Emergenti, l’euro debole frena gli investitori europei

La svalutazione della divisa comunitaria complica la vita agli investitori europei che vogliano puntare su azioni e bond degli Em

Andare alla ricerca di opportunità di performance nell’universo obbligazionario o avvicinarsi ai mercati azionari dopo un 2019 molto positivo, obbliga gli investitori a gettare lo sguardo al di là del mondo industrializzato. I bond e le azioni dei paesi emergenti rappresentano un’opzione interessante, tuttavia, per l’investitore europeo si tratta di una scelta diventata piuttosto cara a causa dell’andamento del cambio della divisa comunitaria rispetto a quelle di questo variegato gruppo di paesi.

La forte debolezza dell’euro si giustifica in parte con l’effetto ‘rivalutatore’ esercitato su alcune divise emergenti (rublo, rupia, peso) dalla distensione delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e tra Usa ed Iran.

La debolezza dell’euro trova ulteriori ragioni d’essere nella debolezza dei dati macro tedeschi e nella quasi certezza della continuità che Christine Lagarde darà (almeno durante la prima fase del suo mandato) alla politica monetaria della Bce.

Cosa può fare l’investitore europeo in siffatto contesto?

L’investitore europeo può interpretare lo scenario di riferimento in due modi: può vederlo come un motivo per evitare il rischio divisa, optando per la sottoscrizione di veicoli d’investimento che consentono di beneficiare delle opportunità offerte da bond e azioni emergenti con una copertura del rischio di cambio (euro hedge). In alternativa, può vederlo come un’opportunità se pensa che l’euro non abbia raggiunto i suoi minimi nel cross con le valute emergenti.

In tutti i casi, la politica dei tassi zero ha trasformato l’euro in una fonte di carry trade. Gli investitori che hanno deciso di indebitarsi in euro e destinate il ricavato in divise emergenti (in particolare il rublo russo, il peso argentino e il peso messicano) hanno realizzato performance del 15% circa nel 2019.

Una buona soluzione per inserire in portafoglio azioni e obbligazioni emergenti è rappresentata dai fondi e dagli Etf euro hedged che ospitano titoli di aziende e stati sparsi in tutte le aree geografiche (globali).

I fondi obbligazionari emergenti euro hedged hanno ottenuto un rendimento medio del 19% negli ultimi tre anni e un 5% annualizzato nello stesso periodo. Nonostante il buon comportamento avuto nel 2019, i fondi ed Etf focalizzati sul gruppo dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) ha realizzato performance comprese nel range 14%-36% a seconda del peso dato a ciascun mercato. In media, la sottoperformance rispetto ai mercati azionari sviluppati si è mantenuta in prossimità del 9%. Un ritardo che, a detta della maggior parte degli operatori, è imputabile alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Universo Em markets, non più omogeneo

All’interno del variegato universo emergente vanno fatte delle distinzioni che mostrano quanto le singole aree siano più o meno sensibili a certi accadimenti (questo a dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che i tempi degli Em come blocco omogeneo sono oramai lontani). L’America latina si è rivelata un’area sensibile agli effetti negativi innescati dalle tensioni Usa-Cina, alle minacce rivolte al Messico da Trump in tema di dazi e all’ipotesi di un cambio di Governo in tempi stretti in Argentina. L’Asia emergente e l’Europa emergente sono state due aree che hanno mostrato una buona resilienza agli eventi internazionali: nel 2019 hanno accumulato performance rispettivamente del 16% e del 25% circa.

Un buon inizio 2020

Nelle prime settimane del 2020, l’indice Em markets tiene il passo di quello dei paesi industrializzati, guidato alle ottime performance year to date del mercato russo (6%) e di quello messicano (4%). Le tensioni geopolitiche continueranno ad esercitare una certa pressione sull’andamento di questi mercati azionari, tuttavia, la chiave di volta per il 2020 sono le elezioni presidenziali Usa e la direzione che Washington darà al cambio dell’usd.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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