La debolezza degli indici potrebbe continuare a pesare sull’Euro in favore del dollaro Usa. il weekly di Cassa Lombarda
Macro review
La scorsa settimana è stata caratterizzata dalle decisioni interventiste delle principali banche centrali mondiali per fare in modo che lo shock esogeno della pandemia non si trasformi in una replica della crisi finanziaria dello scorso decennio, e per agevolare la velocità e l’entità della futura ripresa. C’è stato il secondo intervento consecutivo della Bank of England al di fuori dei meeting programmati con cui l’istituto ha tagliato allo 0,1% i tassi di interesse oltre ad aumentare in maniera significativa il proprio piano di acquisto di attivi. Anche la Bce, dopo i primi interventi della settimana precedente non molto apprezzati dal mercato, ha dispiegato un ulteriore impegno con una sorta di rinnovato “whatever it takes”, lanciando un ulteriore programma di acquisto di titoli di stato (Pandemic Emergency Purchase Programme – PEPP), che include anche il debito greco finora escluso, titoli corporate e per la prima volta carta commerciale (cambiali), per ulteriori €750 miliardi portando così il totale degli acquisti del cosiddetto QE2 ad oltre €1.000 miliardi. Altro fatto di rilievo la decisione della Commissione Europea di sospendere il “Patto di Stabilità e Crescita” ossia quelle regole di bilancio da rispettare per la permanenza all’interno della Unione Monetaria Europea, di cui la principale è la sospensione della regola del mantenimento del deficit di bilancio al di sotto del 3% del Pil. Inoltre la Commissione Europea sta valutando, per la prima volta, la possibilità di emettere un “coronabond” che rappresenterebbe il primo concreto esempio di Eurobonds, di cui tanto si è discusso in passato.
Obbligazioni
Le tensioni sulla liquidità dei mercati, oltre alla previsione di una crescita significativa del debito pubblico hanno determinato un’impennata diffusa nei rendimenti dei titoli governativi, tra cui quelli dei Bund e dei Treasury Usa saliti quasi di 50 punti base. Il movimento è stato molto rilevante sui titoli dei paesi della periferia di Eurozona, con il rendimento dei Btp decennali salito sino al 3,2%, prima di venire in parte riassorbito dal lancio del piano PEPP della Bce e per gli acquisti, sul mercato, di titoli di stato da parte dell’istituto centrale di Francoforte. Gli interventi giornalieri della Fed, e il lancio di linee swap tra l’istituto centrale di Washington e le altre banche centrali mondiali, ha in parte limitato l’ulteriore allargamento dei CDS sui principali settori del credito che tuttavia si trovano sui livelli massimi dal 2012, quando ci fu la crisi sui debiti sovrani di Eurozona.
Azioni
L’indice della volatilità, il Vix, si è avvicinato più volte alla soglia psicologica dei 90 punti, limite che da quando esiste l’indice è stato superato una volta sola, nel 1987. In Europa nonostante le ultime due sedute della settimana sono state al rialzo il bilancio aggregato è in moderato calo. In Europa i settori più penalizzati dalle vendite sono stati quello dei viaggi (-11,45%) e quello dei servizi finanziari (-10,27%). A New York gli indici hanno chiuso un’ottava in netto calo, per l’indice S&P500 si è trattato della peggior settimana dal 2008, e la quarta nella storia dopo il crack del 1929, quello del 1987 e del 2008. Nel frattempo molte società, su scala globale, si stanno affrettando a varare piani per preservare la struttura finanziaria e una mossa che in molte stanno varando è il taglio dei dividendi inerenti l’anno scorso. Molte società stanno inoltre ritirando le proprie guidance sull’anno 2020 in quanto non riescono ancora a prezzare l’impatto del coronavirus sul business.
Valute e materie prime
Il petrolio ha registrato alcune sedute da montagne russe con le quotazioni prima cadere ai minimi dal 2002 e successivamente recuperare parte delle precedenti perdite con il rialzo giornaliero più marcato di sempre. Tuttavia la debole domanda continuerà a comprimere ancora a lungo i prezzi del petrolio.
Outlook
Le principali investment bank internazionali si stanno affrettando a valutare gli effetti che questa pandemia potrà avere sui mercati finanziari e le prospettive future di recupero. Gli analisti di JP Morgan, pur consci che è difficile individuare il bottom dei mercati finanziari, hanno evidenziato come in questo momento il mercato azionario sconti un utile per azione (eps) che impieghi 10 anni per tornare sui livelli prezzati a gennaio 2020. A loro avviso questo è uno scenario abbastanza catastrofico considerando che la Germania e il Giappone hanno impiegato lo stesso tempo per riprendersi dalla seconda guerra mondiale, quando la Germania aveva il 20% degli immobili completamente distrutti e con la produzione industriale, e di cibo, ad un terzo dei livelli pre guerra. Questa settimana in Eurozona si inizieranno a vedere i primi effetti di Covid-19 sull’economia reale in scia alla pubblicazione delle letture degli indici PMI, manifatturiero e servizi, in molti paesi della UE, oltre al dato aggregato per l’Eurozona. La debolezza di questi indici potrebbe continuare a pesare sull’Euro in favore del dollaro Usa. Oltreoceano grande attesa per i dati in arrivo dal mondo del lavoro Usa, con le richieste di sussidi di disoccupazione viste salire su livelli record difficilmente ipotizzabili. Washington inoltre comunicherà la lettura definitiva del Pil 4Q visto rimanere a +2,1%. Attive inoltre le banche centrali del Messico, Nuova Zelanda, Thailandia e la Bank of England nonostante il recente intervento.
Redazione
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