Emergenti, fondamentali piuttosto solidi e fattori tecnici favorevoli

Intervista a Kirstie Spence, Portfolio Manager di Capital Group

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?
Kirstie Spence

Solo pochi mesi fa si pensava che il fenomeno sarebbe stato temporaneo. Ma oggi l’inflazione appare destinata a rimanere elevata per un periodo di tempo prolungato, nonostante la contrazione dell’attività economica e dei redditi reali. È interessante osservare la differenza tra mercati sviluppati ed emergenti in termini di impatto e risposta all’inflazione.

Negli ultimi dieci anni, le banche centrali dei mercati sviluppati hanno cercato di far crescere l’inflazione fino all’obiettivo fissato. Mentre quelle dei ME hanno per lo più mantenuto il loro sforzo a lungo termine per ridurre l’inflazione.

Stranamente, nell’ultimo periodo l’inflazione dei ME è stata relativamente più bassa rispetto a quella dei mercati sviluppati (MS).

Ciò è riconducibile a due motivi. In primo luogo, nei paesi emergenti la ripresa economica è più debole. E, in secondo luogo, le banche centrali dei ME sono intervenute più proattivamente aumentando i tassi di interesse.

Il fatto che la maggior parte delle banche centrali dei ME non abbia utilizzato il quantitative easing durante la pandemia dimostra che gli istituti centrali di questi mercati possono sfruttare meglio i tassi di interesse per far fronte alle sfide dell’inflazione, diversamente da quelli dei MS. Ciò significa anche che il linguaggio e altri strumenti hanno un peso minore.

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?

Alcuni mercati emergenti, soprattutto in America Latina, non sono stati particolarmente colpiti dall’aumento dei prezzi degli alimentari a livello globale; gran parte della loro produzione alimentare avviene a livello locale. E, in alcuni casi, questi paesi sono meno dipendenti da grano e cereali.

A nostro avviso, la maggior parte dei ME è relativamente ben posizionata per affrontare le sfide future, grazie a fondamentali per lo più solidi e fattori tecnici favorevoli.

Siamo prudenti sulla duration del debito in USD, poiché probabilmente l’inflazione sarà più vischiosa di quanto suggerito dalle attuali mosse della Fed.

Tuttavia, riteniamo che l’universo del debito in dollari a più alto rendimento offra ancora opportunità su base idiosincratica.

Il debito dei ME in valuta locale appare interessante, a fronte di differenziali di rendimento reale elevati, soprattutto al centro della curva, poiché le curve di molte valute locali hanno registrato un forte appiattimento. Considerando il punto di partenza dei tassi di cambio dei ME e le previsioni ottimistiche di crescita per la maggior parte di essi, riteniamo che nel 2022 le valute dei ME possano fornire un contributo positivo ai rendimenti complessivi.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.