Usa, il picco della disputa sui dazi è stato raggiunto. Il paese non andrà in recessione ma sperimenterà una fase di crescita debole e inflazione in rialzo. BNP Paribas
La tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina è stata un toccasana per i mercati, perché sembrerebbe che lo scenario peggiore sui dazi sia stato evitato. Tuttavia, il solo annuncio dello scorso 2 aprile ha generato delle conseguenze, soprattutto per le incertezze che ha generato sul tessuto economico globale e tra gli investitori. All’interno di questo scenario è quindi lecito chiedersi che cosa succederà agli asset in dollari.
Dazi Usa e impatto sull’economia mondiale
Le riflessioni elencate, hanno aperto l’outlook globale di Bnp Paribas indirizzato alla stampa. Le incertezze sul mercato rimangono, anche se, sempre secondo l’istituzione francese, il picco relativo alla disputa commerciale dovrebbe essere stato toccato, nonostante gli eventuali progressi futuri non saranno lineari. Bnp Paribas sostiene infatti che l’aumento dei dazi intaccherà il Pil globale e, in misura maggiore, avrà un impatto su quello degli Stati Uniti, che non andranno in recessione, ma registreranno una crescita più debole e un’inflazione più elevata. Per queste ragioni, la previsione è che la politica monetaria della Fed rimanga invariata durante il 2025.
Scenario più incoraggiante per l’Europa
Anche l’Europa vedrà una moderazione della crescita, ma l’indice dei prezzi al consumo sarà più basso e ciò permetterà alla Bce di tagliare i tassi di riferimento nelle prossime riunioni sino a portarli a 1,75%. Lo scenario europeo presenta però delle prospettive incoraggianti, perché gli annunci fatti di prossimi stimoli fiscali dovrebbero sostenere l’attività economica e, per tale ragione, Bnp Paribas si attende un aumento di 50 punti base dei tassi d’interesse nella seconda metà del 2026.
E la Cina…
Per quanto riguarda la Cina, invece, la banca d’investimento si aspetta una politica di stimoli fiscali che dovrebbe tendere a minimizzare l’impatto dei dazi, ma non sono previsti interventi consistenti, bensì una serie di misure che avranno un effetto graduale. Per quanto riguarda invece gli investimenti diretti all’estero, è possibile che le politiche commerciali della Casa bianca spingano Pechino a guardare con maggiore interesse all’Europa e ai mercati emergenti, regioni verso le quali potrebbero essere indirizzate maggiori esportazioni.
Cosa aspettarsi dai mercati
Bnp Paribas prevede che i rendimenti dei titoli decennali statunitensi rimarranno stabili nel terzo trimestre, per poi moderarsi leggermente nel quarto e scendere con l’avvicinarsi dei tagli dei tassi da parte della Fed. La fiducia nel dollaro statunitense e l’attrattività degli asset in Usd non sono state completamente ripristinate. La pausa della Fed farà salire i rendimenti dei Treasury a 2 anni che, successivamente, dovrebbero scendere, chiudendo il 2025 al 4,00%, prima che la Fed proceda a quattro tagli dei tassi nel 2026. Il rendimento a 10 anni dipenderà maggiormente dalla percezione e dalle notizie relative al deficit, alla domanda/ offerta dei titoli governativi e, in misura minore, al contesto economico.
Le aspettative in Europa
In Eurozona, la previsione sui governativi a 2 anni è di un leggero calo dei rendimenti entro la fine dell’anno e di un significativo aumento il prossimo anno, poiché le previsioni sono di un incremento dei tassi nel 2026. Le proiezioni a 10 anni riflettono una spesa pubblica tedesca molto più elevata in futuro e vengono privilegiati i titoli che accentuano la pendenza della curva nel lungo termine. Per quanto riguarda il Regno Unito è atteso un modesto rialzo per le basse valutazioni dei titoli di stato, viste le aspettative che Banca d’Inghilterra continuerà a tagliare gradualmente i tassi. In Giappone le aspettative sono per una curva dei titoli a lunghissimo termine che rimarrà ripida.
Dollaro in indebolimento
La banca d’investimento si attende un deprezzamento del dollaro Usa a seguito dei deflussi di capitali dagli asset statunitensi e l’euro dovrebbe trarne beneficio. Tuttavia, visto l’ammorbidimento dell’amministrazione Usa in materia di dazi, è stata rivista al ribasso la nostra stima di fine anno per il cambio Eur/Usd a 1,18 (da 1,20 in precedenza). Analogamente, è stato rivisto al ribasso il deprezzamento del cambio Usd/Jpy da 140 da 135.
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

