Per Franklin Templeton, più che dare una view su quale livello potrebbero raggiungere le piazze finanziarie nei prossimi dodici mesi, è opportuno soffermarsi su quelli che sono i temi che caratterizzeranno il 2026 e seguirne l’evoluzione

Per quest’anno, l’asset manager ne individua tre: l’ampiamento delle opportunità d’investimento, l’irripidimento della curva dei rendimenti e l’indebolimento del dollaro. A illustrare questo approccio è stato Pierluigi Ansuinelli, vice president, portfolio manager, Franklin Templeton Investment Solutions durante un incontro con la stampa.

Ampliamento

Le attese sono che lo scenario globale degli investimenti si ampli e che l’eccezionalismo americano ne esca in qualche misura ridimensionato. “Quando si investe, soprattutto nei mercati azionari,” ha spiegato Ansuinelli “lo si fa per catturare la crescita economica e degli utili aziendali. Dal 2009 in poi, sono Stati gli Stati Uniti a primeggiare in tale senso e ciò si è riflesso nella performance delle borse. Tuttavia, stanno affiornado dei segnali di cambiamento: i mercati emergenti, che negli ultimi cinque anni avevano fatto registrare corsi al rialzo pari a un terzo di quelli americani, nel 2025 hanno fatto meglio poco meno di tre volte”.  Secondo il gestore, le valutazioni cui trattano i mercati in termini di P/E prospettico (ossia per i prossimi 12 mesi) mostrano che quasi tutte le borse azionarie risultano a sconto rispetto agli Usa. Tuttavia, per non cadere nella “trappola del valore”, sottolinea, occorre che ci sia un’attesa di crescita degli utili aziendali: quest’anno i profitti delle società dei paesi emergenti sono attesi crescere più di quelli americani. Anche in Europa, da questo punto di vista, le politiche monetarie e fiscali dovrebbero favorire una ripresa economica degli utili delle imprese e, di conseguenza, sostenere gli indici di mercato la cui composizione è molto diversa da quella americana. Ma pure negli Usa le previsioni di crescita per le società industriali e finanziarie sono migliorate, così come per le piccole capitalizzazioni (settori più ciclici); questo aspetto, insieme alle valutazioni più contenute rispetto ai best performer del mercato, lascia spazio a un allargamento della base dei titoli in cui avere esposizione.

In termini di investimento, le considerazioni fatte portano Franklin Templeton a essere molto positivi sui mercati emergenti, più costruttiva in Europa

Irripidimento

“In un contesto di crescita economica sostenuta da politiche fiscali espansive, dall’America alla Germania fino in Giappone, i governi hanno deciso di spendere di più nella finanza pubblica e attrarre così i capitali privati” ha commentato Ansuinelli.  Ciò spinge la curva dei rendimenti obbligazionari a irripidirsi ulteriormente. I conti pubblici delle economie avanzate hanno conosciuto un deterioramento che potrebbe pesare ulteriormente in negativo sulle scadenze più lunghe dei titoli governativi. A tale proposito, ha ricordato il gestore, la situazione americana potrebbe peggiorare nel caso la Corte Suprema dovesse giudicare illegittimi i dazi di Donald Trump. Infine, il consistente aumento della spesa privata indirizzata gli investimenti nel settore tecnologico, soprattutto americano, dovrebbe tradursi in un forte bisogno di capitali: per finanziarli e per attrarre gli investitori occorrono rendimenti più elevati. I livelli di CapEx per il 2026 nel settore It sono previsti – in casi estremi – raggiungere 700 miliardi di dollari: nel 2025 tali investimenti hanno rappresentato l’1,5% del Pil US, una quota importante, ma gestibile e tale da non agitare i timori di un’altra bolla dot.com.  Secondo Ansuinelli, l’irripidimento della curva dei rendimenti potrebbe diventare un problema se dovesse raggiungere i livelli di 4,8-5% sul decennale, livello che potrebbe iniziare a danneggiare i mercati azionari.

In questo scenario, con un livello di liquidità elevata ancora presente sui mercati, il calo dei tassi a breve implica un rischio di reinvestimento, con proventi in calo se si resta su scadenze a breve termine. Emerge così la necessità di trovare un‘alternativa che l’asset manager trova nell’aumentare la duration, nelle obbligazioni corporate, azioni e debito emergente o aumentando l’esposizione azionaria.

Indebolimento

La flessione del dollaro americano, secondo Ansuinelli, non è ancora finita: i tassi dovrebbero scendere (per Franklin Templeton l’avocato taglio dei tassi della Fed potrebbe avvenire nel primo semestre di quest’anno), nonostante l’inflazione (Pce) sia ancora sopra l’obiettivo di riferimento. e i flussi d’investimento potrebbero favorire altre piazze finanziarie al di fuori degli Usa. La debolezza del dollaro, anche se attesa inferiore a quella del 2025, dovrebbe favorire il debito emergente e permettere politiche monetarie accomodanti da parte delle banche centrali di questi paesi, di cui beneficerebbero i corsi azionari. Ciò nonostante, il biglietto verde rimane ancora centrale negli scambi commercial e pesa per il 57% delle riserve valutarie globali.


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav