L’intervista a Jonathan Allison, Investment Director, Aberdeen Standard Investments

Nel decennio 2009-2019 il mercato azionario europeo ha sottoperformato quello statunitense e l’indice Msci World di cui fa parte. Credete che i tempi siano maturi per sperimentare un’inversione di tendenza?
Per molti anni la “narrativa” sull’Europa come regione di investimento è stata una storia fondata sulla prudenza. La bassa crescita del PIL, l’incertezza politica, la regolamentazione onerosa e la percezione che il continente sia colmo di imprese della “vecchia economia” sono stati tutti citati come motivi che hanno allontanato gli investitori.

Riteniamo, comunque, che ci sia un cambiamento all’orizzonte e si stanno profilando una serie di argomenti forti per cui questo potrebbe essere il “decennio dell’Europa“.
L’Europa ora è leader in quanto a capitalismo responsabile.
L’Europa sta dimostrando che i mercati dei capitali possono essere una forza positiva. Questa è una funzione della politica e del sostegno del governo poiché l’Europa assume sempre più un ruolo guida nella definizione di obiettivi in materia di emissioni e ambizioni verdi più ampie. Che sono destinate a rilanciare l’economia attraverso investimenti in tecnologie verdi e la creazione di industria e tecnologia sostenibili. Fondamentalmente, reimposterà i flussi di capitale verso il mercato europeo poiché gli investitori globali lo allocano a società gestite in modo responsabile.
A vostro avviso, quali Paesi e settori hanno le maggiori chance di guidare le performance dell’equity europeo nel prossimo decennio?
Le aziende europee hanno reali punti di forza nella proprietà intellettuale che stanno iniziando a fare una differenza sostanziale per il potenziale di crescita.
Sono molto avanti rispetto al resto del mondo nelle nuove tecnologie ambientali. Beneficiano di centinaia di anni di eredità nella proprietà di molti dei marchi di consumo più desiderabili al mondo. Infine, il consolidamento all’interno dello spazio industriale ha creato giganti in nicchie altamente redditizie, in rapida crescita e difendibili come sistemi frenanti ferroviari, motori a reazione, ascensori e compressori industriali.
La storica esperienza nel settore manifatturiero le ha permesso di avere un posizionamento molto più solido nella tecnologia business to business. Il dolore provato nel rimanere indietro rispetto alle azioni FAANG è ben noto, ma vediamo che il cambiamento sta arrivando mano a mano che l’industria digitalizza sempre più. Il che può consentire di colmare il divario tecnologico rispetto agli Stati Uniti. L’Europa ha un vero vantaggio nelle aziende in prima linea nella digitalizzazione, con aziende del calibro di Schneider Electric, SAP e Dassault ben posizionate grazie al forte patrimonio industriale europeo.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

