Covid19 in Cina: primo paese coinvolto, primo ad uscirne?

La Cina ha aggiornato i dati sul contagio, con circa 120 casi asintomatici nella scorsa settimana. Ciò evidenzia che la lotta per prevenire un’altra epidemia è ancora in corso. A condizione che questo abbia successo, la produzione manifatturiera potrebbe tornare ai livelli del 2019 verso la metà di aprile.

Tuttavia, i dati più recenti circa le PMI ed anche gli indicatori giornalieri suggeriscono che il settore dei servizi è in ritardo. Con una produzione ancora inferiore di circa il 30% rispetto ai valori consueti. Anche la fiducia dei consumatori evidentemente non è ancora tornata ai livelli precedenti.

Oltre alla debole domanda domestica, le esportazioni cinesi saranno duramente colpite dalla recessione globale indotta dal virus. Rispetto allo scorso dicembre, abbiamo rivisto al ribasso le prospettive di crescita globale di 4 punti percentuali (a -1%).

L’export costituisce circa il 17% del PIL cinese. Sotto tale profilo, prevediamo che il tasso di crescita delle esportazioni già fortemente negativo (-17,2% nel periodo gennaio/febbraio 2020 rispetto al 2019) si deteriori ulteriormente. Data l’importanza del settore per l’occupazione, anche il mercato del lavoro potrebbe rimanere sotto severa pressione.

Tutto questo renderà necessario un ulteriore stimolo fiscale. Finora, la Cina è stata piuttosto riluttante circa spese supplementari per la gestione della crisi, ma prevediamo presto ulteriori misure, con un impulso fiscale tra il 3,5% e il 4% del PIL. Inoltre ci aspettiamo che la banca centrale ridurrà ulteriormente il Loan Prime Rate (LPR) di 30 punti base e diminuirà il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) per le banche di 100 punti base nel 2020.

Nel complesso, il nostro scenario base prevede un rallentamento della crescita a circa il 2,5% nel 2020 (scenario principale). Seguito da un incremento di quasi l’8% nel 2021 a causa dei forti effetti di base.

A cura di Christoph Siepmann, senior economist di Generali Investments

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