Il discorso di Jerome Powell a Jackson Hole è stata l’ennesima prova che trasparenza non significa chiarezza. Jeremy Lawson, chief economist di Aberdeen Standard Investments

Nonostante la schiera di funzionari della Fed che si sono allineati per dire che il tempo di ridurre il programma di QE si sta avvicinando, Powell ha continuato a tenere aperte le sue opzioni sulla precisa tempistica. Sebbene abbia riconosciuto che “ci sono stati sostanziali progressi per quanto riguarda l’inflazione”, è rimasto più ambiguo in merito all’occupazione. Il risultato è che non sappiamo ancora con certezza se il tapering inizierà quest’anno oppure no.

Il discorso è allineato alle indicazioni vaghe della Fed. La Fed pubblica proiezioni sulla disoccupazione a breve e a lungo termine. Ma non intende definire il livello di massima occupazione, come Powell ha recentemente ammesso: “è molto difficile essere precisi a riguardo”.  Senza un punto di arrivo, nessuno sa quando la Fed raggiungerà la sua destinazione.

Gli obiettivi di inflazione della Fed sono probabilmente ancora più misteriosi

L’anno scorso la Fed è passata a un obiettivo di inflazione media. Ma non è stata definita la durata del periodo in cui viene calcolata la media. E non c’è chiarezza nemmeno sul grado in cui sarà permesso all’inflazione di superare l’obiettivo del 2%.  Beh, sì, è così. Ma è inutile indicare alla gente la direzione di qualcosa se non si è disposti a spiegare cos’è.

Al contempo, l’analisi della Fed sulle ragioni dell’aumento dell’inflazione di quest’anno è priva di sostanza. Si afferma che questa dipenda per lo più da distorsioni transitorie create dalla pandemia e dalla riapertura dell’economia. Ma cosa si intende esattamente con il termine transitorio? Come si possono distinguere le pressioni transitorie su salari e prezzi da quelle persistenti? E se l’accelerazione dell’inflazione è davvero dovuta a una riapertura che già si aspettavano, perché le loro stime sono state così sbagliate? Non ci resta che indovinare le risposte.

Ci sono buone ragioni per cui la Fed possa volere un po’ di ambiguità. Se tutto fosse molto chiaro gli investitori trarrebbero le stesse conclusioni, gli scambi si affollerebbero e i mercati diventerebbero più volatili nel momento in cui la Fed cambiasse inevitabilmente rotta.

Una maggiore chiarezza poi indurrebbe gli investitori a fare affidamento su ogni parola della Fed ancora di più di quanto non facciano già. Analogamente, le decisioni della Fed sono condizionate da un futuro incerto, quindi un certo grado di vaghezza è essenziale.

Ma se la Fed non fa chiarezza nemmeno sui suoi obiettivi e su come si comporterà in diverse circostanze, allora non fa altro che aggiungere incertezza all’incertezza. Questo costringe gli investitori a un gioco di indovinelli su quale strada potrebbero prendere, porta maggiore volatilità e spreca enormi quantità di risorse.

Quando un’azienda comunica i propri risultati, non può prevedere con precisione tutte le variabili che influenzano i suoi guadagni futuri. Ma deve presentare una strategia aziendale coerente se vuole che gli investitori valutino le sue azioni in modo appropriato. Non sono molti i CEO che considerano una virtù lasciare che gli investitori indovinino da soli le strategie aziendali.

Il gioco delle congetture è particolarmente nocivo a causa del ruolo della Fed

La Fed prende decisioni che influenzano il primo asset privo di rischio al mondo e, di conseguenza, la valutazione di ogni altro asset a livello mondiale. L’importanza della chiarezza e il costo dell’ambiguità è quindi maggiore che in qualsiasi altra area del sistema finanziario. L’ambiguità crea discrezionalità per le banche centrali. Ma questo ha un prezzo.


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Redazione

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