Bluestar: “Meglio non investire nel debito americano”

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Usa

Intervista a Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
Mario Cribari

Il recente aumento del tasso di inflazione è stato causato da tre fattori principali: l’aumento delle materie prime, taluni colli di bottiglia nelle catene produttive globali, l’effetto base legato al crollo della stessa nel 2020.

La domanda ora, la cui risposta non è banale, riguarda la natura temporanea o permanente di questo spike inflattivo.

Noi riteniamo probabile che in conseguenza di tutta una serie di cambiamenti strutturali l’aumento possa essere permanente. Non ci spingiamo fino a prevedere una vera e propria spirale inflazionistica.

Ma riteniamo che il tasso medio di inflazione, soprattutto negli USA, sia destinato a essere ben superiore alla media del periodo 1997-2019. La dinamica dei tassi di interesse americani dipenderà da tre elementi principali: il consolidamento o meno della congiuntura economica, la natura temporanea o permanente dell’inflazione e la risposta della FED.

Ad oggi è ragionevole concludere che la crescita economica farà registrare tassi di crescita elevati, l’inflazione potrebbe appunto essere duratura e la banca centrale americana ha esplicitamente affermato che non intende agire preventivamente e lascerà correre la stessa prima di intervenire.

Di conseguenza ci aspettiamo tassi decennali decisamente sopra il 2%, più coerenti con tassi di crescita del PIL e dell’inflazione superiori agli ultimi anni.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Il nostro consiglio generale sarebbe quello di non investire nel debito americano. Per lo meno non nella misura e con le finalità con cui i Treasury sono stati acquistati negli ultimi decenni.

In uno scenario di inflazione più elevata, creazione monetaria e livelli di indebitamento senza precedenti storici, una banca centrale che ha abbandonato l’obiettivo di controllo dell’inflazione ed è ormai asservita alle necessità di finanziamento del Tesoro, sconsigliamo fortemente l’investimento che, ad un tasso decennale del 1.7%, non riteniamo interessante.

A maggior ragione se aggiungiamo che in questo scenario il dollaro potrebbe indebolirsi e una sua copertura rosicherebbe ulteriore rendimento. Continuiamo piuttosto a consigliare un investimento sui real/alternative assets, sulle azioni di qualità e su obbligazioni emergenti scelte selettivamente.

Per chi intendesse comunque investire il consiglio è quello di restare generalmente corti, mentre un acquisto di TIPS sarebbe coerente solo con un aumento importante delle aspettative inflazionistiche di lungo termine.

Solo un tracollo economico o qualche grave evento esogeno potrebbe far tornare temporaneo interesse per i titoli di Stato americani, ammesso che sappiano ancora costituire validi hedge di portafoglio.

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