La fotografia di quanto accaduto nei mercati la settimana scorsa e i principali eventi in agenda per quella in corso. Il weekly a cura di Cassa Lombarda
Come previsto, alla riapertura degli scambi dopo la lunga pausa per il capodanno cinese estesa a causa dell’epidemia di coronavirus, le Borse della Cina continentale sono crollate. Shanghai ha perso il 7,72%, accusando la flessione più ampia dal 2005, mentre Shenzhen ha chiuso in calo dell’8,41% dopo essere arrivata a perdere il 9,1%. Tra i settori più colpiti quelli delle telecomunicazioni e il comparto dei titoli tecnologici. Per cercare di stabilizzare i mercati azionari, l’autorità finanziaria cinese ha deciso di vietare le vendite allo scoperto. Negli Stati Uniti il presidente Trump terrà, al Congresso riunito, il suo discorso sullo stato dell’Unione, mentre nell’Iowa partirà la corsa finale dei candidati Democratici alle elezioni primarie del partito. Attese le decisioni delle banche centrali in Russia, Australia ed India e la testimonianza di Lagarde al Parlamento UE. Tra le trimestrali, a livello internazionale, quelle di Google, Twitter, Sony, Spotify, Merck, GSK, Sanofi, FCA, Toyota, Ford, Ferrari, GM, Uber, Total, Enel, BNP, Ing, SocGen, Unicredit, Disney, Siemens, Philip Morris e L’Oreal. Fitch venerdì si esprimerà sul rating dell’Italia (BBB/negativo). Lo stesso giorno sarà pubblicato il job report americano di gennaio.
Macro review
Venerdì scorso, 31 gennaio 2020, 47 anni dopo la sua aggregazione, il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea. La prima lettura del Pil 4Q di Eurozona ha registrato solo +0,1% contro attese per un +0,2%. Deludente lettura del Pil 4Q per l’Italia, sceso dello 0,3% su base trimestrale, peggior dato dal 2013, e sulle previsioni di un Pil in crescita dello 0,2% per tutto il 2019. La prima lettura del Pil Usa per il 4Q ha centrato le stime ferme a +2,1%, con questa stima il 2019 si è chiuso con una crescita pari al 2,3%, il ritmo più lento dal 2017. Le spese per i consumi, da cui dipendono due terzi del Pil, hanno rallentato al +1,8% dal +3,2% del terzo trimestre.
Obbligazioni
Il mercato obbligazionario archivia un mese di gennaio da record sul primario in Euro, con oltre €238,5 miliardi raccolti, ben €17 miliardi in più di gennaio 2019 precedente mese record. Nella sola settimana terminata il 10 gennaio sono stati raccolti €92,5 miliardi. Anche il mercato del credito in sterline ha registrato un inizio d’anno positivo, in vista del divorzio ufficiale tra Londra e la UE, raccogliendo oltre 26,5 miliardi di sterline con gli emittenti investment grade che hanno approfittato del livello dei rendimenti offerti sui minimi storici. I titoli di stato italiani hanno archiviato una settimana con quotazioni in rally, e con spread e rendimenti offerti in caduta libera, in scia alla vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali in Emilia Romagna. La sconfitta di Salvini ha dato respiro alla fragile maggioranza di Governo allontanando per il momento lo spettro di elezioni anticipate. Il Tesoro italiano ha archiviato le aste di fine mese con tassi in netto calo nell’asta di medio-lungo termine, dove sono stati collocati €6 miliardi tra titoli decennali e quinquennali oltre ad un CCTeu a quattro anni. In particolare il titolo decennale è stato assegnato ad un tasso dello 0,94%, in calo di 41 punti base rispetto all’asta precedente di dicembre.
Azioni
I listini azionari internazionali hanno archiviato un’ottava con forti perdite nonostante la stagione delle trimestrali Usa stia procedendo con risultati soddisfacenti. I big della tecnologia quali Amazon, Microsoft ed Apple, hanno riportato numeri che hanno centrato, e spesso battuto, le aspettative degli analisti e ciò ha aiutato a limitare le perdite sul listino tecnologico Nasdaq e sullo S&P’s 500. Più penalizzato l’indice Dow Jones con alcuni players industriali, come Caterpillar, che hanno iniziato a gettare ombre sull’ outlook 2020. Milano ha archiviato la settimana con una flessione del 3%, limitando leggermente le perdite rispetto alle altre piazze europee, grazie al restringimento dello spread che ha aiutato i titoli bancari e le utilities. Sui listini europei in sofferenza il comparto del lusso poiché in media tra il 30% e il 35% dei ricavi dei brand derivano dai consumatori cinesi, e il comparto oil&gas in scia al calo delle quotazioni del greggio e alla deludente trimestrale di Royal Dutch Shell.
Valute e materie prime
La Fed, come ampiamente previsto ed all’unanimità, ha lasciato i tassi di interesse nel range 1,50-1,75%, dopo che ad ottobre aveva effettuato il terzo taglio di 25 punti base del 2019. L’istituto ha confermato che continuerà ad acquistare titoli di Stato americani fino ad almeno il secondo trimestre del 2020,
affermando che continuerà ad effettuare le cosiddette operazioni repo per garantire un adeguato livello di liquidità nel mercato fino ad aprile. Infine la Fed si è espressa favorevolmente sulle prospettive dell’economia Usa, sottolineando le buone condizioni del mercato del lavoro. La BOE, a maggioranza, ha lasciato i tassi di riferimento invariati allo 0,75% ed ha ridotto la stima di Pil per il 2020 allo 0,8% dall’1,2% precedente. L’istituto ha lasciato tuttavia la porta aperta a un taglio dei tassi nei prossimi mesi se dai numeri del Pil e dall’inflazione dovessero arrivare altri segnali deludenti. La Banca ha infine rivisto al ribasso anche la stima del Pil 2021 all’1,4% dal precedente 1,7%. Il timore di un rallentamento economico globale ha spinto ancora più al ribasso le quotazioni del petrolio, sui minimi di 4 mesi. La domanda di greggio in Cina è crollata di 3 milioni di barili al giorno, ossia il 20% del consumo totale. Le raffinerie stanno immagazzinando i prodotti petroliferi invenduti, ma le scorte crescono giornalmente e si potrebbero raggiungere i limiti nei magazzini con il rischio di veder diminuire il volume di greggio processato. L’OPEC sta monitorando attentamente la situazione con i suoi alleati e sta considerando come procedere.
Redazione
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