Gli indicatori economici ad alta frequenza indicano che l’economia cinese non ha ancora recuperato totalmente dall’impatto del coronavirus. Legal & General Investment Management
A seconda di quanto velocemente le attività produttive torneranno alla normalità, nel primo trimestre l’economia cinese potrebbe registrare anche una contrazione a doppia cifra, riducendo la crescita annua ad appena il 3%.
Metodologie per quantificare l’impatto del virus
A seguito della diffusione del coronavirus, abbiamo utilizzato due differenti metodologie per quantificarne l’impatto economico. La prima è una comparazione tra varie nazioni con quanto accaduto durante il picco della Sars nel 2003. La seconda è una metodologia di tipo bottom-up che calcola i giorni di lavoro perduti a causa dei provvedimenti di contenimento messi in atto dal governo di Pechino. La debolezza persistente degli indicatori economici ad alta frequenza suggerisce che l’impatto economico iniziale potrebbe essere molto più dirompente rispetto a quello vissuto durante l’epidemia di Sars.
C’è una forte correlazione tra il tasso di infezione della Sars (asse delle ascisse) e la variazione della crescita del Pil trimestre su trimestre (asse delle ordinate) durante l’epidemia. Le nazioni con il tasso di infezione più elevato hanno sofferto una decrescita del Pil maggiore nel secondo trimestre del 2003. L’impatto della crescita del contagio è maggiore quando si passa da 0 a 1.000 contagiati rispetto a quando si passa da 100mila a 101mila.
L’attuale tasso di infezione in Cina (72.5mila unità al momento in cui scriviamo e ancora in crescita) è coerente con una contrazione del Pil di almeno il 3% nel primo trimestre. Dato che le nostre stime antecedenti al caso coronavirus prevedevano una crescita dell’1,5% per il primo trimestre, rispetto a quello precedente, è razionale stimare una riduzione totale del tasso di crescita dell’1,5% nel primo trimestre.
E per quanto riguarda l’intero 2020?
Tutte le nazioni maggiormente colpite dalla Sars hanno compiuto il “rimbalzo” nel terzo trimestre del 2003, assestandosi poi sui livelli di crescita pre-epidemia. Basandoci sul caso riportato precedentemente, dopo la contrazione dell’1,5% nel primo trimestre, la Cina dovrebbe registrare una crescita del 4,5% nel secondo, per poi tornare al +1,5% subito dopo. Ciò significa che il tasso di crescita annuale della Cina sarà verosimilmente il 5,25% circa, invece del 6% stimato prima della diffusione del virus.
Questo sembra essere il punto in cui convergono le attuali stime di crescita più accreditate, ma i dati ad alta frequenza indicano che i rischi fanno propendere per performance inferiori. Ci sono numerosi reportage su fabbriche non sono ancora riaperte, porti incapaci di gestire i carichi di merci, strade silenziose e migranti impossibilitati a tornare al lavoro. I dati ad alta frequenza come l’impiego di carbone, il flusso del traffico e le vendite immobiliari ci consentono di quantificare questo effetto.
L’impiego di carbone tende a ridursi del 50% prima del Capodanno cinese, per poi tornare a livelli standard in 3 settimane circa. Tuttavia, attualmente questo indice è ancora basso, indicando una scarsa attività industriale. L’indice sulla densità del traffico urbano è diminuito del 25% e quello di vendite immobiliari del 90%.
Verso un trimestre in forte rallentamento
L’economia cinese stia operando al 40% sotto la media e siamo già verso la seconda metà del trimestre. Anche se a marzo si dovesse verificare un rimbalzo alla situazione precedente allo scoppio dell’epidemia, nel primo trimestre si registrerebbe comunque un rallentamento dell’economia a doppia cifra. Se poi l’economia riprendesse il suo percorso di crescita pre-virus (piuttosto che produrre eccessivamente per compensare quanto perso), la crescita annuale si attesterebbe attorno al 3%, molto al di sotto del consensus.
Redazione
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