Magdalene Teo, Fixed Income Analyst Asia, Julius Baer

Il Giappone deve affrontare pressioni stagflazionistiche, poiché i prezzi elevati dell’energia e la debolezza dello yen smorzano la fiducia dei consumatori e mettono sotto pressione le imprese. Non sorprende quindi che la BoJ stia valutando una significativa revisione al rialzo delle proprie previsioni sull’inflazione, data l’incertezza sulla durata dei prezzi elevati del petrolio.
La curva dei rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi (JGB) a 30 e 10 anni ha registrato una tendenza all’appiattimento, poiché il mercato sconta due aumenti dei tassi quest’anno sulla base di una probabile revisione delle previsioni di inflazione da parte della BoJ e per ragioni stagionali legate all’offerta sul segmento a lungo termine. Mercoledì, l’emissione di JGB a 20 anni ha registrato la domanda più forte dal 2019.
I Titoli di Stato giapponesi sono rimasti in gran parte esclusi dal rialzo globale a causa della possibilità di un aumento dei tassi alla fine di aprile e della prosecuzione della normalizzazione da parte della Banca del Giappone. Il rendimento dei JGB a 10 anni ha recuperato leggermente terreno dopo aver toccato questa settimana il massimo degli ultimi 27 anni, pari al 2,454%, mentre proseguono i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. I mercati ritengono ora meno probabile un aumento dei tassi questo mese, dopo aver interpretato come dovish i recenti commenti del Governatore della BoJ, Kazuo Ueda.
Tuttavia, con i prezzi del greggio che dovrebbero rimanere nella fascia dei 90 dollari al barile tra aprile e giugno prima di scendere, esiste una forte possibilità che l’inflazione complessiva salga a circa il 2,5%-3% nella seconda metà dell’anno. I recenti dati sui prezzi alla produzione e sui risultati salariali primaverili (“shunto”) hanno contribuito al rischio di rialzo dei prezzi. Permangono incertezze su come la volatilità del petrolio greggio si ripercuoterà sui prezzi al consumo a valle, in particolare nell’attuale contesto in cui le aziende giapponesi sono più disposte a trasferire i prezzi più elevati sui propri clienti.
Non sorprende quindi che la Banca Centrale stia valutando un rialzo delle proprie previsioni sull’inflazione. La Banca del Giappone deve trovare un equilibrio tra, da un lato, l’adozione di misure restrittive per sostenere lo yen e contenere l’inflazione e, dall’altro, l’astensione dall’intervenire in un momento in cui le famiglie versano in difficoltà. Recenti sondaggi hanno evidenziato un calo della fiducia dei consumatori (il più consistente dalla pandemia) e un peggioramento delle prospettive degli operatori commerciali (crollate al livello più basso dal dicembre 2020).
A marzo i prezzi all’importazione sono aumentati del 7,9% su base annua, principalmente a causa della debolezza dello yen e del balzo dei prezzi dei prodotti legati all’energia. All’inizio di aprile 2026, il Giappone disponeva di riserve petrolifere pari a circa 230–254 giorni, di cui circa la metà detenute dal Governo nazionale. Un aumento prolungato dei prezzi del petrolio comporterà una maggiore spesa fiscale, poiché le riserve petrolifere verranno attinte per aiutare le imprese e le famiglie. Anche il forte aumento della spesa per la difesa dall’1% al 2% del PIL ha sollevato preoccupazioni di natura fiscale, e i timori sull’offerta hanno pesato sui Titoli di Stato giapponesi.
Tuttavia, notiamo un aumento degli acquisti da parte degli investitori stranieri a seguito del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e abbiamo osservato una tendenza al restringimento dello spread tra i JGB a 10 anni e i Treasury statunitensi corretti per il cambio. Le Banche giapponesi sono state le principali offerenti nelle recenti aste, con singoli Istituti finanziari che spesso hanno assorbito quote consistenti. L’asta di mercoledì sui Titoli a 20 anni ha registrato il rapporto domanda/offerta più elevato dal 2019. La curva dei rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi a 30 e 10 anni ha continuato ad appiattirsi a causa della bassa offerta stagionale e dei segnali della BoJ di una potenziale revisione delle sue prospettive di inflazione.
Redazione
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