Dopo aver trainato l’ondata di vendite suscitata dal panico iniziale indotto dal Covid nel 2020, gli emergenti hanno offerto buoni risultati nel successivo rimbalzo, sovraperformando i mercati sviluppati. Vi sono tuttavia state notevoli differenze di performance tra regioni e asset class.

Flussi irregolari dall’estero

Nel caso del debito emergente, i flussi esteri sono crollati all’inizio della pandemia, per poi riprendersi rapidamente. In tutte le regioni emergenti gli afflussi netti del 2020 sono stati infatti simili a quelli dell’anno precedente. In Africa/Medio Oriente ed Europa emergente i volumi del 2020 sono stati persino superiori a quelli del 2019.

Per quanto riguarda l’azionario, la situazione è invece più variegata. Il comparto ha registrato afflussi esteri netti pari ad appena 4,6 mld di dollari nel 2020, ben al di sotto dei 60,26 mld del 2019. Solo in America Latina e Africa/Medio Oriente gli afflussi netti del 2020 hanno superato quelli del 2019. L’Asia emergente ha evidenziato il maggior calo: 0,4 mld nel 2020, rispetto ai ben 65,7 mld del 2019.

Contesto positivo, ma cautela sul secondo semestre dell’anno

Nel 2021 le prospettive dei mercati emergenti saranno plasmate da due forze contrastanti. Da un lato, è probabile che gli stimoli in Cina rallentino nel corso dell’anno, frenando quindi la domanda di esportazioni da altri mercati. Dall’altro, la crescita Usa dovrebbe migliorare grazie agli aggressivi piani di spesa del presidente Biden.

Nel complesso, riteniamo che questi fattori preannuncino un contesto ampiamente favorevole per gli emergenti nella prima metà del 2021, favorendo gli asset più rischiosi, come le azioni, rispetto al debito a basso rendimento. Questo perché la distribuzione dei vaccini e la graduale riapertura delle economie sosterranno il sentiment ottimista degli investitori. Inoltre, le prospettive di crescita positive daranno slancio agli utili azionari.

Riguardo al secondo semestre del 2021 siamo, invece, più cauti. Le nostre previsioni indicano una leggera stretta nelle condizioni monetarie cinesi, scenario che probabilmente limiterà ulteriormente gli utili azionari.

Dove è meglio investire?

Da un punto di vista complessivo, le opportunità più interessanti saranno a nostro avviso nei mercati azionari di Stati Uniti, Giappone e mercati emergenti, con un’attenzione particolare al driver della crescita sostenibile.

Guardando nello specifico agli emergenti, riteniamo che determinate materie prime potrebbero trarre vantaggio dal miglioramento della domanda, sia quest’anno sia nel lungo termine. Tra queste il rame, un elemento vitale nelle tecnologie legate alle energie rinnovabili e ai veicoli elettrici.

Altre tematiche favorevoli comprendono l’adozione accelerata di energia pulita da parte della Cina, obiettivo compreso nel suo ultimo piano quinquennale che inizia nel 2021. L’impegno della Cina volto ad azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060 comporterà per diversi anni investimenti massicci e rapidi nella transizione energetica.

Sul fronte del debito emergente, privilegiamo invece le obbligazioni high yield come i titoli di Stato cinesi e sudafricani, che offrono rendimenti interessanti rispetto a quelli quasi nulli o negativi dei mercati sviluppati. Inoltre, le obbligazioni cinesi sono inserite sempre di più nei principali indici obbligazionari globali, il che fornisce un ulteriore sostegno a questi asset.

Rischi da considerare

Per quanto concerne i mercati emergenti, uno dei rischi principali è rappresentato da una stretta delle condizioni finanziarie cinesi più rapida del previsto, che limiterebbe le ricadute positive della Cina sul resto degli emergenti. In particolare, un indebolimento della domanda di esportazioni che potrebbe frenarne la ripresa.

Altro rischio importante è un rafforzamento del dollaro Usa, a svantaggio dei mercati emergenti.

In genere una sostenuta crescita statunitense funge da stimolo per la crescita globale e il sentiment degli investitori. Ma le economie emergenti sono oggi meno legate agli Stati Uniti di quanto non lo fossero 20 anni fa.

Altra possibile conseguenza di un rafforzamento dell’economia Usa è un aumento dell’inflazione, anche se riteniamo che rimarrà contenuta, dato anche il nuovo quadro di “average inflation” della Fed. Tuttavia, è già stato scontato dal mercato nei tassi Usa, pertanto è bene monitorarlo.

Problemi nella distribuzione dei vaccini nei mercati emergenti potrebbero infine ostacolare la ripresa, poiché tali Paesi scontano un ritardo su questo fronte rispetto ai Paesi sviluppati.


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Redazione

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