Intervista a Raffaella Tommaselli, gestore di Eurizon Fund – Bond High Yield

Quanto valore c’è ancora negli high yield bond? Ritenete che le cedole e il potenziale apprezzamento derivante dal restringimento degli spread siano in grado di compensare i rischi di default?

I bond high yield hanno recuperato gran parte dell’allargamento registrato a inizio pandemia e il recupero ha interessato anche i rating più bassi e i settori più ciclici e covid related.
Nonostante questo recupero negli spread a oggi crediamo ci sia ancora valore negli high yield bond. I fattori a sostegno del mercato sono sia di natura tecnica sia fondamentale.
Da un punto di vista fondamentale, dopo il picco di aprile 2020 abbiamo assistito a una continua revisione delle aspettative di default da parte delle agenzie di rating. Ora ci si aspetta un picco del tasso di default a livello globale nel primo trimestre 2021 per poi scendere a livelli di media di lungo periodo.
Anche per le attività di downgrade delle agenzie di rating il picco a cui abbiamo assistito nella primavera dello scorso anno è ormai alle spalle. E per la prima volta dall’inizio della crisi gli upgrade hanno superato i downgrade.
Sul fronte dei dati di bilancio delle società emerge un incremento della percentuale di cash a livelli record per far fronte a eventuali nuove ondate del virus. Per questo oggi le aziende in media sono posizionate molto meglio che a inizio pandemia.
Da un punto di vista valutativo, per quanto i rendimenti degli HY siano ai minimi in assoluto se guardiamo agli spread in rapporto allo yield dei governativi sono a livelli massimi in percentuale e offrono un’ottima protezione in caso di aumento dei tassi.
Questi spread sono inoltre in grado di compensare il tasso di default base atteso da parte delle agenzie di rating.
In quali aree geografiche e settori state individuando le emissioni HY più interessanti da inserire nei vostri portafogli? Meglio gli HY bond Usa o quelli area euro?
A livello geografico continuiamo a prediligere il mercato europeo a quello americano sia da un punto di vista fondamentale sia tecnico. Da un punto di vista fondamentale sia il tasso di default realizzato sia quello atteso sono ampiamente inferiori in Europa rispetto agli Stati Uniti.
Molte delle società europee hanno approfittato delle condizioni favorevoli del mercato per emettere nuovi bond e rifinanziare le scadenze imminenti oppure per accedere a prestiti garantiti dallo Stato.
Questo ha fatto sì che il tasso di default si sia assestato per il 2020 in area 4% che, seppur in rialzo rispetto al 2% dell’anno precedente, certamente non è un livello recessivo. Nello stesso periodo il tasso di default americano è stato superiore all’8%.
L’Europa ha beneficiato di una migliore diversificazione geografica e un minor peso di quei settori su cui si sono concentrati i maggiori default nel corso dell’ultimo anno (energy e retail).
I bond high yield in area euro continuano inoltre a beneficiare in maniera indiretta del programma di acquisti titoli corporate della Bce che, se pur indirizzato esclusivamente a titoli Investment Grade, crea una domanda di titoli high yield, soprattutto sui rating più alti per effetto sostituzione da parte di investitori High grade.
Da un punto di vista settoriale preferiamo i subordinati finanziari in particolare At1 e abbiamo cominciato a incrementare il peso di settori più ciclici come l’auto e rating più bassi singola B.
Redazione
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