Il mercato dovrà fare i conti con la realtà

I mercati sono lungimiranti. Ma il futuro roseo immaginato da molti operatori è incompatibile con le ben più fosche prospettive che sono già sotto gli occhi di tutti. Molti si concentrano sugli sviluppi benauguranti, come il picco dei contagi, l’ottimismo sulla scoperta di vaccini e cure contro il Covid-19 e i primi segnali di una ripartenza dell’attività economica dopo l’allentamento dei lockdown. Sono sicuramente notizie positive, ma non bastano a giustificare l’esuberanza dei prezzi osservata nelle ultime settimane nei mercati degli asset rischiosi.

Il problema è la profondità della voragine economica creata dagli sforzi mondiali tesi ad arrestare la diffusione del coronavirus.

Erik Weisman, Ph.D. Portfolio Manager e Chief Economist di MFS
Erik Weisman, ph.d. portfolio Manager e chief economist di MFS

Anche la traiettoria della ripresa è una questione di una certa importanza. Le economie non hanno un pulsante di accensione e spegnimento. Non è facile riavviarle dopo un arresto così brusco. Le aziende vanno in perdita, le catene produttive si interrompono, i dipendenti più qualificati si disperdono e il credito diventa meno accessibile, spingendo sempre più società sull’orlo del baratro. Quanto più profondo è il declino dell’attività economica e più debole la ripresa, tanto più si allentano tutte queste relazioni e aumentano le probabilità di andare incontro a un periodo di debolezza molto più duraturo.

Inoltre, l’imprevedibilità intrinseca delle pandemie aggiunge ulteriori gradi d’incertezza al mix economico.

Fino a che non avremo un vaccino affidabile e con effetti collaterali tollerabili, quanto sicure si sentiranno le persone nel prendere aerei, metropolitane o navi da crociera? Andare ad un concerto o allo stadio? Mettersi in fila al bar dopo essere usciti dal loro ufficio ermeticamente sigillato? E come faranno i ristoranti con margini di guadagno esili a operare con tassi di occupazione al 50% o i negozi al dettaglio a sopravvivere alla soppressione del traffico pedonale? Queste incertezze metteranno alla prova anche le società meglio gestite. Governi, fondazioni, università e aziende private stanno lavorando senza sosta per trovare un vaccino in grado di proteggere dal virus e terapie che curino l’infezione, mettendo in campo risorse senza precedenti per portare a termine questa missione.

Nonostante i primi progressi, è troppo presto per dichiarare vittoria, come sembrano aver già fatto i mercati.

Le autorità sembrano essere riuscite nell’intento di tamponare le esigenze immediate dei soggetti più colpiti dalle chiusure, ed è probabile che arriveranno nuove misure. Ma questi interventi straordinari non possono continuare all’infinito. Il sistema sta già dando segni di affaticamento, in quanto i piani concepiti in tutta fretta, come il Paycheck Protection Program (PPP) negli Stati Uniti, si dimostrano troppo inflessibili per rispondere ai bisogni delle importantissime piccole imprese per cui è stato ideato il programma.

Robert M. Almeida, portfolio manager e global investment strategist di MFS

Da una prospettiva macroeconomica, è probabile che sia stato raggiunto l’impatto massimo
in termini di risposta fiscale approntata dai governi per compensare i danni economici del
coronavirus.

Ciò non significa che non ci saranno nuovi pacchetti fiscali negli Stati Uniti e in altri paesi, ma semplicemente che saranno meno efficaci di quelli già varati.

Inoltre se il supporto raggiunge l’apice troppo presto, difficilmente riusciremo a tirarci fuori dalla voragine economica scavata dalla pandemia. Negli Stati Uniti, per esempio, il PPP nella sua forma attuale scadrà il 30 giugno, mentre il potenziamento dei sussidi alla disoccupazione, che aggiunge 600 dollari alla settimana all’assegno standard, terminerà a fine luglio. Salvo proroghe, la fine di questi programmi comporterà il rischio di un baratro fiscale. Se da un lato alcuni segmenti dell’economia verseranno in condizioni migliori a estate inoltrata, dall’altro svariati milioni di persone rimaste senza un posto di lavoro a marzo e aprile potrebbero restare disoccupate.

Di fatto, la disoccupazione potrebbe facilmente raggiungere e restare su tassi a doppia cifra fino al 2022.

Parimenti, la Federal Reserve continuerà ad acquistare titoli di Stato e a garantire condizioni di liquidità espansive, ma la potenza di fuoco massima è stata raggiunta. Pertanto, benché sia i governi che le banche centrali possano fare di più per proteggere le proprie economie, i vantaggi incrementali saranno via via meno poderosi. Nei prossimi mesi i dati economici nei mercati sviluppati dovrebbero registrare una forte rimonta. Il secondo trimestre segnerà probabilmente il punto minimo di una fortissima
contrazione, mentre nella seconda metà del 2020 dovremmo assistere alla nascita di quella che potrebbe essere una solida ripresa a V o a U.

Tuttavia, la porzione ascendente della V o della U si fermerà verosimilmente su un livello di gran lunga inferiore a quello pre-crisi. Ecco perché la profondità della voragine conta molto. Una ripresa rapida e parziale darà avvio a una lunga e faticosa risalita, soprattutto se non verranno trovati vaccini o cure nell’immediato, se la riapertura prematura delle economie farà risalire i contagi e/o se avremo una seconda ondata di infezioni.

Dunque vi sono sicuramente alcuni motivi per essere ottimisti sulla lotta contro il coronavirus.

Ma investire, che si tratti di azioni o obbligazioni, significa acquistare cash flow futuri. I cash flow di domani non assomiglieranno a quelli del 2019 e, prima o poi il mercato dovrà fare i conti con la realtà.

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