Iran: se il regime iraniano venisse a patti con gli Usa, si materializzerebbe uno scenario di vittoria relativa per entrambe le parti in causa. A cura di Andrea Delitala, Head of Multi Asset Euro, e Marco Piersimoni, Co-Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management

Per quanto riguarda i possibili sviluppi in Iran, le comunicazioni recenti dell’amministrazione americana sembrano andare nella direzione dell’approccio usato in Venezuela: non tanto un cambio di regime, quanto piuttosto facilitare l’instaurazione di una nuova amministrazione appoggiata dagli apparati esistenti e radicati da quasi 50 anni nella repubblica islamica, come le guardie rivoluzionarie, l’esercito, la polizia ed il clero.
Ipotesi doppia vittoria
La sopravvivenza degli apparati del regime, e di fatto del regime stesso, potrebbe essere considerato una “vittoria” nella retorica iraniana, così come “vittoria” potrebbe essere per Stati Uniti ed Israele la decapitazione della leadership ed aver inflitto danni molto significativi all’infrastruttura militare e verosimilmente al programma nucleare (obiettivo dichiarato di questa campagna).
Nel quadro attuale, risulta difficile immaginare un’espansione del conflitto, dato che non è immediatamente identificabile qualche attore in grado di fornire supporto militare/politico significativo a Teheran. Di fatto, la Russia non ha la possibilità di intervento visto l’impegno militare in Ucraina, mentre la Cina tradizionalmente non ha un ruolo militarmente attivo in Medio Oriente.
Gli eventi recenti alterano immediatamente la fiducia degli investitori, con l’aumento del premio al rischio
In seconda battuta, la crisi di fiducia può coinvolgere gli operatori economici che potrebbero rallentare consumi ed investimenti. Dal punto di vista puramente macroeconomico, la situazione attuale, aumento dei prezzi dell’energia ed ostacolo al traffico commerciale, configura uno shock di offerta con possibili implicazioni stagflattive. Questo è soprattutto vero per l’Europa, che risente immediatamente dell’aumento delle quotazioni del gas. Se la situazione attuale dovesse durare a lungo, ci sarebbe anche un problema per le economia asiatiche, Cina in testa, molto dipendenti dal petrolio in arrivo dal golfo Persico.
Lo scenario che riteniamo più verosimile è una transizione verso un regime più collaborante con gli Stati Uniti
Gli Usa sono certamente interessati ad estendere il controllo del flusso di combustibili fossili da parte di un fornitore (Iran) finora molto legato alla Cina (come peraltro nel caso del Venezuela). All’interno di questa evoluzione sono ricomprese ipotesi di una rapida retromarcia del regime che si renda disponibile a negoziare, fino a scenari di trasformazione più profonda della leadership, verosimilmente a seguito di un confronto interno ed esterno più cruento e duraturo.
Le ipotesi residue sono:
una conflagrazione più estesa dello scacchiere mediorientale (25%) in cui altri Paesi siano risucchiati nel confronto bellico con allungamento del conflitto ben oltre le 2-4 settimane ipotizzate dall’ amministrazione USA; ed infine quello di un allargamento del conflitto ad altri Paesi fuori dal Golfo Persico (5%).
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

