I fattori pro-deflazione sono intatti e solo il pacchetto Usa da 1.9 trilioni di usd sembra essere in grado di invertire la rotta. Teresa Gioffreda, client relationship manager, UBS AM

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

La risposta non è univoca e per identificare le asset class che permettono di proteggersi meglio dal rischio di inflazione è necessario comprenderne la natura e l’entità dell’aumento.

Inoltre, è sempre importante considerare il rendimento offerto dalle varie asset class prese in considerazione e metterlo in relazione con le valutazioni.

Anche se i rendimenti si sono già mossi tanto da causare performance negative su molte asset class obbligazionarie dall’inizio dell’anno, il numero di asset class che hanno ancora valutazioni superiori alla media di lungo termine è elevato, soprattutto considerata la fase iniziale di questa espansione economica.

La nostra preferenza va perciò verso un’allocazione diversificata in strumenti che hanno un supporto in termini di valutazioni e che potrebbero performare meglio in caso di brusche variazioni di breve termine delle aspettative inflazionistiche: materie prime (tranne l’oro), azioni cicliche e azioni value, beni reali (come real estate e infrastrutture), valute delle economie emergenti che esportano materie prime e infine titoli legati all’inflazione.

 

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Gli imminenti dati sull’inflazione core e totale mostreranno un incremento meccanico dovuto al cosiddetto effetto base rispetto allo scorso anno, che era caratterizzato dalle limitazioni sulle catene di approvvigionamento indotte dal Covid-19.

La domanda repressa, inoltre, potrebbe accentuare le pressioni nel breve termine, ma non prevediamo che le aspettative inflazionistiche aumentino in modo importante nel lungo termine.

Gli attuali prezzi di mercato sono coerenti con questa visione: in base alle curve di breakeven dell’inflazione, il dato atteso è più elevato sulla scadenza a 5 anni rispetto a quella a 10 anni, sebbene il livello assoluto atteso continui ad essere relativamente modesto. Inoltre rimane un notevole margine di debolezza nell’economia globale ed è questo che determinerà, in ultima analisi, la dinamica dei prezzi nel medio termine.

L’esperienza dell’ultimo ciclo suggerisce poi che una crescita sostenuta e il raggiungimento della piena occupazione sono stati insufficienti a generare un’inflazione in linea con gli obiettivi della banca centrale americana.

Questo ha accelerato il passaggio della Fed verso un obiettivo di inflazione media, riconoscendo l’impatto deflativo, previsto ma difficile da quantificare, delle forze secolari, che vanno dal cambiamento demografico all’ ‘Amazonification‘ dell’economia globale, che risulta di fatto in un abbassamento dei costi di produzione associati con la globalizzazione.

Allo stesso tempo, negli ultimi 30 anni l’inflazione ha sorpreso più spesso al ribasso con pochissimi casi di inflazione core superiore al target. Il nostro scenario potrebbe essere minato dalla prospettiva di investimenti infrastrutturali significativi da parte dell’amministrazione Biden, tali da far aumentare la capacità di offerta dell’economia reale, ma l’attuale pacchetto da 1.9 trilioni di dollari si concentra in gran parte su misure a sostegno del reddito. In mancanza di tali prospettive ci aspettiamo che la pressione inflazionistica possa essere transitoria.

 

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.