Il settore andrà inconto ad una fase di alti e bassi. La gestione attiva sarà fondamentale per ottenere performance. Richard Clode, CFA, Portfolio Manager di Janus Henderson Investors

L’intelligenza artificiale è simile a una “corsa agli armamenti” per le aziende e i paesi. Non prevediamo alcun rallentamento degli investimenti in conto capitale nel breve termine, dato che siamo all’inizio di questa tecnologia generazionale con mercati e casi d’uso in continua espansione. Come per ogni vera ondata tecnologica, come quella dei PC, dei dispositivi mobili e di Internet, i lunghi orizzonti di investimento richiedono investimenti significativi per realizzare il proprio vero potenziale di crescita. Le mega cap tech stanno investendo in data center, talenti e chip, e ora siamo giunti alla fase in cui i fondi vengono destinati non più all’addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), ma a casi d’uso reali. Questo sta infondendo maggiore fiducia sia alle aziende che agli investitori per giustificare gli ingenti investimenti che stiamo osservando. I recenti round di finanziamento di OpenAI e xAI, nonché la prossima conclusione di quello di Anthropic, confermano questa narrazione.

L’effetto One Big Beautiful Bill Act

Un altro sviluppo chiave è stata la riforma fiscale attraverso il One Big Beautiful Bill Act del presidente Trump. Tra le misure annunciate, le aziende possono ora dedurre il 100% delle spese di ricerca e sviluppo (R&D) nazionali, con l’estensione permanente dell’ammortamento del bonus del 100% per le spese in conto capitale qualificate, consentendo anche le spese retroattive per la R&D capitalizzata dal 2022 al 2024. Per le grandi aziende tecnologiche che spendono decine di miliardi in R&D e infrastrutture AI/cloud, questo è un vantaggio importante dal punto di vista fiscale e del flusso di cassa.

Detto questo, anche se siamo ancora lontani dal picco degli investimenti, dobbiamo essere ancora più selettivi nell’identificare i leader dell’IA e i veri beneficiari man mano che si presenteranno le prossime fasi di sviluppo dell’IA e le relative opportunità di investimento.

Sebbene l’attuale panorama economico, geopolitico e tecnologico sia diverso da quello degli anni della bolla dot.com, l’ondata dell’IA durerà diversi anni, con periodi di alti e bassi e cicli di hype. Insieme al ritorno del costo del capitale, al rischio di concentrazione in un numero ristretto di titoli tecnologici dominanti e ai rischi geopolitici, un approccio attivo dovrebbe rivelarsi vantaggioso per gli investitori.

Differenze con la bolla dot.com

Rispetto al 2000, c’è una grande differenza nel numero di società non redditizie e nei loro rapporti P/E. Nel primo trimestre del 2000, circa il 36% delle società tecnologiche statunitensi era in perdita, contro il 21% nel primo trimestre del 2025. Le Magnifiche 7 sono oggi scambiate a un P/E di quasi 40 volte gli utili futuri ma, escludendo Tesla con un P/E superiore a 100, le altre sono scambiate a un rapporto P/E medio di 20 volte, ben al di sotto dei principali titoli tecnologici del 2000, molti dei quali avevano un P/E superiore a 1000.


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Redazione

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