Le rassicurazioni della Bce non bastano per puntare con tranquillità su scadenze lunghe. Intervista a Daniele Bonanomi, Pharus Sicav

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?

L’inasprimento della politica monetaria della BCE, che ha come obiettivo quello di contrastare gli elevati livelli di inflazione registrati in tutta l’Eurozona, ha avuto come effetto immediato un marcato rialzo tassi nei debiti sovrani dei vari stati membri, particolarmente accentuato tra i paesi periferici, come Italia, Spagna e Grecia.

Lo spread Btp/Bund, in particolare, ha registrato un deciso spike al rialzo, raggiungendo i 240 punti base nella giornata di martedì 14 giugno, con il decennale italiano che ha raggiunto rendimenti superiori al 4.1%.

Questa fase di stress è presto rientrata grazie alle rassicurazioni della BCE nel voler adottare flessibilità nelle strategie di reinvestimento del PEPP nei confronti dei paesi più vulnerabili e nel voler introdurre uno scudo anti-frammentazione, strumento ad hoc per proteggere i paesi più vulnerabili e garantire una trasmissione efficace della politica monetaria in tutti i paesi dell’Eurozona.

Nonostante i dettagli sullo scudo anti-frammentazione non siano stati ancora resi noti, la sola intenzione da parte della BCE di voler introdurre questo strumento di politica monetaria è stata sufficiente per diffondere calma e riportare lo spread Btp/Bund al di sotto dei 200 punti base.

Daniele Bonanomi

Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?

In questa fase di inflazione elevata e tassi in rialzo, i rendimenti sul debito italiano hanno iniziato finalmente ad apparire interessanti agli occhi degli investitori, soprattutto alla luce delle dichiarazioni della BCE sulla volontà di intervenire per prevenire situazioni di stress. Ciononostante, ci preme sottolineare come ad oggi la BCE si sia semplicemente limitata a delle dichiarazioni e lo strumento annunciato non sia ancora in funzione, né tantomeno sono noti i dettagli. Un deterioramento dello scenario macroeconomico potrebbe quindi sottoporre l’elevato debito pubblico italiano a pressioni più elevate.

Per questo motivo, la nostra preferenza si rivolge alla parte più breve della curva, che presenta un profilo di duration più contenuto e per questo meno soggetta a rialzi dello spread. I bond in scadenza al 2024, che nella scorsa settimana avevano raggiunto rendimenti superiori al 2.10% e ora intorno al 1.50%, dal nostro punto di vista presentano un rapporto Yield/Duration più interessanti, anche alla luce delle elezioni politiche previste in Italia per il prossimo anno.

 

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.