Em bond, quelli venezuelani sono ora sopravvalutati. A colloquio con Witold Bahrke, senior macro and allocation strategist di Global Evolution (parte di Generali Investments)

 

Quali ritenete siano i rischi e le opportunità per l’asset class ‘emerging bond’ derivanti dall’intervento Usa in Venezuela?

Al di là dell’impatto a breve termine sui bond del Venezuela, di alcuni effetti positivi su altri emittenti emergenti in difficoltà e di lievi scosse nel mercato petrolifero, riteniamo che gli eventi in Venezuela siano nel complesso neutrali per il mercato dell’intero universo sovrano emergente. La reazione iniziale positiva del mercato ha reso, a nostro avviso, i bond venezuelani sopravvalutati, dato che la ristrutturazione del debito sarà lunga e resta fortemente dubbio che la detenzione di Maduro segni l’inizio di un periodo di transizione democratica.

Guardando oltre la reazione immediata del mercato, le implicazioni degli eventi in Venezuela dovrebbero rimanere in larga misura di natura idiosincratica

In primo luogo, l’operazione militare difficilmente rappresenterà un modello replicabile per altri Paesi dell’America Latina. Sono circolate alcune speculazioni sulla possibilità che altri Paesi di orientamento politico simile possano seguire il percorso del Venezuela. Dubitiamo che Washington abbia l’interesse a ripetere una simile operazione militare altrove nel prossimo futuro.

In parole semplici, è difficile individuare un Paese che presenti la stessa combinazione di fattori: essere un avversario politico degli Stati Uniti offrendo accesso alla Cina e alla Russia nella regione, essere fonte significativa di immigrazione verso gli USA e, allo stesso tempo, essere ricco di risorse naturali. Subito dopo la cattura di Maduro, soprattutto la Colombia e il suo presidente socialista Petro sono stati menzionati come potenziali obiettivi di un’operazione militare simile. Tuttavia, la Colombia terrà le elezioni presidenziali a maggio e un cambio di regime verso destra appare probabile, riducendo significativamente gli incentivi per gli Stati Uniti a intraprendere un’operazione militare nel Paese.

Il nesso tra Venezuela e petrolio

In secondo luogo, per quanto riguarda il principale canale macroeconomico di trasmissione, ovvero il mercato del petrolio, è necessaria una soglia molto alta per influenzare in modo significativo l’equilibrio globale tra domanda e offerta in un contesto di ampia disponibilità come quello attuale. Ci vorrà parecchio tempo per aumentare in modo significativo la produzione petrolifera del Paese. Molto è stato scritto sulle dimensioni delle riserve petrolifere del Venezuela. In realtà, tali riserve sono altamente incerte. Inoltre, sono necessari ingenti investimenti per poterle sfruttare.

Di conseguenza, il nostro scenario principale — un moderato aumento dei prezzi del petrolio nei prossimi 12 mesi — non è influenzato dalla destituzione di Maduro. Naturalmente, vediamo quindi anche effetti limitati sugli altri esportatori di petrolio all’interno dell’universo dei bond sovrani emergenti.

Detto questo, un potenziale cambio di regime unito a grandi investimenti degli Stati Uniti nel settore petrolifero venezuelano rappresenta un rischio ribassista per i prezzi del petrolio nel medio-lungo periodo. Il tempismo e l’entità di tale ribasso rimangono altamente incerti, poiché dipendono dal grado di cambiamento politico in Venezuela, dalla volontà delle aziende statunitensi di investire (e dagli incentivi offerti dall’amministrazione USA), dalla rapidità con cui può essere sviluppata un’infrastruttura adeguata, e così via.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.