Il mondo sta vivendo una delle crisi più difficili del secondo dopoguerra. Negli ultimi 70 anni non sono mancate le guerre e le catastrofi. Ma non ha alcun precedente nella storia la chiusura repentina – e su base volontaria – di buona parte del mondo economico. Unita allo sconvolgimento dei rapporti sociali e commerciali tra individui e Paesi oltre che alla minaccia di una mortalità atipicamente elevata in tempo di pace. È vero che la vita economica era rallentata anche nel 2008-2009 ma, ad eccezione di alcune banche, non si era fermata brutalmente.

Questa volta, per fortuna, gli Stati sono intervenuti velocemente con una serie di ammortizzatori. Si moltiplicano i piani di sostegno a destinazione delle imprese, in particolare attraverso le garanzie statali fornite ai prestiti bancari, il differimento – o addirittura la cancellazione – dei canoni di affitto e delle scadenze fiscali.

Saranno aiutate, in Europa, le aziende sull’orlo del fallimento, o forse nazionalizzate come potrebbe succedere per le compagnie aeree. Vedi il caso Alitalia. Non credo che sia utile elencare le migliaia di miliardi di dollari (o di euro) promessi. Sono importi che superano ogni immaginazione.

Denaro dagli elicotteri alle famiglie: è solo l’inizio

Nemmeno le famiglie saranno dimenticate. Dopo Hong Kong, anche gli Stati Uniti promettono degli assegni alle famiglie che potrebbero ammontare fino a 1.000 dollari per ogni persona adulta. E questo è forse soltanto l’inizio! Dovunque saranno attivate misure equivalenti alla Cassa Integrazione.

Non si contano ormai gli sforzi profusi per cercare di arginare la diffidenza degli attori economici che aggraverebbe ulteriormente il rallentamento. “Costi quel che costi” (per citare il presidente Macron), senza aspettare dobbiamo dare agli attori economici la garanzia che possono continuare a impegnarsi, a lavorare, a fare prestiti, e che saranno retribuiti.

Il prezzo per gli Stati sarà alto ma lo sarebbe ancora di più se dovesse venire a mancare la fiducia. Aggiungiamo che questo prezzo pagato a credito, in particolare attraverso il debito pubblico acquistato dalle banche centrali, non fa troppo male finché i tassi sono bassi. Gli ingranaggi di questo meccanismo sono perfettamente oliati.

Anche i mercati sono stati sottoposti a terapia intensiva. Colpiti dalla sfiducia, dalla riduzione degli effetti leva e da condizioni operative delicate, conseguenza del contenimento, hanno prima di tutto subito uno shock di volatilità storico. L’indice di volatilità implicita per i derivati, il VIX statunitense, ha così battuto il record del 2008.

Abbiamo anche assistito al prosciugamento momentaneo della liquidità per le obbligazioni corporate di buona qualità, anche a breve termine, generalmente annoverate tra gli strumenti più sicuri.

Per porvi rimedio, la BCE ha annunciato un gigantesco programma di acquisto di obbligazioni, oltre 1.000 miliardi di euro nel 2020. La Fed, dal canto suo, sta iniettando liquidità in quantità nel mercato interbancario e monetario per garantire la liquidità dei fondi ritenuti più sicuri, che sembravano sul punto di sprofondare.

Tassi reali dovranno essere ancora più bassi

La potenza di fuoco è spinta al massimo perché l’economia non cada in depressione, che non riusciremo probabilmente a evitare ma di cui dobbiamo contenere gli effetti negativi. Anche se è a volte imperfetto, alla fine il coordinamento tra gli Stati emerge.

Ci sarà un prima e un dopo marzo 2020. Stiamo vivendo un momento storico. I meccanismi messi in atto nel 2008 sono stati spinti ben oltre quanto era stato fatto fino ad oggi. Dobbiamo rallegrarcene in nome della salvaguardia del sistema economico.

Ma stiamo entrando in un mondo in cui il debito pubblico sarà ben più alto ancora. Di conseguenza, perché questo debito sia sostenibile, i tassi reali dovranno essere ancora più bassi. In altri termini, la crescita potenziale sarà ancora più bassa nel prossimo decennio in cui dovremo affrontare anche altre sfide, tra cui quella ambientale.

È una dura lotta quella che serve per la salvaguardia dell’economia ma le banche centrali hanno dimostrato di essere presenti. Per un po’ possiamo tirare il fiato.

A cura di Olivier De Berranger, Chief Investment Offier di La Financière de l’Echiquier


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Redazione Lifestyle

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