Accordo Opec+: da agosto aumento produzione di 400.000 barili al giorno

Apertura in calo per le borse europee. Borse asiatiche negative. Protagonisti sono i prezzi del petrolio dopo che l’Opec+ ha raggiunto finalmente un accordo per aumentare l’offerta. Wall Street chiude in netto calo. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

Agenda macro scarsa di indicazioni in questo avvio di settimana. Nel
pomeriggio, da monitorare l’indice Usa Nahb che misura la fiducia dei
costruttori. Sul fronte corporate, per la stagione degli utili negli Usa sotto la
lente i risultati finanziari di IBM in uscita a mercati chiusi. Appuntamento clou
della settimana sarà il board della Banca centrale europea in programma
giovedi’, con annuncio sui tassi e con la consueta conferenza stampa di Christine
Lagarde a seguire. Con il tema del tapering ormai al centro del dibattito negli
istituti centrali di tutto il mondo, la Bce continua a dimostrarsi particolarmente
cauta, cercando di rassicurare i mercati ogni volta possibile circa la prosecuzione
del suo sostegno.

L’Opec+ ha raggiunto finalmente un accordo per aumentare l’offerta, dopo le
ripetute fumate nere dovute alla disputa tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia
Saudita sulla soglia di base da cui partire per stabilire i tagli all’output. In base ai
termini dell’accordo, i paesi Opec e non Opec aumenteranno la loro produzione
ogni mese di 400.000 barili al giorno, a partire dal mese di agosto,
aumentando l’offerta globale di oil, entro la fine dell’anno, del 2%.

L’organizzazione rilascerà così in totale 5,8 mln di barili al giorno, entro il
settembre del 2022, dei 10 mln di tagli al giorno che aveva lanciato nella
primavera del 2020 per contrastare il crollo dei prezzi scatenato dalla pandemia
Covid-19.

Il cross euro/dollaro è a 1,1803, in rialzo di 0,02%; il cambio euro/yen è a
129,77, mentre il dollaro contro yen scambia a 109,93.

I prezzi del petrolio cedono l’1% circa dopo la notizia dell’accordo sulla
produzione raggiunto dall’Opec+. Le quotazioni scontano l’aumento dell’offerta
che, in base ai termini dell’intesa, aumenterà di 400.000 barili al giorno. I prezzi
del Brent hanno ceduto subito dopo l’annuncio fino a -1,4% insieme al Wti Usa.
Ad ora, i futures sul Brent scambiano in calo dello 0,75% a USD 72,91 il barile,
mentre al Nymex il Wti Usa è in calo dello 0,95% a USD 71,04.

Stamane il Bund future giugno ha aperto in rialzo di 30 bp a 175,17, il Btp
future cede 10 bp a 153,07. Lo spread Btp/Bund riparte da 107 pts, con il
rendimento del nostro Btp decennale allo 0,69%. Gli operatori iniziano a
ragionare sulla possibilità che il Tesoro italiano decida di non cancellare le aste
di metà agosto, viste le accresciute necessità di finanziamento. In mattinata
Parigi e Berlino si attivano sul segmento a breve.

Apertura in calo per le borse europee, con Piazza Affari negativa dello 0,70%
in apertura. In calo anche tutti i principali indici EU. Negativi i titoli bancari sul
Ftse Mib insieme a tutti gli altri titoli. Positivi solo Diasorin, Enel ed Hera. I
peggiori sono Italgas, Exor, Buzzi Unicem, Leonardo e CNH.

Borse asiatiche negative, con l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo che
cede l’1,3% circa qualche minuto prima della fine della sessione; male anche
Shanghai -0,05%, Hong Kong -1,85%, Sidney -0,85%, Seoul -1%. Protagonisti
sono i prezzi del petrolio dopo che l’Opec+ ha raggiunto finalmente un
accordo per aumentare l’offerta. Sotto pressione in Asia, infatti, i titoli di
società oil come Santos in Australia, in calo del 2,5% circa; male anche le
giapponesi Inpex e Japan Petroleum Exploration. Gù anche CNOOC, quotata a
Hong Kong. Sul fronte macro, la China Association of Automobile
Manufacturers ha reso noto che in giugno l’export di automobili dalla Cina si
è attestato a 158.000 unità, per una crescita dell’1,5% annuo e del 5,0% su
base sequenziale.

Wall Street chiude in netto calo, mettendo fine a una striscia di tre settimane
consecutive in crescita. Diversi i dati macroeconomici pubblicati venerdì ma a
condizionare maggiormente i mercati è stato l’indice della fiducia dei
consumatori della University of Michigan, sceso in luglio a 80,8 pts, sui
minimi da febbraio. Peggiore dei tre principali indici newyorkesi è stato il Dow
Jones Industrial Average, in declino dello 0,86%. Flessione dello 0,75% invece
per l’S&P 500 e dello 0,80% per il Nasdaq. L’ottava è stata all’insegna delle
trimestrali e in particolare quelle dei colossi bancari. Alla fine, nonostante la
decisa crescita dei profitti, Goldman Sachs, Jp Morgan Chase & Co. e
Citigroup hanno deluso le aspettative. Adesso tocca ai tecnologici; in
settimana arriveranno, infatti, i risultati di big come Ibm, Netflix, Intel, Twitter e
Texas Instruments.

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