Nella settimana in cui il Regno Unito esce dall’Unione Europea dopo 47 anni e si conclude la lunga e tormentata saga della Brexit, ecco che il virus 2019-nCoV, altrimenti detto Coronavirus, ne riceve il testimone e prepotentemente guadagna il primo posto nella lista delle preoccupazioni degli investitori.

La diffusione del virus è stata esponenziale. Il 20 gennaio i contagiati erano 282 e nel momento in cui scriviamo sono diventati 17.000, con oltre 360 decessi. Ha colpito soprattutto in Cina, ma si registrano casi in 27 altri paesi. Il nostro primo pensiero va alle persone coinvolte, ma in questa sede dobbiamo concentrare l’attenzione sugli effetti del coronavirus sul ciclo economico e sui mercati finanziari.

Decine di milioni di persone bloccate nella più grande quarantena della storia, distretti produttivi chiusi per settimane, forti limiti agli spostamenti sono solo alcune delle draconiane misure imposte dalle autorità cinesi per contenere la diffusione del virus. Anche a livello internazionale la risposta non si è fatta attendere, con un progressivo blocco dei collegamenti da e per la Cina.

Risulta evidente che tutto ciò, insieme ai naturali comportamenti individuali volti a minimizzare il rischio di ammalarsi stanno rallentando l’economia cinese. E mettendo a dura prova la catena delle forniture globali insieme alla fiducia dei consumatori, con inevitabili ripercussioni a livello internazionale.

Coronavirus interrompe lunga fase positiva azionario

Un inaspettato colpo di freno proprio quando il quadro macroeconomico globale stava dando segni di miglioramento ed i rischi geopolitici si stavano affievolendo grazie alla tregua commerciale appena raggiunta da Stati Uniti e Cina. La diffusione del Coronavirus ha così interrotto la lunga fase positiva degli attivi rischiosi.

In deciso ribasso le materie prime, con il petrolio a –4.2%. Tra i mercati azionari, sono stati particolarmente penalizzati i listini asiatici ed i settori più ciclici come quello petrolifero e quello delle materie prime. Essendo la borsa cinese chiusa per festività, le tensioni si sono scaricate altrove in Asia, con l’indice Hang Seng di Hong Kong che chiude la settimana a –5.9% ed il Nikkei giapponese a –2.6%. La debolezza si è comunque estesa a tutti i listini dei paesi emergenti.

L’indice MSCI dei mercati emergenti chiude la settimana a –5.1% e le vendite non hanno risparmiato i mercati sviluppati, con l’S&P500 a -2.1% e l’Euro Stoxx 50 a -3.7%. Deboli le valute asiatiche, con il Renminbi cinese a –1% rispetto a Dollaro ed il Bath tailandese che lascia sul terreno il –2.1%. Sotto pressione anche le valute di paesi esportatori di materie prime, come il Rublo russo (-3%) o il Peso cileno (-2.9%). Viceversa, i cosiddetti beni rifugio hanno beneficiato di flussi in acquisto.

Registriamo quindi un +1.1% per l’oro ed un generale apprezzamento delle obbligazioni governative dei paesi “core”. Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è sceso fino a 1.51%, poco distante dai minimi storici. Segnaliamo infine il buon andamento dei titoli di Stato italiano all’indomani delle elezioni in Emilia Romagna. I minori rischi di una crisi di Governo hanno ridotto lo spread con la Germania, che è passato in settimana da 157 a 137 punti base.

Trimestrali societarie meglio del previsto

Una nota di ottimismo giunge invece dalla stagione dei risultati aziendali relativa all’ultimo trimestre dello scorso anno. Sia negli Stati Uniti che in Europa gli utili sono migliori delle attese degli analisti e forniranno quindi una buona base di ripartenza per gli attivi rischiosi. Concludendo, la situazione è in evoluzione ed è presto per trarre conclusioni, ma non dobbiamo cedere al pessimismo.

A meno che la diffusione del virus non faccia completamente deragliare la crescita globale – scenario questo che ad oggi ci appare improbabile – la debolezza e la volatilità degli attivi rischiosi ci offriranno opportunità di acquisto. Dove? Nelle aree che nel medio-lungo termine mantengono fondamentali interessanti, come per esempio i paesi emergenti.

Ricordiamo infine che la già lunga lista dei temi geopolitici in grado di influenzare l’andamento dei mercati finanziari si arricchisce questa settimana con l’avvio negli Stati Uniti, e più precisamente in Iowa, delle primarie del Partito Democratico che identificheranno il candidato che sfiderà il presidente Trump nel prossimo autunno.

Le valutazioni di Amundi mercato per mercato

Azioni – Come punto di riferimento viene presa l’epidemia della SARS nel 2002-2003. L’impatto negativo si fece allora sentire fino al picco giornaliero della diffusione del virus – che al momento non è stato raggiunto – e che allora durò circa tre mesi. Questo effetto, se sarà effettivamente temporaneo, dovrebbe creare delle opportunità di acquisto, ma adesso ci pare sia troppo presto per sfruttarle.

Obbligazione governative – La questione principale, al momento, è capire se la minaccia imminente di un blocco subitaneo dell’attività mondiale nel primo trimestre, legata ai problemi causati dal coronavirus, causerà un calo significativo della crescita mondiale. Per quanto riguarda le banche centrali, la Fed, la BCE e la BoE hanno mantenuto i tassi invariati.

Obbligazioni corporate – Nella riunione di giovedì pomeriggio, l’OMS ha definito l’epidemia da coronavirus un’emergenza mondiale. Questo ha avuto un impatto significativo sugli attivi rischiosi causando un aumento della volatilità. Tuttavia, crediamo che questa incertezza non avrà grandi effetti sulla crescita mondiale, che rimane solida grazie alle politiche monetarie implementate dalla fine del 2019. In realtà questa correzione potrebbe generare delle opportunità a medio termine.

Tassi di cambio – Il dollaro USA si è apprezzato questa settimana e si è rafforzato in particolare sull’euro. In questo contesto, solamente dei segnali più evidenti di una ripresa della crescita in Europa e di una minore avversione al rischio potrebbero indurre gli investitori a diventare più strutturalmente positivi sulla moneta unica sottovalutata. Lo yen è rimasto vigoroso e ha beneficiato delle fughe verso la qualità. Le valute dei Paesi emergenti appaiono costose e le loro fortune sono legate alla diffusione del virus.

Materie prime – Finora sui mercati energetici permane un equilibrio tra la domanda e l’offerta. Il nostro target rimane in un range tra 55-65 dollari per il WTI e tra 60-70 dollari per il Brent. Le politiche monetarie accomodanti e i bassi tassi di interesse favoriranno l’oro e gli altri metalli preziosi nel 2020, anche se con probabili picchi di volatilità. Il quadro generale è favorevole ai metalli di base perché gli USA e la Cina stanno per finalizzare i dettagli di un accordo commerciale.

Coronavirus e indicatori macro economici

Stati Uniti – Il forte aumento del dato globale sui nuovi ordini dei beni durevoli è da ricondurre quasi totalmente a una ripresa del settore dell’aviazione militare. Se escludiamo il contributo dato da questa componente, gli ordini complessivi sono scesi su base mensile del 2,5% a dicembre. Mettendo quindi a segno un’altra contrazione dopo il calo mensile dello 0,5% a novembre.

Zona Euro – La disoccupazione della zona Euro è scesa ai minimi degli ultimi 12 anni, attestandosi al 7,4% rispetto al 7,5% del mese precedente. Battute così le aspettative dei mercati. Di conseguenza questi nuovi dati hanno confermato l’ottimo stato di salute del mercato del lavoro della zona Euro, nonostante le forti disparità tra i Paesi. I segnali positivi che giungono dal mercato del lavoro tedesco inducono ancora di più all’ottimismo. Perché le previsioni propendono sempre di più per una ripresa progressiva del settore manifatturiero.

Mercati emergenti – In base ai nostri calcoli, il PIL nel quarto trimestre dovrebbe essere cresciuto solamente del 3,2% annuo rispetto al 4,1% del trimestre precedente. Per quanto riguarda gli indicatori ad alta frequenza, crediamo che questo rallentamento possa essere spiegato dal brusco calo delle esportazioni. Questo dato è in linea con le nostre previsioni di un rallentamento di quasi un punto percentuale nel 2020 rispetto al 2019.

Giappone – Il governo mantiene una valutazione prudente perché le scorte sono salite dell’1,% mensile, mentre le spedizioni hanno smesso di crescere a partire da novembre. Il settore dell’elettronica è riuscito a smaltire l’invenduto, mentre il settore automobilistico è zavorrato da scorte eccessive. Questo equilibrio sottile risale a prima della comparsa del coronavirus, che sta indubbiamente pesando sulla domanda cinese di prodotti giapponesi e sulle vendite in Cina.


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Redazione

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