La prima metà del 2025 sé stata caratterizzata da quella che Edmond de Rotschild Asset Management ha definito volatilità  occasionale senza grandi conseguenze sui mercati. L’outlook per il secondo semestre

In effetti alla tempesta di aprile ha fatto seguito un ritorno ai massimi di inizio anno di molte attività. Nell’outlook inerente la seconda metà dell’anno però la casa svizzera sottolinea come i rischi di recessione rimangano presenti per quanto moderati.

Innanzitutto le tensioni geo-politiche non sono sparite né sul fronte ucraino né in Medio-Oriente e neppure nello stretto di Taiwan. Dall’altra parte appare difficile fare una previsione circa quello che succederà sul piano dei rapporti commerciali fra UE e Stati Uniti. Un deterioramento del quadro in questo ambito indubbiamente potrebbe portare uno shock stagflattivo.

Dall’altra parte il Big Beautiful Bill di Donald Trump sicuramente agisce come stimolo alla crescita, stimata in circa un 1% addizionale all’anno, con il rischio però di provocare un ulteriore indebolimento del biglietto verde. Quest’ultimo infatti sembra stare sperimentando un prolungato periodo di decadenza proprio a causa della rinnovata prudenza nei confronti del reddito fisso americano da parte degli investitori istituzionali non statunitensi.

In un simile scenario non sorprende che la casa svizzera raccomandi per i prossimi sei mesi un leggero sotto-peso sull’equity, e in particolare quello made in Usa. Contemporaneamente prudenza viene espressa nei confronti della duration e del Dollaro, con Benjamin Melman, Chief Investment Officer at Edmond de Rothschild AM, che ricorda come nel corso della crisi fra Israele e Iran la correlazione fra l’andamento dei bond a lunga scadenza e del mercato azionario sia rimasta debole. Inoltre viene sottolineato come la recente legge finanziaria approvata da Washington abbia svuotato in buona parte le raccomandazioni di tagli alla spesa pubblica elaborate dal DOGE.

Ancora più cruciale è il fatto che l’intero Occidente dovrà affrontare in futuro investimenti importanti. La ricostruzione delle infrastrutture, le maggiori necessità a livello di budget militari nonché la relocalizzazione (almeno parziale) delle catene produttive e lo sforzo per aumentare la  richiederanno spese imponenti che spingeranno la struttura della curva dei rendimenti verso una struttura sistematicamente più ripida.

Secondo Melman ci vorrà l’avvio di una recessione conclamata per tornare a vedere fenomeni tipici del passato, in particolare un andamento opposto fra azionario e bond governativi nell fasi di contrazione a livello macro.


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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.