tassi monetari continuano a prezzare un primo taglio in autunno, per iniziare un ciclo di ribassi che porti i Fed Funds dal 5,5% attuale al 4,0% a fine 2025.

Attenzione anche sui temi politici e, in particolare, sulle elezioni anticipate in Francia. Considerando episodi simili nel passato, lo scenario che appare più probabile prevede un picco dell’incertezza (e della volatilità) prima del voto e un rientro dopo, favorito solitamente da un atteggiamento della parte che vincerà più accomodante rispetto ai toni usati in campagna elettorale.

Rallentamento?

Dopo una prima metà d’anno all’insegna di dati macro sopra le attese, sono bastati alcuni dati meno forti per aprire il dibattito sull’eventualità di un secondo semestre all’insegna del rallentamento per l’economia globale e, in particolare, per quella americana.

Lo scenario ritenuto centrale prevede una prosecuzione del ciclo espansivo, senza particolari tendenze al rallentamento. È vero che l’economia americana ha terminato la riaccelerazione 2022/2023, a sua volta ultimo scossone dell’assestamento post-Covid, ma ora è in fase di crescita stabile, avendo completato l’assorbimento degli eccessi della ripartenza postpandemia.

Covid e post-Covid avevano creato una volatilità macroeconomica senza precedenti. Dopo avere sfiorato lo zero a inizio 2022, l’economia USA ha riaccelerato per tutto il 2023 e appare ora in una fase di crescita stabile alla sua velocità di crociera (2,0%/2,5% in media annua).

Il ritorno a una condizione “normale” per l’economia USA emerge in modo chiaro dal mercato del lavoro. La ripartenza post-Covid aveva creato un eccesso di crescita (e di richiesta di lavoratori da parte delle imprese) mai visto in precedenza. Eccesso che spiega in larga parte la fiammata inflazionistica del 2022.

Un eccesso che ha impiegato due anni a essere assorbito (e il processo non è ancora del tutto completato). Le previsioni di recessione per l’economia USA nel 2023, clamorosamente smentite, avevano scambiato un rallentamento che eliminava gli eccessi precedenti, con la discesa sotto la “linea di galleggiamento’’.

Questo vale per la ricostruzione del passato, ma la domanda adesso è: l’economia USA sta rallentando e rischia di scendere sotto la “linea di galleggiamento’’? Per ora non si vedono segnali in questo senso.

Su quattro indicatori di mercato del lavoro (NFP, ADP, HH surveys jobless claim) solo uno (HH survey) mostra segnali di debolezza. Va però notato che la HH survey è molto volatile e storicamente è la meno affidabile nella misurazione dei posti di lavoro.

La divergenza tra la HH survey e gli altri indicatori merita attenzione. Ma non può essere considerata la prova evidente del rallentamento americano.

Cambiando angolo di osservazione, si nota che il consumatore americano gode ancora di ottima salute. I consumi hanno smesso di accelerare, e ciò è un bene per il contenimento dell’inflazione, ma non si vedono segnali di inversione di tendenza.

Le determinanti del reddito disponibile registrano una crescita dell’occupazione in assestamento, dopo la straordinaria volatilità a cavallo del Covid, mentre l’andamento dei salari reali è tornato positivo dopo la fiammata inflazionistica.

La somma di andamento dell’occupazione e dei salari mostra un reddito reale da lavoro in grado di sostenere l’espansione dei consumi al ritmo del 2% annuo, in linea con la velocità di crociera dell’economia USA, già nel ciclo pre-Covid.


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Redazione

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