Le misure di ritorsione della Cina entreranno in vigore il 10 febbraio, lasciando una finestra di opportunità per un accordo tra Stati Uniti e Cina. Robert Gilhooly, senior emerging markets economist di abrdn

Le azioni mirate della Cina – a differenza dei dazi generalizzati del 10% imposti dagli Stati Uniti – dovrebbero inoltre ridurre il rischio di un’escalation della guerra commerciale, mentre l’attenzione dell’amministrazione statunitense sul fentanyl apre uno spiraglio per una distensione.

La Cina potrebbe applicare restrizioni alle esportazioni delle materie prime utilizzate per la produzione di fentanyl, in particolare verso il Sud America, placando forse in parte Stati Uniti.

E anche se i recenti dazi supplementari del 10% fossero revocati, la Cina potrebbe dover affrontare altre misure tariffarie. L’attuale legislazione Section 301 offre un meccanismo per aumentare i dazi sui prodotti cinesi, anche se l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) dovesse essere impugnato in tribunale o se venissero adottate misure severe sul fentanyl.

La tempistica delle misure commerciali statunitensi resta incerta. Prevediamo che l’aliquota tariffaria media bilaterale applicata alle merci cinesi si stabilizzerà probabilmente tra il 35% e il 40%, in aumento rispetto al circa 15% registrato alla fine del mandato di Biden e superiore al 25% implicito nei dazi introdotti lo scorso 2 febbraio.

Nell’ultima guerra commerciale, il renminbi si è mosso quasi in rapporto di 1 a 1 con la variazione dell’aliquota tariffaria media bilaterale, quindi anche un aggiustamento parziale potrebbe facilmente spingere il tasso di cambio USD-CNY a 8 o oltre, offrendo un’ulteriore ragione agli investitori globali per restare in attesa.
Se da un lato l’allentamento della politica monetaria dovrebbe limitare il freno nel breve termine e impedire che la crescita del PIL scenda sotto il 4,5% quest’anno, dall’altro gli effetti negativi di lungo periodo saranno più difficili da evitare. L’incertezza sulle relazioni commerciali probabilmente peserà ulteriormente sugli investimenti diretti esteri, già in una posizione precaria, come indicato dall’ultimo sondaggio della Camera di Commercio Americana in Cina.
Se la guerra commerciale dovesse rafforzare la spinta verso una maggiore autosufficienza e orientare gli investimenti verso i settori ad alta tecnologia, le autorità potrebbero non riuscire a stimolare i consumi interni, con il rischio di amplificare ulteriormente le tensioni commerciali.


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Redazione

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