Fed, la sfida della politica alla sua indipendenza potrebbe minare la confidenza del mercato. Vincent Mortier, CIO Amundi Group
L’estrema incertezza politica negli Stati Uniti si riflette in una maggiore variabilità delle previsioni macroeconomiche. Le recenti tendenze dei rendimenti obbligazionari indicano un cambiamento in corso: gli asset statunitensi non rappresentano più il principale rifugio in tempi di incertezza e sia i Treasury sia il dollaro USA stanno perdendo il loro ruolo di bene rifugio per eccellenza. Se da un lato siamo dell’idea che sia prematuro mettere in discussione la fiducia negli asset statunitensi, dall’altra pensiamo che un’eventuale sfida all’indipendenza della Fed e l’eccessiva incertezza politica potrebbero minare la confidenza del mercato. Ad esempio, i rischi percepiti riguardo ai deflussi di capitali e il parziale riposizionamento nei mercati hanno causato la recente divergenza tra i rendimenti statunitensi e il dollaro. Per quanto riguarda l’immediato futuro, i principali temi da monitorare sono i seguenti:
La guerra commerciale e il protezionismo avranno un impatto sulla crescita statunitense, ma il nostro scenario centrale non prevede per il momento una recessione causata dai dazi
Si stima che la crescita del PIL quest’anno si attesterà attorno all’1,5%, in calo rispetto al quasi 3% dello scorso anno. I dazi e le pressioni sui consumi, il mercato del lavoro e l’effetto negativo sulla ricchezza sono i principali fattori che avranno un impatto sulla crescita. I dazi statunitensi eserciteranno pressioni sulle esportazioni europee e sulla crescita, ma l’Europa beneficerà anche di alcuni fattori decisamente incoraggianti quali la spesa fiscale in Germania, il basso prezzo del petrolio e la blanda reazione dell’UE ai dazi statunitensi.
La Fed è alle prese con le aspettative d’inflazione dei consumatori, ma probabilmente deciderà di supportare la crescita
Un disancoraggio delle aspettative dei consumatori potrebbe incidere sulle dinamiche di contrattazione salariale, finendo con l’alimentare ulteriormente l’inflazione effettiva. La tempistica degli interventi della Fed sarà importante. Per adesso crediamo che taglierà i tassi tre volte nel corso dell’anno.
Per la BCE il dilemma è minore perché sta già prendendo atto di previsioni di crescita più deboli per la regione
Abbiamo rivisto al ribasso le nostre aspettative sul tasso finale, portandolo dall’1,75% all’1,50%, e prevediamo che la BCE effettuerà tre tagli ai tassi di interesse. Nel Regno Unito il raffreddamento del mercato del lavoro, il rafforzamento della sterlina e l’eliminazione dei dazi sulle importazioni dovrebbero esercitare pressioni ribassiste sull’inflazione consentendo alla Bank of England di tagliare tre volte i tassi di interesse nel corso del 2025.
La Cina dovrà trovare un modo per crescere puntando maggiormente sui consumi domestici
. I dazi USA nei suoi confronti rimangono più alti rispetto alla precedente amministrazione Trump e la crescita del Paese ne risentirà. Al momento i politici cinesi stanno rispondendo con ritorsioni, ma pensiamo che dovranno focalizzarsi anche sulla domanda interna e sui consumatori utilizzando sia gli strumenti monetari sia quelli fiscali.
Nel medio periodo prevediamo un indebolimento dell’economia, il che avvalora una strategia di allocazione prudenziale. Tuttavia, non ci troviamo ancora in questa situazione e per ora rimaniamo leggermente favorevoli al rischio. Per quanto riguarda il reddito fisso, rimaniamo positivi sulla duration soprattutto dei titoli obbligazionari dell’Unione Europea e del Regno Unito, mentre siamo prudenti sul Giappone. Manteniamo invece una posizione neutrale sugli Stati Uniti: se da un lato l’inflazione sta diminuendo, dall’altro le aspettative d’inflazione dei consumatori rimangono elevate. Le valutazioni delle obbligazioni societarie stanno scontando un indebolimento della crescita eppure i fondamentali rimangono solidi. Siamo quindi ottimisti sulle obbligazioni societarie Investment Grade dell’Unione Europea viste le loro valutazioni e ci paiono interessanti anche i titoli finanziari. Rimaniamo invece cauti sulle obbligazioni societarie High Yield statunitensi.
Nell’azionario, le maggiori incertezze sul mercato azionario americano sta confermando la riallocazione degli investimenti verso regioni come l’Europa, il Regno Unito e il Giappone.
Considerata la compressione dei multipli di valutazione, l’elemento di maggiore incertezza riguarda la dinamica degli utili. Pur rimanendo generalmente cauti sugli Stati Uniti, ravvisiamo alcune opportunità selettive sui titoli Value, sui titoli di qualità e sugli indici equal weighted, sui titoli con valutazioni ragionevoli e su quelli che sono relativamente al riparo dalle politiche di Trump. In Europa privilegiamo quei titoli difensivi del settore dei beni di consumo primari e del settore sanitario dotati di una forte capacità di dettare i prezzi e di modelli di business solidi. Per quanto riguarda invece i titoli ciclici, ci piacciono i titoli bancari europei di qualità e le società a bassa-media capitalizzazione per via della loro esposizione al mercato interno.
Gli asset dei mercati emergenti hanno beneficiato sinora della debolezza del dollaro, delle aspettative dei tagli dei tassi d’interesse da parte della Fed, dei rendimenti obbligazionari domestici interessanti e di una crescita resiliente. Tuttavia, l’incertezza riguardo alle politiche di Trump potrebbe pesare su questa classe di attività. In particolare, siamo costruttivi sul debito in valuta forte e sul debito societario perché i rendimenti assoluti sono interessanti. Per quanto riguarda il debito in valuta locale, esistono alcune opportunità in America Latina e nei mercati frontier. Per quanto riguarda l’azionario dei Paesi emergenti, la Cina è vulnerabile ai dazi e alle restrizioni, mentre l’America Latina e la regione MENA sembrano relativamente al riparo dai dazi statunitensi, e quindi manteniamo un’opinione positiva sull’America Latina e sull’India. Siamo ottimisti anche sui Paesi emergenti europei.
Per quanto riguarda gli investimenti multi-asset, manteniamo un atteggiamento leggermente favorevole al rischio nonostante, perché le condizioni macroeconomiche, del credito e della liquidità sono ancora ragionevolmente solide.
Da un punto di vista tattico stiamo modificando la nostra posizione, attualmente siamo meno positivi sulle azioni dei Paesi sviluppati e più positivi sui titoli di Stato dei Paesi
emergenti. Inoltre abbiamo un atteggiamento più favorevole nei confronti dell’euro rispetto al dollaro statunitense, perché l’eccezionalismo statunitense sta venendo meno e i tassi di interesse più bassi dopo le sforbiciate della Fed potrebbero ridurre gli afflussi nelle attività statunitensi e favorire il rientro dei capitali verso l’Europa e l’Asia. Rimaniamo positivi sull’oro che rimane un’ottima copertura nei confronti delle tensioni geopolitiche e dei rischi d’inflazione
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

