Banche centrali sotto i riflettori

Densa di appuntamenti l’agenda odierna, che vede in primo piano le banche centrali. La Bank of England ha aumentato il piano di Quantitative Easing di GBP 150 mld, mentre alle 20 sono previsti gli annunci della Fed a cui segue la conferenza del presidente Jerome Powell. La giornata comincia però con gli ordini industriali per la Germania (+0,5% su mese e -2,2% su anno, entrambi sotto le attese). Per Eurozona l’attenzione è rivolta alle vendite al dettaglio, ma soprattutto alle nuove stime economiche della Commissione europea. Attesi negli Usa i consueti sussidi settimanali alla disoccupazione.

Permane l’incertezza dopo l’Election Day, anche se lo sfidante democratico Joe Biden ha pronosticato la vittoria su Trump dopo avere conquistato 2 Stati chiave. Biden è avanti nella conta dei voti, mancherebbe solo l’Arizona per essere il nuovo Presidente degli Stati Uniti e ha promesso di unire il Paese se andrà alla Casa Bianca, mentre i Repubblicani denunciano brogli, chiedono di ricontare i voti e dicono che si appelleranno alla Corte Suprema.

Slitta a domani l’entrata in vigore del nuovo Dpcm varato dal Governo Conte per tentare di contrastare la seconda ondata di contagi da Covid, che sarà valido fino al 3 dicembre. Palazzo Chigi ha deciso di evitare, almeno per ora, un lockdown generalizzato sullo stile di quello di marzo-aprile, dividendo il territorio nazionale in aree con un grado di contenimento differenziato (rossa, arancione e gialla) sulla base di 21 parametri. In zona rossa entrano Piemonte, Lombardia, Calabria e Valle d’Aosta, dove chiudono i negozi, saranno consentiti solo spostamenti per lavoro, salute e necessità.

Il dollaro perde terreno, mentre Biden sembra più vicino alla vittoria. Il cross euro/dollaro è a 1,1740 in rialzo dello 0,13%, l’euro/yen scambia piatto a 122,56, dollaro a 104,42 yen.
Prese di profitto sui prezzi del greggio, balzati nella notte sulle considerazioni che nell’impasse del risultato elettorale potrebbe non vedere la luce un provvedimento che favorirebbe le energie alternative. Il futures sul Brent è perde del 1,70% a USD 40,50 il barile, al Nymex il Wti Usa -1,35% a USD 38,60.

Stamane il Bund future dicembre ha aperto in rialzo di 8 tick a 176,48, il Btp future guadagna 16 bp a 150,37. Lo spread Btp/Bund riparte da 130 pts, con il rendimento del nostro Btp decennale allo 0,63%. Il Tesoro ha annunciato ieri un’operazione di buyback su 5 titoli per domani, mentre il responsabile del debito Iacovoni ha dichiarato che a fine anno il Mef avrà aumentato la provvista di emissioni di titoli a medio lungo di EUR 110-120 mld (+35% rispetto al 2019).

Apertura in rialzo per le borse europee, con i principali indici EU che guadagnano circa l’1% nelle prime battute, Piazza Affari compresa. In rialzo i titoli bancari, Atlantia, Exor, FCA, Moncler, Saipem, Stm, Diasorin, Ferrari e Nexi. Debole Italgas.

Ancora una seduta all’insegna dei rialzi per la borsa giapponese sull’onda della positiva chiusura di Wall Street. Il tutto mentre le elezioni presidenziali americane non hanno ancora consegnato il nome del vincitore e nuovo presidente degli Usa tra Donald Trump e Joe Biden. In questo clima, la giornata è stata archiviata con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che ha guadagnato l’1,73%. Dal comparto servizi nipponico arrivano intanto segnali di miglioramento a ottobre: l’indice Pmi del settore si porta a 47,7 pts dai 46,9 di settembre. L’Hang Seng di Hong Kong sale del 3%, Shanghai avanza dell’1,3%. Bene anche Seoul e Sidney.

Wall Street ha riportato un solido rialzo nel Day After delle elezioni presidenziali Usa, nonostante al momento della chiusura dei mercati Usa i risultati delle elezioni presidenziali non abbiano mostrato un verdetto definitivo. Il Dow Jones ha messo a segno un progresso dell’1,34%, l’S&P500 ha guadagnato il 2,2%, il Nasdaq Composite +3,85% grazie ai forti rialzi di Facebook, Amazon, Apple, Alphabet e Microsoft. La divisione confermata del Congresso (il Senato ancora ai repubblicani e la Camera dei Rappresentanti Usa ancora ai Democratici) renderebbe più difficile l’imposizione di tasse più alte sui guadagni in conto capitale delle Big Tech.

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