L’intervista a Akira Horiguchi, Gestore di portafogli azionari di Capital Group

Il Giappone è sempre stato un Paese orientato alla ripresa economica globale. Sarà così anche nel 2021 o il Paese riuscirà a fare meglio degli altri Paesi industrializzati grazie alla migliore gestione della pandemia?

Akira Horiguchi, Capital Group

Anche prima della pandemia, il Giappone era significativamente sotto investito e in ritardo rispetto al mondo in termini di digitalizzazione. Sia che si trattasse di governo, grandi aziende o piccole imprese.

Ciò è diventato molto evidente al pubblico durante la pandemia di coronavirus.

Questo significa che c’è molto spazio per migliorare. E il premier Suga ha mostrato di comprendere l’urgenza di intervenire su questo fronte, con la digitalizzazione tra le priorità delle sue riforme.

Questo potenzialmente apre le porte a un’ampia gamma di opportunità, sia per il governo sia per il settore privato.

È inoltre probabile che apporti importanti cambiamenti in ambiti quali l‘approccio ai processi aziendali, le abitudini dei consumatori e l’intrattenimento.

Questa pandemia ha anche mostrato quanto alcune società siano più preziose di quanto si pensasse in precedenza.

Il valore di mercato di settori come la sanità, l’igiene, la tecnologia dell’informazione, la logistica, l’istruzione, l’alimentazione e l’ambiente si è dimostrato resiliente durante la crisi.

Una volta che ci rendiamo conto di quanto sia essenziale un’azienda, diventa evidente che può valere più di quanto pensassimo in precedenza.

I principali indici della Borsa di Tokyo hanno fatto segnare forti rialzi dopo il sensibile calo di marzo 2020. Credete che l’equity nipponico sarà in grado di offrire performance anche nel 2021?

Le società giapponesi vengono spesso criticate per gli eccessivi livelli di liquidità disponibile. Ma in questa crisi bilanci solidi e una forte liquidità hanno contribuito a sostenere il mercato.

Guardando al 2021 ci sono molti altri fattori che dipingono una prospettiva positiva per il comparto azionario giapponese.

Il primo è la stabilità politica. Sebbene il primo ministro sia cambiato, Suga rappresenta una mera continuazione del governo precedente. Questi è infatti stato Segretario generale del governo sotto Abe. E si è impegnato a seguire le politiche del suo predecessore.

Un secondo motivo per cui l’outlook è positivo è la relativa sicurezza dei dividendi giapponesi, persino nel caso delle banche. Il livello di intervento del governo visto nel Regno Unito e in Europa non si è verificato in Giappone. In effetti, il governo è a favore di una continuazione della distribuzione dei dividendi da parte delle banche. E persino ad aumentarli.

Un altro fattore sono gli investimenti esteri. Le aspettative degli investitori stranieri per le azioni giapponesi, negli ultimi cinque anni della precedente amministrazione, sono state basse.

In parte questo è dovuto alla promessa di Abe di raggiungere un’inflazione del 2% che poi non è mai stata raggiunta. Le aspettative per le azioni giapponesi sono ancora piuttosto basse dopo la nomina di Suga.

Tuttavia, è importante guardare ai primi due anni dell’amministrazione Abe, quando c’è stato un grande cambiamento nelle aspettative e gli investimenti esteri sono esplosi. Potremmo vedere un simile cambiamento di aspettative anche durante l’amministrazione Suga se ci dovessero essere primi segni di successo.

 


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.