A cura di Fabien De La Gastine, Head of Interest Rates – La Française AM

Negli ultimi mesi, l’inflazione è rallentata, pur rimanendo su livelli elevati. La crescita continua a mostrare segnali di resilienza negli Stati Uniti. Attualmente, in molte delle principali economie, la trasmissione delle condizioni finanziarie all’economia reale è meno fluida rispetto ai periodi precedenti.
E la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse è diminuita. In effetti, molte famiglie e imprese hanno contratto debiti a lungo termine a tassi bassi. Il che offre loro al momento, una certa protezione contro l’aumento dei tassi.
Le misure di inflazione inferiori alle attese in Europa negli ultimi mesi, insieme al calo dei prezzi del petrolio e del gas, hanno ridotto le aspettative di inflazione a un anno di circa 80 basis point (la misura di agosto 2024 è ora attesa all’1,80% rispetto al 2,60% di fine settembre) e l’inflazione a termine a un anno è ora attesa leggermente al di sopra del 2%, in calo di circa 35 basis point. (1)
L’ipotesi principale del mercato è quindi che la disinflazione abbia fatto progressi sufficienti per consentire alla maggior parte delle banche centrali dei paesi sviluppati di iniziare presto a tagliare i tassi di riferimento, riducendo il rischio di un hard landing e aprendo la strada a una ripresa della crescita moderata nella seconda metà del 2024.
Nonostante i rischi in corso legati alla geopolitica globale, considerando che gli shock negativi dell’offerta hanno lasciato il posto a quelli della domanda, possiamo effettivamente aspettarci che l’inflazione di base tenda al 2,5% nei prossimi mesi. Resta incerto se si manterrà su questi livelli nel lungo periodo o se tenderà rapidamente verso il 2%, dato l’impatto dei tassi sulla persistenza della domanda.
Per essere fiduciosi che l’inflazione torni all’obiettivo del 2%, la componente dei servizi, attualmente a livelli molto elevati, dovrà scendere più bruscamente. Ciò richiederà del tempo, date le persistenti tensioni sul mercato del lavoro.
I salari sono destinati a crescere più dell’inflazione nel 2024, il che continuerà ad alimentare l’inflazione (in particolare nei servizi). Mentre gli effetti base negativi sulla componente energetica diventeranno positivi. Alcune misure di sostegno dovrebbero essere revocate e dare ulteriore impulso all’inflazione (ad esempio, la reversione dei tagli all’IVA o la graduale fine dello scudo tariffario francese). L’inflazione alimentare potrebbe rimanere persistente, con alcuni rischi legati a eventi climatici estremi sfavorevoli.
Il livello di calo dell’inflazione e i tagli iniziali dei tassi previsti dai mercati sembrano ora eccessivi. Rimaniamo quindi cauti sui tassi a breve termine per i primi mesi dell’anno, poiché esiste il rischio di un ritardo nei tagli dei tassi da parte delle Banche Centrali. La parte lunga della curva sarà influenzata dall’offerta, in particolare negli Stati Uniti, dove si teme che il Tesoro US continui ad aumentare l’emissione nel 2024, soprattutto nella prima metà dell’anno. Ma anche dal livello del tasso neutro verso il quale le Banche Centrali vogliono convergere.
In Europa, il mercato prevede un tasso neutro del 2%, che sarà difficile da abbassare a meno che non si verifichi uno shock macroeconomico nella prima metà dell’anno, cosa che non prevediamo.
1 Fonte: Bloomberg
Redazione
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