Raymond Sagayam, chief oinvestment officer- fixed income di Pictet Am, analizza le prospettive per l’asset class alla luce di quanto avvenuto negli ultimi trimestri

Il reddito fisso sta vivendo un nuovo Rinascimento. Negli Stati Uniti i tassi reali a 10 anni sono passati in pochi mesi dal -1% al +1,5% mentre nel Regno Unito sono saliti dal -2% al +2%. Gli investitori sono ripagati sempre meglio per il rischio che si assumono

Sarà necessario un lungo periodo di tassi più alti prima che l’inflazione torni all’interno dell’intervallo target del 2% cui mirano le banche centrali

I mercati stanno già scontando il raggiungimento di un picco critico prossimo al 5% sui Fed fund durante la prima metà del 2023, seguito poco dopo da un ritorno all’allentamento monetario

Al momento, i rendimenti obbligazionari a più lunga scadenza sono interessanti, ma la volatilità trasforma l’investimento in tali titoli in un potenziale rischio

A complicare il quadro vi è il timore delle banche centrali di causare incidenti. la paura di un crollo nel settore pensionistico ha spinto la Bank of England ad acquistare titoli di Stato britannici (gilt) per stabilizzare i rendimenti a lunga scadenza. Invece, è più difficile che la Fed si scomponga: per i responsabili politici statunitensi un certo livello di stress dei mercati finanziari non solo è accettabile, ma sarebbe persino auspicabile per contrastare l’inflazione

Qualsiasi risposta d’emergenza non sarebbe distante da un rilancio del quantitative easing. Se un segmento a lungo termine del mercato obbligazionario divenisse pericolosamente volatile, la Fed potrebbe reintrodurre la sua politica “operation twist”, tentando di appiattire la curva dei rendimenti con l’acquisto di obbligazioni a lunga scadenza e la vendita di quelle più a breve

I mercati emergenti rappresentano potenzialmente un investimento adatto a questa fase di transizione. Il dollaro USA si è rafforzato notevolmente rispetto a tutte le valute e, in particolare, rispetto alla sterlina, allo yen giapponese e all’euro

La aspettavamo, Mr. Bond

In questa situazione, dove si collocano gli investitori?

Storicamente, questa fase del ciclo economico (tassi di interesse ancora in aumento, ma inflazione che mostra segni di stabilizzazione) tende in primo luogo a favorire il debito sovrano dei Paesi sviluppati. L’attrattiva di tali obbligazioni dipenderà dai rendimenti reali, dalla relativa valutazione della valuta corrispondente e dal grado di vulnerabilità del mercato a una uscita di capitali.

Alcuni sostengono che i rendimenti dei Treasury stanno raggiungendo rapidamente il punto di fair value, soprattutto nella parte corta della curva. La stretta delle altre banche centrali del G10 è in ritardo rispetto alla Fed, ma in linea di massima anche i loro mercati obbligazionari nazionali dovrebbero tornare al loro fair value nei prossimi trimestri.

Inoltre, gli investitori hanno un margine di sicurezza significativo. I rendimenti sono aumentati abbastanza da permettere agli investitori di subire ulteriori flessioni significative dei prezzi obbligazionari e generare comunque rendimenti positivi al netto dell’inflazione.

Anche se è ancora presto, per gli investitori i mercati obbligazionari sono più interessanti ora di quanto non lo siano stati per anni, in alcuni casi per decenni. La volatilità e i rischi di un allargamento degli spread e una propagazione della stagflazione rappresentano ancora un pericolo per tutti gli asset rischiosi. Non è possibile non tenere in considerazione il rischio di incidenti causati dai policymaker, ma agli investitori disposti ad affrontare il rischio aspetta una lauta ricompensa.


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Redazione

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