Apertura negativa per le borse europee dopo il ‘Fed day’

Apertura negativa per le borse europee e la Borsa di New York. Fed conferma politiche monetarie ma prevede due rialzi tassi già nel 2023. In rialzo stime Pil e inflazione Usa. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

All’indomani della Federal Reserve, le banche centrali rimangono in primo
piano. Oggi infatti sono previste le riunioni della banca centrale della Svizzera,
della Norvegia e della Turchia. Tra i dati, l’agenda macro prevede la bilancia
commerciale italiana, oltre che la lettura finale dell’inflazione nell’Eurozona.
Nel pomeriggio dagli Stati Uniti giungeranno le richieste settimanali di sussidi
alla disoccupazione, l’indice Philadelphia Fed e l’indice anticipatore.

Ieri la Fed ha annunciato di aver lasciato il target sui fed funds invariato al
range compreso tra lo zero e lo 0,25%, indicando tuttavia che i tassi
potrebbero essere alzati già nel 2023, dopo aver detto nel mese di marzo di
non intravedere la necessità di alcuna stretta monetaria almeno fino al 2024.

La Fed ha infatti annunciato di aver rivisto al rialzo le stime sulla crescita
dell’economia Usa e dell’inflazione. Riguardo al Pil, l’outlook del 2021 è stato
alzato dal +6,5% atteso a marzo a +7% per il 2021. La banca centrale Usa ha
migliorato anche le attese per la crescita del Pil reale del 2023 al 2,4%, rispetto
al precedente outlook di una espansione del 2,2%.

I tassi sui Treasuries Usa a cinque anni sono saliti fino a +10 bp allo 0,88% contestualmente al discorso di
Jerome Powell. Dalla Fed non è arrivata poi ieri alcuna informazione su quando
avviare il tapering del piano di Quantitative easing, su cui tra l’altro i mercati
si erano focalizzati prima degli annunci della banca centrale. Powell ha
comunque ammesso che gli esponenti del Fomc hanno discusso della questione.

Il dollaro tocca il massimo di due mesi nei confronti delle principali divise dopo
che inaspettatamente la Fed ha anticipato le stime per un rialzo dei tassi al
2023. Il cross euro/dollaro è a 1,1981, in rialzo di 0,06%, il cambio euro/yen è
a 132,67 mentre il dollaro contro yen scambia a 110,67.

Prezzi in calo sul rafforzamento del dollaro in scia alla decisione della Fed
mentre, a limitare le perdite, concorrono i dati sulle scorte Usa che hanno
certificato una netta flessione. I futures sul Brent scambiano in calo dello 0,45%
a USD 74,07 il barile, stessa percentuale al Nymex per il Wti Usa a USD 71,82.

Stamane il Bund future giugno ha aperto in calo di 57 bp a 172,05, il Btp future
perde 69 bp a 151,35. Lo spread Btp/Bund riparte da 99 pts, con il rendimento
del nostro Btp decennale allo 0,82%. In una settimana ricca dal lato offerta, si
affacciano sul primario Francia e Spagna con le aste a medio lungo. Di ieri la
notizia che la Commissione Ue farà presto una valutazione sulle banche
bandite dalle emissioni in ambito Recovery Fund, in un processo che potrebbe
vedere gli istituti riammessi ai sindacati.

Apertura negativa per le borse europee dopo il ‘Fed day’, con Piazza Affari
in calo dello 0,20% e i principali indici EU tutti sotto la parità. Misti i titoli
bancari sul Ftse Mib. Bene Atlantia, Exor, Azimut, Pirelli, Telecom e Stellantis.
Deboli invece Snam, Enel, Eni, Hera, Italgas, Moncler e Inwit.

Azionario asiatico contrastato ma prevalentemente in calo; la borsa di
Shanghai è l’unica positiva a 0,05%. Hong Kong -0,05%. In calo anche l’indice
Nikkei 225 della borsa di Tokyo, sceso dello 0,95%.

Negativa Sidney a – 0,37%, Seoul a -0,42%. Sul fronte macro, secondo i dati diffusi dall’Ufficio
nazionale di statistica di Pechino, in maggio la produzione industriale è
salita in Cina dell’8,8% annuo, in ulteriore rallentamento rispetto al 9,8% di
aprile e sotto al progresso del 9,0% del consensus. Nei primi cinque mesi del
2021 la produzione industriale è cresciuta del 17,8% annuo contro il 20,3% del
periodo gennaio-aprile. In maggio le vendite al dettaglio sono salite in Cina
del 12,4% annuo, in ulteriore rallentamento rispetto al balzo del 17,7% di
aprile.

In Australia, secondo quanto reso noto dal Bureau of Statistics di
Canberra, in maggio il tasso di disoccupazione, rettificato stagionalmente, ha
registrato un declino al 5,1% dal 5,5% di aprile.

La Borsa di New York ha chiuso la seduta in ribasso. Il Dow Jones ha perso
lo 0,77%, l’S&P 500 lo 0,54% ed il Nasdaq Composite lo 0,24% dopo la
riunione della Fed. Tra i titoli in evidenza, General Motors a +1,68%. Il gruppo
automobilistico ha annunciato l’intenzione di aumentare gli investimenti sui
veicoli elettrici e prevede risultati del secondo trimestre superiori alle attese
degli analisti. Oracle a -5,60%. Il colosso dei software ha comunicato risultati
relativi al quarto trimestre del suo esercizio segnati da profitti netti per EUR
4,03 mld a fronte di vendite in crescita da EUR 10,44 a EUR 11,23 mld, contro
gli EUR 11,02 mld del consensus.

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