In generale il rapporto tra i consulenti finanziari e le diverse normative, specie europee, che ne regolano l’attività, non è per nulla facile.

Da una parte le regole, costruite con l’intento di salvaguardare l’interesse dei risparmiatori, spesso si risolvono in lungaggini burocratiche che non portano consistenti vantaggi al cliente, ma rendono la vita difficile al professionista. E per di più è in arrivo una raffica di adempimenti, che non sono da poco: la Ris, che obbliga i professionisti a specificare con la massima pignoleria tutti i costi, diretti e indiretti, di un asset, il value for money, una sorta di spietata analisi del reale valore della consulenza, la Dora e la regolamentazione digitale, che chiariscono fino a che punto può essere usata la tecnologia e più in particolare l’intelligenza artificiale nella prestazione di servizi, la Mica, che regolamenta l’inserimento di criptovalute nei portafogli, sono tutti temi con i quali i consulenti o hanno già a che fare o che faranno presto parte della vita quotidiana.

Pur trattandosi di elementi che saranno fondamentali nella professione della consulenza finanziaria, non sempre da parte dei player che operano in questo mercato c’è una chiara consapevolezza di che cosa stia per succedere: molte regole vengono sentite come vaghe minacce rispetto a un felice passato che non tornerà più. In realtà non è esattamente così e, comunque, è necessario che da parte di tutti gli attori che si muovono nel settore dei servizi finanziari ci sia una piena cognizione di ciò che sta per accadere. E non è detto che tutto si risolva in negatività.

Per fare un po’ di chiarezza su questi punti e sul futuro normativo che attende consulenti e banker, Fondi&Sicav si è rivolto all’Anasf, l’associazione di categoria che da una parte rappresenta i professionisti, dall’altra partecipa, in sede europea, alla stesura di leggi e direttive che riguardano tutto il settore. Hanno risposto Ferruccio Riva, vicepresidente di Anasf, che ha una solida competenza sulle normative, e dall’altra, Luigi Conte, presidente Anasf, che ha illustrato le componenti più politiche delle nuove regole.

Con l’arrivo della Ris, che cosa cambia per gli inducement? Anche se il modello commissionale resta in piedi, ma con obblighi più stringenti, sarà concretamente ancora utilizzabile dai singoli consulenti?

Ferruccio Riva: «La Retail investment strategy si poneva originariamente l’obiettivo di rivedere due aspetti fondamentali: i costi lato produzione e quelli lato distribuzione di prodotti e servizi finanziari. La seconda parte è stata sostanzialmente rinviata (Mifid3). La lettura delle proposte avanzate nell’arco dell’ultimo quarto di secolo dalla Commissione europea, pur nelle varie modifiche del proprio organico, dai lavori della prima Mifid a oggi, propone comunque un fil rouge abbastanza chiaro, reso più evidente dai due modelli di consulenza, su base indipendente e non indipendente, contenuti nella direttiva Mifid2. L’obiettivo più volte manifestato è giungere a un costo definito e autonomo della prestazione consulenziale, questione però chiaramente osteggiata dai principali paesi dell’Ue e difficilmente proponibile de iure condendo per questioni di sostenibilità per tutti i potenziali destinatari, per diffusi problemi culturali e varietà di modelli tra i diversi paesi. Si rende necessario, quindi, il mantenimento del sistema remunerativo professionale mediante inducement, possibilmente affiancato da modalità di consulenza cosiddetta “evoluta”, che ricalchino il più possibile la prestazione su base indipendente, per potere arrivare a un’evoluzione graduale del mercato».

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Redazione

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