Dopo il collasso nel primo trimestre i mercati si sono ripresi mettendo a segno rialzi, grazie principalmente al sostegno all’economia da parte di banche centrali e governi. In pochi mesi hanno recuperato quel che avevano perso. Ma per la parte finale dell’anno l’impennata di contagi da Covid-19 ha riportato molta incertezza.

Settembre è tradizionalmente un mese difficile per i mercati e quest’anno non è stato da meno. Dopo un paio di mesi di riapertura dell’economia, è stato deludente vedere come l’impennata di nuovi casi abbia costretto molti paesi, particolarmente in Europa, a imporre nuovi lockdown parziali per evitare una seconda ondata. Si teme che un nuovo round di confinamento assesti un altro duro colpo a settori dell’economia che già stanno soffrendo (compagnie aeree, auto, ospitalità) e un ulteriore colpo all’occupazione e alla fiducia dei consumatori. Ad aumentare l’incertezza poi ci sono le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che prefigurano un testa a testa. Tuttavia, su una nota positiva, l’economia globale continua la sua ripresa e le banche centrali sono pronte a fare di più per sostenerla, se si rendesse necessario.

Outlook costruttivo sui mercati azionari

L’equity è stata la principale fonte del nostro rimbalzo a settembre, ma non la sola. Profitti sono arrivati anche dal fixed income, soprattutto obbligazioni high yield e corporate investment grade, e dalle materie prime.

Il nostro outlook per i mercati azionari resta costruttivo perché le revisioni societarie del giro d’affari si muovono nella giusta direzione, mentre le valutazioni sono sostenute da una politica monetaria estremamente accomodante. Restiamo sovrappesati (overweight) sull’equity e positivi sul credito grazie al sostegno senza precedenti delle politiche fiscali e monetarie, che dovrebbe aiutare a ridurre i timori sulle valutazioni e sulla liquidità.

Una gestione attiva del rischio

Durante la fase di mercati in calo, da metà febbraio a fine marzo, abbiamo puntato tanto sulla flessibilità del nostro processo d’investimento quanto sulle nostre strategie di mitigazione del rischio, per ridurre drammaticamente la nostra esposizione azionaria al 15% da circa il 60%. Questa gestione attiva del rischio ci ha permesso di limitare perdite in portafoglio, rispetto ai mercati azionari.

Durante la fase di rimbalzo, invece, abbiamo deciso di attendere segnali più positivi sull’evoluzione della pandemia prima di assumerci maggior rischio.

Sebbene la nostra partecipazione alla fase iniziale del rally dei mercati sia stata limitata, abbiamo gradualmente aumentato l’esposizione azionaria dal 16% al 61%, principalmente attraverso chiusura di contratti futures usati come copertura dell’azionario. Abbiamo inoltre trovato opportunità interessanti rafforzando posizioni su società di qualità, ben posizionate sui temi di crescita a lungo termine.

La pandemia ha accelerato trend già esistenti

Il Covid-19 (e la conseguente risposta dei governi) ha accelerato e ampliato dei trend già esistenti. Le popolazioni confinate nelle proprie case si sono trovate a socializzare, lavorare, fare la spesa e istruirsi online. L’uso di device, cloud e servizi internet ha quindi subito un’impennata e questo trend dovrebbe continuare. Inoltre, il modo in cui il virus ha sproporzionatamente colpito le generazioni più anziane, che più di altre si sono dovute proteggere, ha rafforzato le tematiche secolari sull’invecchiamento e sulla silver economy. Al contrario, la vecchia economia, rappresentata da compagnie aeree, energia, centri commerciali, uffici, ospitalità, sta soffrendo moltissimo. Pensiamo che questa forte divisione continuerà probabilmente a prevalere.

In questo contesto, abbiamo fiducia nella qualità della nostra selezione di titoli orientati alla crescita, che ci permette di sfruttare i vantaggi di questa economia in evoluzione grazie alla nostra esposizione a temi di crescita di lungo periodo e a società che offrono forte visibilità e stabilità dal punto di vista della strategia e del fatturato.


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Redazione

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